la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per la Categoria ‘laicità’

ciao bella ciao bella ciao…

23 aprile 2016

Quella che si sarebbe potuta archiviare come una perdonabile svista;  una porcata sfuggita di senno per non essersi posti alcun  problema nel concedere o meno il patrocinio e la sala comunale, visto che la richiesta per il giorno 25 aprile (casualmente anniversario  della liberazione) , proveniva da una tranquillizzante associazione di devote di Medjugorje; un perdonabile errore causato dai fumi di incenso che annebbia palazzo di città: tutto questo non c’è stato, anzi.  Non essendoci state né  scuse nè  ammissioni di errori, il tutto si sta trasformando in una tragicommedia dalle dimensioni smisurate che mette in ridicolo  la città intera.  Il convegno dei reazionari ultracattolici e omofobi, organizzato dalle pie donne e dall’associazione giuristi per la vita si terrà sotto le insegne dello stemma civico nella sala consiliare  proprio il 25 aprile.  La non troppo ingegnosa pezza per l’incidente sarebbe che è  cosa  buona e giusta,IMG_20160423_163127 secondo il  comunicato ufficiale dell’assessore Scialpi e del sindaco Ancona, dare spazio e libertà di parola  a chiunque in nome della democrazia che viene festeggiata quello stesso giorno. Segue una non richiesta lezioncina sui valori costituzionali, poco convincente  e raffazzonata, che offende l’intelligenza dei tanti sdegnati  per la sponsorizzazione comunale e l’utilizzo della più simbolica sala del palazzo comunale nella data più  simbolica della Repubblica italiana, quella della sconfitta del nazifascismo e della sua ideologia. Un anniversario che meritava di meglio. Anche una scusa più  plausibile per essersene dimenticati. 

lettera aperta al parroco sul museo milionario

16 ottobre 2013

Egregio

statua san martinodon Franco Semeraro

parroco di San Martino

Martina Franca

Apprendiamo che per l’allestimento del museo della basilica di San Martino la sua parrocchia riceverà un finanziamento di 800mila euro dalla Regione Puglia che si somma al milione di euro arrivato nel 2012 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il restauro di palazzo Stabile, di proprietà della chiesa e destinato a ospitare lo stesso museo.

Visto che si parla di una cifra considerevole che appartiene alla collettività, ritengo sia interesse e diritto di tutti, nonché suo dovere, indicare come queste somme verranno impiegate.

Tempo fa dalla pagine di un giornale locale Le avevo posto delle domande sulla conservazione di alcuni manufatti artistici che facevano parte degli arredi e dei decori della chiesa di San Martino nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Attraverso documentazioni fotografiche risalenti nel tempo, si chiedeva dove fossero finiti tre grandi lampadari a soffitto in vetro degli anni 50 più un quarto degli anni 20 che era nel cappellone; un gruppo marmoreo di cherubini sulla parete destra sopra l’organo; la feriata in ferro battuto del 1775, le cornici in oro zecchino di due nicchie laterali e altro ancora.

Prontamente Lei rispose sullo stesso giornale che, alemno riguardo alla sua gestione della parrocchia,  «Tutto (era) al proprio posto». E che dopo i vari lavori di restauro della chiesa « Quel che oggi non è utilizzabile viene custodito perché potrebbe essere utilizzato domani».

Si parla di una sezione dedicata agli argenti superstiti, una ai paramenti sacri, una ai dipinti e l’ultima alle pergamene

L’idea che alcune opere un tempo presenti nella Basilica, tolte dalla loro sede originaria e immagazzinate, servano ora a riempire il nuovo museo, non ci convince.

Quali idee e progetti scientifici ci sono sul Museo di San Martino?

Un museo, così come viene inteso ormai dagli anni 70 del secolo scorso, non è un reliquiario o una appendice della chiesa ad uso e consumo di turisti capitati per caso e scolaresche rumorose. Quando Lei dice che « Il museo sarà un nuovo motivo di vanto anche per la città, che rafforzerà la forza attrattiva della Basilica» sembra che non colga la potenzialità di una struttura che principalmente deve produrre ricerca e cultura.

Prima ancora di riempirlo, occorre avere idee chiare nel progettarlo, dotarlo di una direzione scientifica, pensare al suo allestimento e quindi alla sua gestione negli anni.

Per fare ciò servirà l’impiego stabile di figure professionali di alto livello, e ovviamente adeguatamente retribuite, in contatto con il mondo universitario e della ricerca internazionale, in grado di creare forme di coinvolgimento del pubblico sempre nuove.

