la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per aprile, 2010

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28 aprile 2010

Tra non molto, come ogni anno, toccherà un po’ a tutti mettere la fatidica firmetta per la destinazione dell’aliquota IRPEF dell’otto per mille. Grazie anche al macchiavellico sistema di ripartizione delle aliquote, ed alla inesistente informazione su questo meccanismo, alla Chiesa Cattolica verranno erogati oltre novecento milioni di euro (più dell’ottantasette percento del totale), a fronte di poco più di un terzo delle firme a favore della C.C.A.R. Dal sito della stessa CEI si evince che solo il 21% viene utilizzato per fini di beneficenza.

Quest’anno l’UAAR si è mossa per tempo nel tentativo di sopperire alla mancanza di informazioni da parte dello Stato organizzando una campagna informativa.

http://www.uaar.it/news/2010/04/23/otto-per-mille-pronti-agli-spot-martellanti-della-chiesa-cattolica-uaar-si/

Ha inoltre inviato una lettera al Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Giulio Tremonti, per richiedere un utilizzo di questi fondi più consono alle reali necessità del Paese, e che l’aliquota destinata allo Stato non venga ridistribuita per imbellettare le chiese.

http://www.uaar.it/news/2010/03/11/lettera-uaar-a-tremonti/

COS’È LA PASQUA?

1 aprile 2010

Vi siete mai chiesti cosa si festeggia realmente a Pasqua? O per meglio dire quale divinità e/o evento straordinario?

Iniziamo col dire che la Pasqua cristiana è detta di resurrezione in quanto si celebra la morte e la resurrezione di Gesù. La storia, sommi capi, la sappiamo tutti: Gesù viene tradito da un suo seguace e consegnato alle competenti autorità (sul perché fosse ricercato non ci dilungheremo). Processato viene condannato ad essere crocefisso. Una volta deceduto risorge dopo tre giorni.

E qui il racconto inizia a fare acqua, in quanto, tralasciando le discordanti versioni dei vari Vangeli, si parla di una resurrezione dopo tre giorni. Ora aiutatemi nei calcoli: (decesso il venerdì pomeriggio) – (risurrezione domenica mattina) = (per me sono 1,5 giorni). Se questa è l’esattezza delle sacre scritture…. Comunque tutto suona come un maldestro tentativo di richiamare alla memoria precedenti profezie bibliche, ad esempio in Osea (Profeti) 6,1-3:

2 Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare e noi vivremo alla sua presenza”.

Ma il volersi rifare a tutti i costi alla Bibbia non si ferma qui, poiché di Pasqua si parla anche nella Bibbia (quindi appartenente al popolo ebraico), e ricorda la liberazione degli Ebrei dall’Egitto. Il termine originario “Pesach” significa passare oltre, tralasciare, per ricordare la “Decima Piaga”, quando cioè l’angelo della Morte, vide il sangue di agnello sparso sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, uccidendo solo i primogeniti maschi degli egiziani. Per questo la Pasqua ebraica è detta di liberazione.

In ogni caso in ambedue le versioni si tratta di un “passaggio”, per mezzo di un rituale cruento, da una precedente ad una nuova condizione di maggior prestigio: la libertà ed una terra di loro proprietà per gli ebrei, e per i cristiani l’ascesa al cielo (e quindi il riconoscimento ufficiale allo status di divinità) di Gesù.

Con questo voglio forse affermare che la Pasqua cristiana sia una festività di seconda mano? Per niente, in quanto neanche il popolo ebraico si è particolarmente distinto per originalità. Infatti, durante il cosiddetto “periodo babilonese”, gli israeliti vennero a conoscenza di altre religioni orientali, tra cui lo Zoroastrismo. E qui ritroviamo un nostro vecchio amico. Il buon vecchio Mitra (o Mithra), il quale vanta alcune peculiarità interessanti:

–                 prima di tutto se ne parla da almeno 1.200 anni prima di Gesù;

–                 è nato in una grotta;

–                 è nato da madre vergine;

–                 è nato poco dopo il solstizio invernale;

–                 si è assunto l’onere di essere l’intermediario tra gli uomini e il dio supremo;

–                 sacrificava agli dei un giovane capo di bestiame;

–                 è morto a 33 anni;

–                 è morto nel periodo dell’equinozio di primavera.

Non trovate strane tutte queste coincidenze? Secondo il mio modesto parere Mitra potrebbe tranquillamente citare Gesù per plagio.

In ogni caso il tema dell’acquisizione di una qualche conoscenza superiore attraverso la sofferenza è comune a molte culture/religioni. È quello che viene definito il rito sciamanico della morte-risurrezione.

