la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per la Categoria ‘martina franca’

ciao bella ciao bella ciao…

23 aprile 2016

Quella che si sarebbe potuta archiviare come una perdonabile svista;  una porcata sfuggita di senno per non essersi posti alcun  problema nel concedere o meno il patrocinio e la sala comunale, visto che la richiesta per il giorno 25 aprile (casualmente anniversario  della liberazione) , proveniva da una tranquillizzante associazione di devote di Medjugorje; un perdonabile errore causato dai fumi di incenso che annebbia palazzo di città: tutto questo non c’è stato, anzi.  Non essendoci state né  scuse nè  ammissioni di errori, il tutto si sta trasformando in una tragicommedia dalle dimensioni smisurate che mette in ridicolo  la città intera.  Il convegno dei reazionari ultracattolici e omofobi, organizzato dalle pie donne e dall’associazione giuristi per la vita si terrà sotto le insegne dello stemma civico nella sala consiliare  proprio il 25 aprile.  La non troppo ingegnosa pezza per l’incidente sarebbe che è  cosa  buona e giusta,IMG_20160423_163127 secondo il  comunicato ufficiale dell’assessore Scialpi e del sindaco Ancona, dare spazio e libertà di parola  a chiunque in nome della democrazia che viene festeggiata quello stesso giorno. Segue una non richiesta lezioncina sui valori costituzionali, poco convincente  e raffazzonata, che offende l’intelligenza dei tanti sdegnati  per la sponsorizzazione comunale e l’utilizzo della più simbolica sala del palazzo comunale nella data più  simbolica della Repubblica italiana, quella della sconfitta del nazifascismo e della sua ideologia. Un anniversario che meritava di meglio. Anche una scusa più  plausibile per essersene dimenticati. 

No al convegno omofobo a Martina Franca: lettera aperta Anpi e Arcigay

23 aprile 2016
il presidente dell'associazione giuristi per la vita Avv.Gianfranco Amati

il presidente dell’associazione giuristi per la vita Avv.Gianfranco Amato

– Al Presidente della Provincia di Tarnato

Dott. Martino Carmelo TAMBURRANO

Via Anfiteatro, 4 – Taranto (TA)

*

– Al Sindaco del Comune di Martina Franca

Dott. Franco ANCONA

– all’Assessore con delega al Diritto alla Studio e Beni Culturali

Prof. Antonio SCIALPI

E p.c.

– Agli Organi d’Informazione

– A tutta la Cittadinanza di Martina Franca

LETTERA APERTA

Il 25 Aprile è la festa della Liberazione per tutti e non può essere macchiata da eventi di stampo omofobo

Lunedì 25 Aprile ricorre il 71° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Oltre a questo appuntamento fisso, che ogni anno rappresenta un piccolissimo omaggio a tutti coloro che, per renderci liberi e porre fine a ogni tipo di persecuzione, seppero mettere i valori di libertà e democrazia al di sopra di ogni cosa, persino della incolumità propria e dei propri cari, quest’anno si celebrano anche i 70 anni dal voto alle donne. E’ il 10 marzo del 1946 e le donne finalmente possono esercitare un diritto concesso loro dopo anni di battaglie. In quel momento un grande passo è stato compiuto. Quello che sarà l’art. 3 della nostra Costituzione fa già parte della vita italiana prima ancora di essere promulgato.

In questo clima di preparazione ai festeggiamenti, apprendiamo con sdegno e preoccupazione che nello stesso giorno, nella sala consiliare del Comune di Martina Franca e con il patrocinio dello stesso Comune e della Provincia di Taranto, si terrà un incontro il cui relatore sarà Gianfranco Amato, presidente dei “Giuristi per la vita”, una delle associazioni che con più convinzione si batte contro ogni riconoscimento dei diritti delle persone LGBT e contro la proposta di legge del reato di omofobia. E’ proprio lo stesso Amato che un paio di anni fa dichiarò a “il Giornale” che “se essere omofobo significa considerare l’omosessualità un peccato, ritenere che il sesso debba essere aperto alla trasmissione della vita, credere nei precetti della Chiesa, allora mi autodenuncio: dichiaro pubblicamente e con orgoglio ai funzionari dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) di essere un omofobo. Mandino nel mio studio gli agenti dell’Oscad (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) ad arrestarmi. Li aspetto”.

