la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per luglio, 2011

don Tonino Bello: da santo a santino

2 luglio 2011

Tonino_BelloNella Chiesa di oggi esiste un numero, in realtà esiguo, di“preti che non sembrano preti” (diffuso modo di dire che suona in maniera ambivalente come elogio o critica a seconda dei punti di vista). I più noti potrebbero essere stati in passato don Milani e più di recente i vari don Ciotti e don Gallo, e così via fino ai don Paolo Farinella, don Alberto Maggi o fra Ettore Marangi, questi ultimi molto popolari grazie ai social network. Si tratta nella maggior parte dei casi di uomini di Chiesa amatissimi dai propri fedeli, ma un po’ meno dalle gerarchie ecclesiastiche; capaci di prendere in pubblico posizioni politiche e dottrinali inusuali o non ortodosse, disinvolti nel districarsi tra paramenti sacri e kefiah palestinesi, presenti tanto alla recita del SS.Rosario quanto alla marcia per i diritti dei gay; questi preti fondano gruppi e comunità che si espandono e rivitalizzano chiese e oratori e i superiori, per quieto vivere, sono costretti a chiudere un occhio. Spesso li vediamo in televisione o sui giornali come opinionisti, magari contrapposti ad altri preti “conservatori”.

Madre Chiesa evita da sempre rotture impopolari, per questo se li deve redarguire lo fa in privato, e mostra piuttosto di sopportare pazientemente questi figli scapestrati anziché dare loro fiducia consegnandogli le chiavi di casa: non si sa mai che dimentichino incautamente la porta aperta lasciando entrare persone sgradite. A questa parziale autonomia corrisponde sempre un rallentamento di carriera: non a caso, tra quelli citati nessuno è arrivato (o difficilmente arriverà) a vestire il rosso vescovile o la porpora cardinalizia.

Un caso raro di prete anomalo che invece è riuscito a assumere ruoli di responsabilità è rappresentato dallo scomparso vescovo di Molfetta Antonio Bello, per i suoi seguaci semplicemente don Tonino. Come sia stato possibile che giungesse a tale dignità ecclesiastica e livello di potere (è stato anche responsabile nazionale di Pax Christi ) un prete che, senza alcuna curiale prudenza, era in prima fila contro la guerra e lo sfruttamento capitalistico resta un mistero che qualcuno attribuirà allo Spirito Santo; mentre è più probabile che ciò sia avvenuto grazie a una salda preparazione culturale unita ad un’abilità straordinaria nel tessere rapporti sociali.

Chi lo conobbe racconta come il vescovo di Molfetta fosse un avvincente oratore che sfruttava a proprio vantaggio i mezzi d’informazione, prestandosi con una gradevole fisicità a incontri pubblici e televisivi, disponibile sempre all’ascolto e al rilascio di interviste come alla partecipazione a  manifestazioni pubbliche. Valori universali come Pace, Giustizia, Solidarietà pronunciati con enfasi da un vescovo acquistano sempre un valore aggiunto. E quando non ancora sessantenne il suo fisico venne minato visibilmente da un tumore, continuò instancabile a darsi ai suoi sostenitori compiendo un celebre viaggio sotto le bombe di Sarajevo nell’ex Jugoslavia. In questo c’è qualcosa che lo avvicina a papa Woytjla, anch’egli abilissimo comunicatore fino alla fine dei suoi giorni: esiste uno degli ultimi filmati che ritrae il vescovo pugliese sofferente mentre si affaccia per l’ultima volta dalla sua stanza per salutare un gruppo di giovani che, la notte del suo compleanno, canta per lui nel cortile del vescovado. Una scena simile si vedrà in piazza san Pietro alcuni anni dopo, con i papa-boys.

Quel che colpisce è la crescente notorietà di monsignor Bello anche tra i delusi o scettici verso la Chiesa, nonché tra i militanti di sinistra (tra i quali il suo grande supporter Vendola, anche se questo non stupisce granché viste le ultime frequentazioni del governatore).

Dopo la prematura morte nel 1993 le iniziative che portano il suo nome e la diffusione della sua immagine crescono continuamente anche fuori dalla Puglia e dai confini nazionali. Il cimitero di Alessano (Le) dove è sepolto è meta di autobus di pellegrini; nella diocesi di Molfetta i santini di monsignor Bello sorridente hanno ormai scalzato un accigliato Padre Pio; nessuno dal Vaticano sembra avere da obiettare sul fenomeno popolare e l’utilizzo prematuro e forse improprio di appellativi come “santo” o “profeta”.

L’epilogo di questa storia è che il vescovo Antonio Bello è in lizza per divenire beato e poi santo. Facile prevedere che una volta passato attraverso i meccanismi inconoscibili della fabbrica dei santi  poco o nulla resterà delle sue parole dure contro la guerra o di quelle altrettanto sferzanti contro i poteri finanziari ed economici, e gli stessi guerrafondai, speculatori e prepotenti contro cui si scagliava da un altare o da un giornale saranno in prima fila pronti a fregiarsi della sua immaginetta.

Giuseppe Ancona

(articolo apparso su www.cronachelaiche.it) scrivi a info@tarantolaica.it