Il fatto che Lei abbia dichiarato che intravede nel museo «un’occasione di lavoro per i giovani che vorranno poi sperimentarsi, magari attraverso una cooperativa, nella gestione della struttura », da un lato ci soddisfa per i giovani che potranno lavorarci, ma non vorremmo che un patrimonio della collettività e uno stanziamento di danaro pubblico così importante, finisse per essere gestito fidandosi solo dell’apporto di entusiasti volontari part time appartenenti all’entourage parrocchiale. Diceva Giulio Carlo Argan: «i musei non debbono servire solo a ricoverare le opere sfrattate […] Dovrebbero essere istituti scientifici o di ricerca  […] il museo non dovrebbe essere il ritiro e il collocamento a riposo delle opere d’arte, ma il loro passaggio allo stato laicale, cioè allo stato di bene della comunità: il luogo in cui davanti alle opere non si prende una posizione di estasi ammirativa, ma di critica e di attribuzione di valore»

L’erigendo museo potrebbe essere una svolta culturale di respiro internazionale per Martina, da affiancare al Festival della Valle d’Itria o al contrario trasformarsi in una sterile dependance di una chiesa in cerca di visitatori, motivo di prestigio solo per il suo inventore. Martina Franca 16.10.2013

Giuseppe Ancona


Tutti pazzi per Tony, il giovane santone di Carmiano

11 dicembre 2012

tony preghieraE’ dal 2007 che Tony Laggetta da Carmiano (Lecce) dice di aver scoperto di essere un veggente o, più propriamente, un profeta visto che riceve messaggi di dio per poi comunicarli all’umanità. In un appezzamento di terreno a metà strada tra Carmiano e Copertino, oggetto di donazione da parte di uno dei primi seguaci del gruppo “Il calvario di Gesù crocifisso” (Associazione di promozione sociale e Onlus dal 2012) da lui fondato, Tony Laggetta, su precisa indicazione del “Signore Padre onnipotente” (così dio firma i propri messaggi) ha innalzato un piccolo altarino attorno a una pietra e lì ad ogni apparizione si radunano fino a cinquecento persone tra curiosi e devoti; e mentre la notorietà del giovane mistico si espande rapidamente dalla Puglia a tutta Italia via facebook (alcuni annunciano una prossima visita di Paolo Brosio) le chiese del paese di Carmiano e dintorni tendono a svuotarsi.

I messaggi divini sono nello stile delle altre apparizioni soprannaturali: invito alla preghiera e alla diffusione del messaggio evangelico. Con consigli personali al giovane mistico con le stimmate su come vestirsi e come comportarsi (niente tatuaggi o piercing). Ma stavolta è dio in persona che parla, non la madonna o qualche angelo o santo, come forse non accadeva dai tempi di Mosè. Ma, come la storia insegna, quando si svuotano le chiese iniziano i problemi per il santone di turno.

Una famiglia di un paese vicino, Copertino, denuncia ai giornali che un suo componente, A.C. di venti anni, da un giorno all’altro ha lasciato l’abitazione e il lavoro per unirsi a Tony, diventandone il più fidato discepolo. Il padre del ragazzo rivolge un disperato appello alle “autorità civili e religiose”, affinché chiariscano cosa c’è dietro l’Aps-Onlus “Il calvario di Gesù crocifisso” e accertino la storia delle stimmate che comparirebbero periodicamente sulle mani del veggente. E benché la presunta vittima abbia sempre dichiarato di aver liberamente deciso di seguire il veggente, essendo per di più maggiorenne, il padre chiede di «capire », dichiarandosi disposto anche a fare un passo indietro «qualora gli eventi straordinari e prodigiosi di cui parlano i fedeli del gruppo dovessero verificarsi sul serio.»

Intanto la Curia di Lecce, attraverso il vicario del vescovo Domenico D’Ambrosio, don Fernando Filograna, sollecitata da molti a intervenire temporeggia e non si esprime, sottolineando però che nessun ecclesiastico ha mai preso parte alle riunioni di preghiera del gruppo in questione. A chi spetta, tra le “autorità civili e religiose”, alle quali si rivolge un padre disperato, risolvere il caso del profeta di Carmiano? Ma prima ancora della Curia ha fatto la Procura, togliendo così al vescovo le castagne dal fuoco: c’è ora un’inchiesta su Tony Laggetta condotta dal pm della procura di Lecce Antonio Negro che ha voluto sentire il mistico sull’ipotesi di circonvenzione di incapace ai danni del ragazzo ventenne di Copertino. La circonvenzione di incapace, reato procedibile d’ufficio, è un reato non facile da provare perché occorre non solo accertare l’effettivo stato di deficit psichico della vittima (che potrebbe derivare dalla depressione per una grave malattia, un lutto, la perdita del lavoro) ma anche provare la malafede del suo profittatore.

