la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per marzo, 2011

Banchetto informativo del 17/03/2011

20 marzo 2011

Giovedì 17 marzo la sezione di Taranto dell’UAAR ha organizzato un banchetto in piazza Garibaldi per sensibilizzare la cittadinanza sulle radici laiche della nascita dell’Italia.

STORIA DEL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

IL RAPPORTO CON UN NEMICO-ALLEATO: LA CHIESA

Lo Stato Pontificio dal 752 al 1870 si estendeva su buona parte dell’Italia centrale, esercitando così il potere temporale dei papi.

Fu con Napoleone che lo Stato Pontificio rischiò di scomparire quando nel 1798 venne proclamata la Repubblica Romana e un decennio dopo lo Stato Pontificio veniva formalmente abolito da Napoleone che dichiarava decaduto il potere temporale dei papi e Pio VII deposto e costretto all’esilio.

Terminati gli effetti della rivoluzione francese, nella penisola italica tornarono gli austriaci ed i vecchi sovrani degli “staterelli” italiani, compreso lo stato Pontificio con a capo il nuovo Papa Pio VII, ma l’insofferenza nei confronti del governo papale diede vita a delle società segrete che si diffusero rapidamente.

Con la restaurazione, cioè il processo di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti, si attuarono misure reazionarie in tutti gli Stati italiani ed in particolare nello Stato Pontificio, dove la repressione fu addirittura una costante utilizzata come metodo di governo e dove le ribellioni erano domate da bande armate (i c.d. sanfedisti).

I principali difensori dello Stato Pontificio erano i Savoia e l’Impero austriaco, ma dalla metà dell’800 la politica del Regno di Sardegna mutò in senso anticlericale.

Dal 1840 in poi, tra le correnti di pensiero per l’unificazione dell’Italia ebbero rilievo quella liberale moderata di Gioberti che pensava all’Italia come ad una monarchia costituzionale di carattere liberale, in cui gli stati rimanevano sovrani, ma con a capo il papa che avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella vita politica (c.d. neoguelfismo) e quella di Cavour, sempre sostenitore della monarchia, ma retta dal re Vittorio Emanuele II (Regno di Sardegna).

La prima ipotesi si dimostrò inefficace per raggiungere l’obiettivo dell’Italia unita, per cui col tempo prese il sopravvento la seconda perché Vittorio Emanuele aveva l’esercito più potente della penisola ed il suo regno era quello più avanzato, oltre che essere il sovrano più determinato a riunificare l’Italia.

Il 29 maggio 1855 il Parlamento di Torino approvò una legge che sopprimeva gli ordini religiosi ed ordinava l’incameramento e la vendita di tutti i loro beni. Il re Vittorio Emanuele II controfirmò, sancendo così la sua rottura definitiva con la Chiesa.

Nel maggio 1859 le popolazioni del Granducato di Toscana, della Legazione delle Romagne (Bologna e la Romagna), del Ducato di Modena e del Ducato di Parma scacciavano i propri sovrani e reclamavano l’annessione al Regno di Sardegna, soprattutto grazie, secondo l’opinione di alcuni storici, alla sapiente azione di agenti provocatori pilotati dal Governo piemontese.

Nel marzo 1860, quindi, restavano in Italia tre soli Stati indipendenti:

  • il Regno di Sardegna, con Piemonte (inclusa Aosta), Liguria, Sardegna, Lombardia (eccetto Mantova), Emilia, Romagna e Toscana;
  • lo Stato della Chiesa, con Umbria, Marche, Lazio (con Roma) e le exclave di Pontecorvo e Benevento;
  • il Regno delle due Sicilie, con Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.

A questi tre stati bisogna aggiungere l’Impero Austriaco che possedeva ancora il Veneto, il Trentino e il Friuli, oltre al territorio mantovano.

Garibaldi, reduce dalla brillante campagna di Lombardia con i Cacciatori delle Alpi, organizza una spedizione per la conquista del Regno delle due Sicilie facendo ricorso all’arruolamento di volontari.

L’armamento ed i quadri, qualora non attinti dai Cacciatori, sarebbero giunti dall’esercito piemontese, così come i finanziamenti (le somme stanziate dal Piemonte per la spedizione ammontarono a lire 7.905.607 e saranno computate nel bilancio del nuovo stato unitario).