Ad esempio lo ritroviamo nella mitologia egizia, dove Osiride in seguito a tradimento viene ucciso da Seth, la moglie Iside ne ricompone il cadavere e, per intervento di divinità superiori, rinasce a nuova vita assumendo il dominio del regno dei defunti (unico vivente tra i morti).

Od anche nella mitologia norrena, in cui Odino (o Wodan), per ottenere il dono della conoscenza ed in segreto delle rune, si auto immola, tramite impiccagione, al magico frassino Yggdrasill (anche lui appeso ad un pezzo di legno), dalle cui intricate radici sgorga la fonte della conoscenza.

Quindi, a ben vedere, la Pasqua è un altro caso del buon vecchio metodo dell’appropriarsi di festività di una cultura/religione preesistente per soppiantarla, con un basso impatto emozionale, con la propria (esaugurazione) e renderla così più facilmente accettabile.

Ma diamo un’occhiata ai simboli ed alle tradizioni tradizionalmente legate a questa festività.

Partiamo dal classico uovo pasquale. Premettendo che da sempre l’uovo è stato considerato  simbolo di vita e di rinascita, dovete sapere che nel periodo primaverile gli antichi contadini romani, in occasione della festa dell’Ostara (20-22 marzo), usavano seppellire un uovo dipinto di rosso nei loro campi al fine di propiziare il raccolto. Per inciso il termine Ostara viene dalla dea celtica Eostre, da cui l’inglese Ester ed il tedesco Oster (i nomi nelle rispettive lingue della Pasqua).

L’agnello pasquale è un’altra consolidata tradizione. Ma anche in questo caso è una tradizione che prende spunto dall’antico uso di sacrificare agli dei il capo più giovane del bestiame, al fine di ringraziarli per l’aiuto concesso per il superamento del difficile periodo invernale, ed ingraziarseli e richiedere la fertilità dei campi. Tanto per citare un esempio a noi più vicino, durante il Giorno della Fortuna Primigenia, i magistrati maggiori delle città sacrificavano un vitello. Mi permetto, a questo punto, di fare un appello personale. Evitate comunque di consumare capi di bestiame giovani. Se vedeste il metodo di allevamento (più somigliante a torture) cui sono sottoposti, ed il metodo di macellazione, sono sicuro vi passerebbe la fame.

Proseguiamo con il coniglio pasquale, tanto caro alla cultura anglosassone (ma ormai affermatosi anche da noi). Anche in questo caso è un usanza propria della festa della dea Eostre (vedi sopra), essendo questo un animale sacro alla dea.

Per completezza citerò anche la festa di Rea Cibele – Magna Mater (22 marzo), durante la quale i sacerdoti portavano in processione, alle origini rami di pino, ed in seguito delle palme (vi ricorda qualcosa?).

Dato che mi trovo vi dirò qualcosa di curioso sulla croce. Si narra che Gesù sia stato crocefisso dai romani. Solo che i romani utilizzavano uno strumento di supplizio diverso da come viene rappresentato. In realtà si trattava di un lungo palo verticale sormontato da uno più corto orizzontale, quindi come una lettera T. Qualche volta utilizzavano una croce più sbrigativa costituita da due pali di uguale lunghezza uniti come una X. E la croce come ci viene tramandata? È ne più ne meno che una stilizzazione della croce solare, ossia una parte centrale da cui si dipartono quattro raggi, secondo quanto dettato dalle antiche cosmologie.

E per finire un cenno sul ferraginoso meccanismo del calcolo di questa festività. In effetti credo sia l’unica festa mobile, essendo compresa tra il 22 marzo ed il 25 aprile. La ragione potrebbe essere il volersi distinguere a tutti i costi. Infatti dovete sapere che nei primordi del cristianesimo i cristiani conversi (di provenienza ebraica) onoravano la Resurrezione dopo la celebrazione della Pasqua semitica, al contrario dei cristiani di origine pagana che la festeggiavano tutte le domeniche dell’anno. Da questo marasma di festeggiamenti nacquero numerose controversie terminate nel 325 d.C. con il Concilio di Nicea, che stabilì che la Pasqua doveva essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena seguente l‘equinozio di primavera. Nel 525 d.C. si stabilì che questa data doveva cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile.

Concludo innanzitutto scusandomi per la prolissità (ma vi assicuro che ho tralasciato molte questioni, sulle quali potrei tornare ad annoiarvi), e poi formulandovi i miei migliori auguri per la festa del  Beltane in onore del dio Belenos portatore di luce e prosperità.