Dopo che si è diffusa la notizia, sul sito facebook del veggente è apparso puntuale un ulteriore messaggio dell’onnipotente (datato giorni prima) che annuncia persecuzioni e sofferenze: «Figlio mio quanta sofferenza. Io, il Tuo Dio… ti dico: metteranno le mani sù (sic!) di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi anche alle prigioni, maltrattati, percossi a causa del Mio nome… Vi tradiranno persino i genitori, parenti tutti e amici. Sarete odiati da tutti a causa del Mio nome…(firmato) Il Signore Padre Onnipotente». Quello che invece non era stato profetizzato dal Signore era una contemporanea denuncia per diffamazione presentata dallo stesso Tony contro una sorella dell’adepto A.C. per via dei contenuti della pagina facebook antagonista a quella del Calvario, chiamata significativamente con il nome “Il Calvario di Gesù Crocifisso è una bufala”. Un sito più affollato dell’originale in cui le accuse, come l’ironia e le allusioni sull’onestà della setta, non si contano. Considerato però che Tony Laggetta agisce sempre rispettando la volontà del Signore c’è da chiedersi se proprio Lui gli abbia suggerito di sporgere querela. Insomma, più la veterotestamentaria legge del taglione che non il “porgi l’altra guancia”.

Se l’inchiesta a carico del veggente dovesse andare avanti, sarà interessante scoprire in che modo i giudici appureranno se il mistico è o meno in buona fede quando dice di essere destinatario dei messaggi di dio.
Tony Laggetta da parte sua non si scompone, consapevole del proprio destino e annuncia che non appena arriverà il momento, mostrerà a medici ed esperti le sue stimmate. Nel frattempo il vescovo di Lecce, alle prese con un fenomeno scomodo per la Chiesa se non viene controllato e gestito dalle gerarchie, tifa in silenzio perché lo Stato sia severo nello smascherare i mistificatori.

Già, perché la vera fede, talvolta, può essere difesa anche in un’aula di giustizia.

Giuseppe Ancona

L’avvenire della fede

1 ottobre 2011

di Alessandra Maiorino
Ci troviamo a dover ribattere al commento apparso ieri sul giornale dei vescovi, L’Avvenire, a firma di don Armando Matteo dal titolo Chi ha paura del Cortile? Le sue riflessioni rappresentano infatti l’ennesimo esempio di come (quasi) sempre chi, colmo della propria fede religiosa, tenti di accostarsi al mondo dei non credenti e di comprenderne la prospettiva e le ragioni, si trovi a compiere di fatto uno sforzo impari. Così impari che questa volta don Armando è arrivato al paradosso di capovolgere la realtà.

Preso atto che una parte crescente del paese si allontana dalla dottrina cattolica, l’autore del commento suggerisce una strategia per riallacciare il dialogo con essa, e riporta in auge il progetto del Cortile dei Gentili – a proposito, che fine ha fatto? Don Armando, citando quanto ebbe a dire lo stesso Benedetto XVI, ritiene che l’ostacolo maggiore alla realizzazione del progetto di dialogo tra credenti e non credenti sia il «terrore» che atei, agnostici e quanti sono estranei alla religione, nutrono di fronte alla prospettiva di vedersi divenire “oggetto” di evangelizzazione, e si interroga sulla possibile origine di tale terrore….
(…continua a leggere su cronachelaiche)

Incontro con A.Picca

17 aprile 2011

L’11 aprile 2011 il circolo UAAR di Taranto ha organizzato un incontro presso la libreria Gilgamesh con Angela Picca, autrice del libro  Pietro Giannone, Storico, Avvocato e Giureconsulto (1676-1748). Il testo è un dramma  basato su  un approfondita  e documentata ricerca archivistica sulla vita di Pietro Giannone. Ed è sulla sua opera più famosa, la Istoria civile del Regno di Napoli che si è incentrato l’intervento della professoressa Angela Picca, presentata dal referente del circolo Giovanni Gentile.

Quale la colpa di Giannone che gli valse la scomunica? Questo è stato il perno della conferenza.