stop-omofobiaSi evince chiaramente come un evento con un relatore di questo tipo calpesti con violenza proprio quell’art. 3 i cui albori risalgono a quel famoso 10 marzo 1946 e che rende uguali tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

L’Anpi di Martina Franca – Sezione Fratelli Carucci, unitamente all’Arcigay di Taranto, condanna fermamente la concessione del patrocinio da parte del comune di Martina Franca e della Provincia di Taranto ad un convegno omofobo e allarmistico, capace solo di incutere paura e intolleranza nei cittadini e chiede in primis che l’evento non abbia luogo, revocando l’autorizzazione all’utilizzo di spazi pubblici comunali. Nel caso in cui tale convegno, che utilizza i bambini e la loro educazione per attirare più pubblico e veicolare paure e discriminazioni, non venga bloccato, chiediamo che il Comune e la Provincia ritirino immediatamente il loro patrocinio. E’ privo di ogni logica e coerenza il fatto che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Martina Franca organizzi nella stessa sala consiliare per la mattina del 25 Aprile un incontro con le scuole, per tramandare i valori della resistenza, e nel pomeriggio si renda complice della morte della cultura dell’eguaglianza e del rispetto.

Fin da ora, annunciamo che l’ANPI di Martina Franca, nel caso in cui le nostre richieste cadano nel vuoto, ritirerà immediatamente il patrocinio concesso al Comune di Martina Franca per le celebrazioni in programma la mattina del 25 Aprile.

Non ci renderemo complici di un ritorno ad un passato oscurantista in cui colui che, ingiustamente e stupidamente, è considerato “diverso” da noi è un nemico da combattere.

Martina Franca, 20 aprile 2016

Sezione ANPI “Fratelli CARUCCI” di Martina Franca

Arcigay di Taranto

preti soli…j’accuse

3 aprile 2015
“La solitudine che il prete vive non ha nulla a che vedere, almeno non in modo determinante, con il fatto che, tornato a casa, non ci sia qualcuno che gli corre incontro o qualcuno con cui parlare o sfogarsi, con cui ridere o piangere…. La solitudine del prete è trovarsi qualche volta nel deserto a parlare ad un mondo che non ti vuole ascoltare, che ti ascolterà un’altra volta perché troppo impegnato a correre dietro a ciò che non salva”.  ( don Luca Peyron).
C’è molto di vero in questa frase, con una precisazione non di poco conto che riteniamo necessaria: quel mondo che si disinteressa a ciò che i preti dicono, è costituito proprio da quegli stessi credenti che affollano messe e processioni, non certo da chi non ha alcuna attrazione verso la religione.
Da un lato si osserva una comunità di fedeli più attenta alle manifestazioni esteriori della fede che non al messaggio, e dall’altro preti V.i.p. di successo, che scambiano la loro missione per una businessmission, ammirati e apprezzati dai fedeli e dai loro superiori per la visibilità politica che acquistano in paese e per l’entità dei fondi che riescono a racimolare a destra e manca.
E poi ci sono i preti di seconda fila, gli umili e semplici, quelli che non riescono a primeggiare né a destreggiarsi, relegati in parrocchie di scarsa importanza quasi fossero sedi punitive dove espiare la colpa della loro fragilità.
L’immagine manzoniana del sentirsi vaso di terracotta tra vasi di ferro, non a caso venne costruita su misura su un prete, don Abbondio, che alla scarsa intraprendenza comunque univa anche una fede ancor più scarsa.
Arcivescovi e superiori che non accudiscono e sostengono i loro sottoposti e anziché reprimere le primedonne in sottana nera le innalzano a cariche e onori sono, unitamente ai fedeli distratti, i veri responsabili della solitudine e della disperazione in cui si relegano i preti soli, quelli fuori dal giro.
Piccoli pastori di anime, ma pur sempre persone che non hanno la forza di portare pesi più grandi di loro.
Giuseppe Ancona

Laicità delle istituzioni, per san Pio si fa una eccezione

11 novembre 2013

A fine ottobre, come Cronache Laiche ha riportato, alcune scuole pubbliche del frusinate hanno partecipato in orario scolastico all’udienza papale del mercoledì in piazza San Pietro. Nei prossimi giorni la stessa sorte toccherà alle scuole e all’ospedale di Martina Franca (Taranto), con la differenza che la manifestazione sarà locale: gli studenti parteciperanno, sempre in orario scolastico, all’adorazione del guanto insanguinato di san Pio da Pietrelcina che verrà poi portato dentro l’Ospedale civile per essere visionato e adorato da malati e personale sanitario.