Il corpo di spedizione, al momento della partenza da Quarto, era composto da 1162 uomini e il più giovane di loro fu Giuseppe Marchetti che imbarcò all’età di 10 anni, 8 mesi e undici giorni, assieme al padre Luigi.

La sera del 5 maggio 1860, meticolosamente sorvegliata dalle autorità piemontesi, la spedizione salpò dallo scoglio di Quarto, simulando, come da accordi, il furto delle due navi (il Piemonte e il Lombardo).

Sbarcato a Marsala, Garibaldi ed i Mille una vittoria dopo l’altra conquistarono tutta l’Italia meridionale ad entrarono a Napoli, per scontrarsi con i borbonici nella decisiva battaglia del Volturno, dove (il 1° ottobre 1860) circa 50.000 soldati borbonici persero lo scontro con gli uomini di Garibaldi, i quali erano approssimativamente la metà.

Nei giorni successivi alla battaglia giunse il corpo di spedizione sardo, sceso attraverso le Marche e l’Umbria pontifici (dove aveva sconfitto l’esercito pontificio nella battaglia di Castelfidardo) e l’Abruzzo ed il Molise borbonici.

Il 21 ottobre si svolse un plebiscito per l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna.

L’impresa dei Mille termina con l’incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 a Teano.

Il 4 e il 5 novembre 1860 si tennero i plebisciti per l’annessione di Marche ed Umbria, ma Roma restava protetta dal re di Francia Napoleone III che era, al contempo, il principale alleato e protettore del neonato Regno d’Italia.

Il 17 marzo 1861 re Vittorio Emanuele II firma la legge che fonda il Regno d’Italia.

Il 15 settembre 1864 la Francia e l’Italia stipularono una convenzione con la quale il Regno d’Italia si impegnava a non attaccare i territori della Santa Sede, mentre la Francia a ritirare le sue truppe dai territori papali.

Tuttavia a seguito della guerra franco-prussiana, Napoleone III venne sconfitto a Sedan definitivamente il 1° settembre 1870 tanto che il 4 settembre fu deposto e Vittorio Emanuele II ne approfittò per conquistare Roma.

Il 20 settembre del 1870 avvenne la presa di Roma da parte dei bersaglieri del re attraverso la breccia di Porta Pia: Roma fu proclamata capitale d’Italia e fu soppresso il potere temporale dei papi.

Nel 1871 il Parlamento emanò una legge che garantiva i diritti della Santa Sede nel Regno d’Italia, la c.d. legge delle Guarentigie (cioè legge delle garanzie per il pontefice), essa riconosceva al papa la più ampia autonomia ed indipendenza e la proprietà sui palazzi pontifici (palazzi del Laterano, la cancelleria a Roma e la villa di Castel Gandolfo).

La legge delle Guarentigie stabiliva, inoltre, che il Governo italiano non sarebbe intervenuto nella nomina dei vescovi, ma Pio IX non accettò la legge, e scomunicò perfino gli autori considerandosi prigioniero in Roma.

Nacque così la Questione Romana, che tormentò i rapporti tra Regno d’Italia e Chiesa cattolica per 59 anni.

Con la salita al potere, con mezzi assai discutibili, di Benito Mussolini, inizialmente acerrimo nemico della Chiesa, la Questione Romana fu risolta. Infatti Mussolini, per aumentare il consenso della popolazione cattolica, nel 1929 firmò i Patti Lateranensi, un accordo tra la Chiesa e lo Stato italiano dal quale nacque lo Stato della Città del Vaticano, nonostante l’ideologia fascista fosse agli antipodi di quella cattolica.

Dal 1929, con il Concordato, la Convenzione finanziaria ed il Trattato, alla Santa Sede era riconosciuta “la piena proprietà e la esclusiva ed assoluta giurisdizione sovrana sul Vaticano…”, riceveva un indennizzo per l’occupazione di Roma del 1870, erano riconosciuti “al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili” e veniva introdotto l’insegnamento religioso nelle scuole secondarie.

La Città del Vaticano è lo stato successore dello Stato Pontificio, fondato da un dittatore (Mussolini), con a capo un papa che lo governa con poteri di uno stato totalitario. Infatti l’art. 1 della costituzione vaticana statuisce: “Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

CIRCOLO UAAR TARANTO

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