Certamente scrivere un acuto testo storico che, sebbene si basi su preconcetti politici  e presenti non poche imprecisioni (che comunque non ne sminuiscono le fondamenta), per la vastità degli argomenti trattati non aveva alcun precedente nella storiografia napoletana. La Istoria civile del Regno di Napoli è nello stesso tempo parte della storia del Cristianesimo sin dalle sue origini, con la  sua  lenta, progressiva diffusione, accompagnata  dalla altrettanto incalzante organizzazione episcopale della Chiesa, la quale, in seguito al vuoto amministrativo lasciato dall’impero bizantino, si trasformò, da organizzazione complementare ad apparato statale completo e giuridicamente autonomo. Nacque così il potere temporale e Pietro Giannone, nell’Iistoria come negli altri scritti, ne parla  con tono fermo e deciso ma mai irriverente, descrivendo, con assoluto distacco, la falsità della donazione di Costantino e poi difendendo implicitamente la laicità, contro gli abusi della struttura ecclesiastica.  Angela Picca ha spiegato, coinvolgendo i presenti in un interessante dibattito, come tra le accuse formulate dal Giannone alla Chiesa, in via non sempre diretta ma incidentale, vi fu senz’altro quella di aver ostacolato lo sviluppo in autonomia dello Stato italiano, ad esempio chiamando  gli Angioini a combattere gli Svevi.  Questi ultimi, sconfitti dalla battaglia di Tagliacozzo (1268), uscirono  definitivamente dalla scena italiana con la decapitazione dell’appena diciassettenne Corradino, “l’ultimo ghibellino”, da parte di Carlo I  d’Angiò.

Le conseguenze dello scritto del Giannone non si fecero attendere, la scomunica da parte della curia napoletana colse lo scrittore garganico quando era già a Vienna (1723).

Angela Picca ha poi raccontato con sapiente eloquenza le successive vicissitudini di Giannone scaturite dalla pubblicazione dell’altra opera più famosa, Il Triregno. Per questo testo la Curia romana si adoperò con tutte le sue forze per farlo arrestare, riuscendovi, con l’inganno, in un paese savoiardo al confine con Ginevra (1736).  L’arresto del Giannone servì, secondo una consolidata storiografia, da contropartita per la concessione di un concordato favorevole fra Torino e Roma.

Nel marzo del 1738 prestò formale abiura nella speranza di riconquistare la libertà ma nulla di tutto questo avvenne e  Pietro Giannone finì la sua vita terrena nel carcere della Cittadella di Torino, dopo 12 anni di prigionia.

La illuminante conferenza di Angela Picca si è conclusa con la lettura di alcuni dialoghi, basati sulla autobiografia del Giannone,  in cui emerge la fierezza, la profonda cultura e umanità di uno dei più illustri letterati della terra pugliese.

Pietro Giannone non era né ateo né agnostico, né aderì al calvinismo come qualcuno suppose. Giannone era un buon cristiano e, per ossequiare il precetto pasquale in una chiesa cattolica, da Ginevra,  dove si era rifugiato, andò in Savoia trovando il carcere, decretato dal governo torinese su  richiesta  del Cardinale Albani.

Valerio M. Lisi

Presentazione del libro su Pietro Giannone

9 aprile 2011

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Banchetto informativo del 17/03/2011

20 marzo 2011

Giovedì 17 marzo la sezione di Taranto dell’UAAR ha organizzato un banchetto in piazza Garibaldi per sensibilizzare la cittadinanza sulle radici laiche della nascita dell’Italia.

STORIA DEL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

IL RAPPORTO CON UN NEMICO-ALLEATO: LA CHIESA

Lo Stato Pontificio dal 752 al 1870 si estendeva su buona parte dell’Italia centrale, esercitando così il potere temporale dei papi.

Fu con Napoleone che lo Stato Pontificio rischiò di scomparire quando nel 1798 venne proclamata la Repubblica Romana e un decennio dopo lo Stato Pontificio veniva formalmente abolito da Napoleone che dichiarava decaduto il potere temporale dei papi e Pio VII deposto e costretto all’esilio.

Terminati gli effetti della rivoluzione francese, nella penisola italica tornarono gli austriaci ed i vecchi sovrani degli “staterelli” italiani, compreso lo stato Pontificio con a capo il nuovo Papa Pio VII, ma l’insofferenza nei confronti del governo papale diede vita a delle società segrete che si diffusero rapidamente.

Con la restaurazione, cioè il processo di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti, si attuarono misure reazionarie in tutti gli Stati italiani ed in particolare nello Stato Pontificio, dove la repressione fu addirittura una costante utilizzata come metodo di governo e dove le ribellioni erano domate da bande armate (i c.d. sanfedisti).