Mentre il caso di Frosinone ha sollevato a posteriori l’attenzione di qualche cronista, quello di Martina Franca ha suscitato la reazione dell’associazione Civiltà Laica, che in un comunicato chiede ai dirigenti delle strutture pubbliche in questione di «non consentire lo svolgimento e la partecipazione del proprio personale e degli studenti» a queste manifestazioni e di dare «opportune disposizioni per assicurare il normale e proficuo svolgimento delle funzioni assegnate nel rispetto della legge e del principio costituzionale di laicità delle Istituzioni». «Scuole e ospedali – si legge ancora nel comunicato – diversamente dai luoghi di culto, appartengono all’intera collettività, costituita non solo da cattolici ma anche da aderenti ad altre confessioni religiose o a nessuna, come nel caso di atei e agnostici».

Non ci sono dubbi sull’illegittimità di simili iniziative. Lo dice la Costituzione, lo conferma la Consulta, lo ribadiscono alcune sentenze dei tribunali amministrativi (una per tutte la n. 250 del 1993 del Tar dell’Emilia Romagna: «Il fatto più notevole e più antigiuridico è che le pratiche religiose e gli atti di culto, a torto ritenuti “attività extrascolastiche”, abbiano luogo in orario scolastico […] e vengano perciò previsti in luogo e sostituzione delle normali ore di lezione»). Ci si aspetterebbe che le istituzioni reagiscano, e anche fermamente. E invece una condanna anti laicaarriva proprio da un deputato della Repubblica, Gianfranco Giovanni Chiarelli (eletto nelle file del fu Pdl): «La richiesta avanzata da Civiltà Laica, che pretenderebbe di impedire la ostensione delle reliquie di San Pio in quelle scuole e in altre sedi pubbliche che hanno evidentemente accolto, quando non espressamente richiesto, la volontà popolare, è da ritenersi assolutamente irricevibile. Reclamare il diritto al laicismo, fatto questo assolutamente legittimo, pretendendo però di impedire di fatto il libero esercizio della libertà altrui, è contradditorio e pone chi lo propone al di fuori delle regole di una moderna democrazia. Proprio perché si tratta di luoghi pubblici tutti hanno diritto di manifestare il proprio credo e le proprie idee».

Spiace sentire da un deputato eletto sulla base di quella stessa Costituzione che sancisce la laicità delle Istituzioni un’argomentazione così confusa sui luoghi pubblici che sono, è bene ricordarlo, di tutti. Un conto è una manifestazione (autorizzata) in una pubblica piazza, alla quale partecipa chi desidera; un altro è l’imposizione di una cerimonia a una collettività riunita in una scuola o un ospedale. Chiarelli reagirebbe allo stesso modo se un partito politico organizzasse un convegno con la partecipazione delle scuole? O proponesse una campagna di tesseramento in ospedale? Eppure, come lui stesso afferma, nei «luoghi pubblici tutti hanno diritto di manifestare il proprio credo e le proprie idee».
Ma forse la cosa più grave è che un rappresentante del popolo parli di democrazia dimenticandone il più profondo significato che non è dittatura della maggioranza, ma rappresentazione di tutte le istanze della società, maggioritarie o minoritarie che siano. L’esercizio della libertà, principio indiscutibile del nostro ordinamento, ha un solo limite: quello del rispetto della libertà altrui. Nessuno vuole vietare a un cittadino la legittima e libera partecipazione a cerimonie religiose, ma queste non possono essere imposte d’ufficio a tutti gli altri. Un principio banale che evidentemente va ancora ribadito.

Un’ultima osservazione: Frosinone e Martina Franca sono solo due casi, per altro avvenuti a neanche un mese di distanza, di violata neutralità delle istituzioni pubbliche di cui siamo venuti a conoscenza. La domanda sorge spontanea: quante altre di queste cerimonie illegittime avvengono quotidianamente in ogni luogo d’Italia ma non fanno notizia perché ritenute “normali”, come se il cattolicesimo fosse ancora religione di Stato?

Cecilia M. Calamani (fonte Cronachelaiche)

foto extramagazine.eu

foto extramagazine.eu