I principali difensori dello Stato Pontificio erano i Savoia e l’Impero austriaco, ma dalla metà dell’800 la politica del Regno di Sardegna mutò in senso anticlericale.

Dal 1840 in poi, tra le correnti di pensiero per l’unificazione dell’Italia ebbero rilievo quella liberale moderata di Gioberti che pensava all’Italia come ad una monarchia costituzionale di carattere liberale, in cui gli stati rimanevano sovrani, ma con a capo il papa che avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella vita politica (c.d. neoguelfismo) e quella di Cavour, sempre sostenitore della monarchia, ma retta dal re Vittorio Emanuele II (Regno di Sardegna).

La prima ipotesi si dimostrò inefficace per raggiungere l’obiettivo dell’Italia unita, per cui col tempo prese il sopravvento la seconda perché Vittorio Emanuele aveva l’esercito più potente della penisola ed il suo regno era quello più avanzato, oltre che essere il sovrano più determinato a riunificare l’Italia.

Il 29 maggio 1855 il Parlamento di Torino approvò una legge che sopprimeva gli ordini religiosi ed ordinava l’incameramento e la vendita di tutti i loro beni. Il re Vittorio Emanuele II controfirmò, sancendo così la sua rottura definitiva con la Chiesa.

Nel maggio 1859 le popolazioni del Granducato di Toscana, della Legazione delle Romagne (Bologna e la Romagna), del Ducato di Modena e del Ducato di Parma scacciavano i propri sovrani e reclamavano l’annessione al Regno di Sardegna, soprattutto grazie, secondo l’opinione di alcuni storici, alla sapiente azione di agenti provocatori pilotati dal Governo piemontese.

Nel marzo 1860, quindi, restavano in Italia tre soli Stati indipendenti:

  • il Regno di Sardegna, con Piemonte (inclusa Aosta), Liguria, Sardegna, Lombardia (eccetto Mantova), Emilia, Romagna e Toscana;
  • lo Stato della Chiesa, con Umbria, Marche, Lazio (con Roma) e le exclave di Pontecorvo e Benevento;
  • il Regno delle due Sicilie, con Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.

A questi tre stati bisogna aggiungere l’Impero Austriaco che possedeva ancora il Veneto, il Trentino e il Friuli, oltre al territorio mantovano.

Garibaldi, reduce dalla brillante campagna di Lombardia con i Cacciatori delle Alpi, organizza una spedizione per la conquista del Regno delle due Sicilie facendo ricorso all’arruolamento di volontari.

L’armamento ed i quadri, qualora non attinti dai Cacciatori, sarebbero giunti dall’esercito piemontese, così come i finanziamenti (le somme stanziate dal Piemonte per la spedizione ammontarono a lire 7.905.607 e saranno computate nel bilancio del nuovo stato unitario).

Il corpo di spedizione, al momento della partenza da Quarto, era composto da 1162 uomini e il più giovane di loro fu Giuseppe Marchetti che imbarcò all’età di 10 anni, 8 mesi e undici giorni, assieme al padre Luigi.

La sera del 5 maggio 1860, meticolosamente sorvegliata dalle autorità piemontesi, la spedizione salpò dallo scoglio di Quarto, simulando, come da accordi, il furto delle due navi (il Piemonte e il Lombardo).

Sbarcato a Marsala, Garibaldi ed i Mille una vittoria dopo l’altra conquistarono tutta l’Italia meridionale ad entrarono a Napoli, per scontrarsi con i borbonici nella decisiva battaglia del Volturno, dove (il 1° ottobre 1860) circa 50.000 soldati borbonici persero lo scontro con gli uomini di Garibaldi, i quali erano approssimativamente la metà.

Nei giorni successivi alla battaglia giunse il corpo di spedizione sardo, sceso attraverso le Marche e l’Umbria pontifici (dove aveva sconfitto l’esercito pontificio nella battaglia di Castelfidardo) e l’Abruzzo ed il Molise borbonici.

Il 21 ottobre si svolse un plebiscito per l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna.

L’impresa dei Mille termina con l’incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 a Teano.

Il 4 e il 5 novembre 1860 si tennero i plebisciti per l’annessione di Marche ed Umbria, ma Roma restava protetta dal re di Francia Napoleone III che era, al contempo, il principale alleato e protettore del neonato Regno d’Italia.

Il 17 marzo 1861 re Vittorio Emanuele II firma la legge che fonda il Regno d’Italia.

Il 15 settembre 1864 la Francia e l’Italia stipularono una convenzione con la quale il Regno d’Italia si impegnava a non attaccare i territori della Santa Sede, mentre la Francia a ritirare le sue truppe dai territori papali.

Tuttavia a seguito della guerra franco-prussiana, Napoleone III venne sconfitto a Sedan definitivamente il 1° settembre 1870 tanto che il 4 settembre fu deposto e Vittorio Emanuele II ne approfittò per conquistare Roma.

Il 20 settembre del 1870 avvenne la presa di Roma da parte dei bersaglieri del re attraverso la breccia di Porta Pia: Roma fu proclamata capitale d’Italia e fu soppresso il potere temporale dei papi.

Nel 1871 il Parlamento emanò una legge che garantiva i diritti della Santa Sede nel Regno d’Italia, la c.d. legge delle Guarentigie (cioè legge delle garanzie per il pontefice), essa riconosceva al papa la più ampia autonomia ed indipendenza e la proprietà sui palazzi pontifici (palazzi del Laterano, la cancelleria a Roma e la villa di Castel Gandolfo).

La legge delle Guarentigie stabiliva, inoltre, che il Governo italiano non sarebbe intervenuto nella nomina dei vescovi, ma Pio IX non accettò la legge, e scomunicò perfino gli autori considerandosi prigioniero in Roma.

Nacque così la Questione Romana, che tormentò i rapporti tra Regno d’Italia e Chiesa cattolica per 59 anni.

Con la salita al potere, con mezzi assai discutibili, di Benito Mussolini, inizialmente acerrimo nemico della Chiesa, la Questione Romana fu risolta. Infatti Mussolini, per aumentare il consenso della popolazione cattolica, nel 1929 firmò i Patti Lateranensi, un accordo tra la Chiesa e lo Stato italiano dal quale nacque lo Stato della Città del Vaticano, nonostante l’ideologia fascista fosse agli antipodi di quella cattolica.

Dal 1929, con il Concordato, la Convenzione finanziaria ed il Trattato, alla Santa Sede era riconosciuta “la piena proprietà e la esclusiva ed assoluta giurisdizione sovrana sul Vaticano…”, riceveva un indennizzo per l’occupazione di Roma del 1870, erano riconosciuti “al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili” e veniva introdotto l’insegnamento religioso nelle scuole secondarie.

La Città del Vaticano è lo stato successore dello Stato Pontificio, fondato da un dittatore (Mussolini), con a capo un papa che lo governa con poteri di uno stato totalitario. Infatti l’art. 1 della costituzione vaticana statuisce: “Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

CIRCOLO UAAR TARANTO

taranto@uaar.it

il dibattito del 18 febbraio

24 febbraio 2011

Il dibattito del 18 febbraio ha fatto emergere profonde divergenze tra la parte laica e quella cattolica, ma questo è solo la conferma che, comunque la si pensi, il rapporto tra la sessualità e le credenze è di per sé conflittuale.

Le fedi e le credenze, intendendo per credenze qualsiasi teoria fondata su pregiudizi e sentimenti irrazionali di stampo religioso e non, cercano di asservire la sessualità a dogmi e teorie per allontanarla il più possibile da quello che è in realtà: una manifestazione di umanità e di libertà. E come tale non rispetta alcuna costrizione. Anzi la sessualità tra due persone adulte e consenzienti rifiuta qualsiasi condizionamento, perché la libertà è l’essenza stessa della sessualità e come tale sfugge a qualsivoglia regola improntata su fedi religiose o peggio ancora su credenze.

Per questo è sempre stata osteggiata e condizionata dalle fedi e per questo le loro regole sulla sessualità sono state sistematicamente violate dalla stragrande maggioranza degli stessi fedeli.

Giovanni Gentile

Coordinatore UAAR Taranto

1 febbraio 2011

versione4

http://www.uaar.it

http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/

credenti si nasce..? dibattito tra atei, cattolici, valdesi e laici

9 ottobre 2010

manifesto definitivo3^ giornata nazionale dello sbattezzo Uaar.

Dibattito tra

 frate Ettore Marangi,

 prof. Roberto Nistri,

 pastore Winfred Pfannkuche,

 prof.Antonio Scialpi,

moderatore Giovanni Gentile coordinatore Taranto
26 ottobre 2010 h.17.30 palazzo della Provincia, sala delle conferenze, Taranto.

http://www.radiopopolaresalento.it/?s=sbattezzo