la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per ottobre, 2011

L’avvenire della fede

1 ottobre 2011

di Alessandra Maiorino
Ci troviamo a dover ribattere al commento apparso ieri sul giornale dei vescovi, L’Avvenire, a firma di don Armando Matteo dal titolo Chi ha paura del Cortile? Le sue riflessioni rappresentano infatti l’ennesimo esempio di come (quasi) sempre chi, colmo della propria fede religiosa, tenti di accostarsi al mondo dei non credenti e di comprenderne la prospettiva e le ragioni, si trovi a compiere di fatto uno sforzo impari. Così impari che questa volta don Armando è arrivato al paradosso di capovolgere la realtà.

Preso atto che una parte crescente del paese si allontana dalla dottrina cattolica, l’autore del commento suggerisce una strategia per riallacciare il dialogo con essa, e riporta in auge il progetto del Cortile dei Gentili – a proposito, che fine ha fatto? Don Armando, citando quanto ebbe a dire lo stesso Benedetto XVI, ritiene che l’ostacolo maggiore alla realizzazione del progetto di dialogo tra credenti e non credenti sia il «terrore» che atei, agnostici e quanti sono estranei alla religione, nutrono di fronte alla prospettiva di vedersi divenire “oggetto” di evangelizzazione, e si interroga sulla possibile origine di tale terrore….
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Scuola Pubblica nell’otto per mille:svolta storica o fuoco di paglia?

1 ottobre 2011

La notizia che arriva dalla Camera dei deputati è di quelle che lasciano sperare. Forse la fonte di maggior reddito per la Chiesa cattolica, il famigerato meccanismo dell’otto per mille che le consente, con i soldi dei contribuenti, di dare sostentamento al clero, curare l’edilizia di culto ed evangelizzare il popolo italiano, è da mettere in soffitta.

Da tempo in molti, laici, atei e alcuni cattolici si battono per la modifica della legge sulla ripartizione dell’otto per mille del gettito Irpef, evidenziando l’ingiustizia di un meccanismo a dir poco diabolico grazie al quale la Chiesa cattolica, e per essa la Cei, pur essendo destinataria solo del 34,57% delle scelte effettive dei contribuenti in suo favore, riceve l’87.25% dell’intera quota dell’otto per mille (dati delle dichiarazioni dei redditi 2001). Questo avviene perché nello stabilire le percentuali di ripartizione, gli astenuti non vengono presi in considerazione (nel 2001 sono stati il 60,38%) e la torta viene ripartita secondo le percentuali raggiunte tra quelli che hanno votato. E su un 39,62% di votanti, la Chiesa con il suo 34,57% di preferenze rappresenta appunto l’87,25% del totale (seppur relativo) e si aggiudica analoga porzione del gettito, per una somma che si aggira attorno al miliardo di euro ogni anno. Le quote restanti quindi sono assegnate per un 10,28% allo Stato e per un 2,47% alle altre cinque confessioni religiose che hanno stipulato una intesa con lo Stato recepita dal Parlamento.

La modifica o addirittura abrogazione della legge sull’otto per mille appare una impresa talmente ardua da far tremare le vene ai polsi, anche per una presunta copertura concordataria garantita alla legge n.222 del 1985 dall’accordo Casaroli-Craxi, che la renderebbe immune sia ad attacchi referendari sia a modifiche non preventivamente concordate con la Santa Sede; e infatti ultimamente, a parte i Radicali e la nuova formazione Democrazia Atea, pochi anche tra le associazioni di atei ed agnostici mettono nei propri programmi l’attacco alla legge e all’accordo da cui deriva.

Succede ora che dietro iniziativa di un manipolo di deputati, primo firmatario Antonio Russo del Pd, è stato presentato un ordine del giorno al governo che, messo in votazione dopo la non accettazione da parte dell’esecutivo, è alla fine stato approvato con 247 sì e 223 no. Con 23 voti di scarto, quindi la Camera «impegna il Governo a modificare la L.20.05.1988 n.222 sull’otto per mille al fine di consentire ai cittadini di indicare esplicitamente la scuola pubblica come destinataria di una quota fiscale dell’8 per mille da utilizzare d’intesa con enti locali per la sicurezza e l’adeguamento funzionale degli edifici».

L’atto di indirizzo al governo suona come musica celestiale alle orecchie di tutti i laici, specie di quelli che hanno visto le proprie scelte di destinare l’otto per mille allo Stato beffate dal governo di turno, per dirottare 80 milioni di euro al finanziamento di guerre “umanitarie” ( Iraq, missione antica babilonia, finanziaria 2004), o ancora per coprire i mancati introiti Ici o fare un cadeau al vaticano in momenti di scarsa sintonia (governo Berlusconi, dicembre 2010). In fondo, se lo Stato, come recita l’articolo 47 della legge n. 222, destinasse realmente gli introiti per interventi straordinari per la fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione dei beni culturali, a nessun laico verrebbe in mente di accogliere l’appello di Micromega di firmare per i valdesi, per quanto simpatici possano essere i seguaci di Valdo.

Ma dopo aver sentito i commenti e le previsioni di tecnici e politici sulla reale portata di questo provvedimento, gli entusiasmi cominciano presto a spegnersi. Tanto per cominciare, trattandosi di un atto di indirizzo rivolto al governo non necessariamente si tradurrà in legge: e infatti è più una raccomandazione che un vero atto vincolante. Inoltre occorre capire se la destinazione all’edilizia scolastica sarà una vera e propria opzione (l’ottava) alternativa allo Stato, alla Chiesa e alle altre confessioni o, come sembra più probabile, una ulteriore finalità sociale da aggiungersi a quelle sopra citate ma sempre all’interno della quota di competenza statale. Infine, domanda cruciale, come deve intendersi l’espressione “scuola pubblica”? e perché non si è detto, invece, scuole statali, provinciali e comunali, così da sgombrare il campo da equivoci e interessate interpretazioni, basate sul fatto che anche le scuole paritarie sono, a tutti gli effetti inserite nel sistema scolastico e quindi anch’esse “pubbliche”? Anche tra la maggioranza e i cattolici pare esserci qualche dubbio. Se il sottosegretario Giovanardi dopo il voto si dispera perché a suo parere verrebbero penalizzate le scuole che chiama private, e si riferisce a quelle cattoliche che gli stanno particolarmente a cuore, di avviso opposto sono tra le file dell’Udc la coppia Buttiglione e Binetti, che vedono invece nel riferimento alla scuola “pubblica” il cavallo di troia per finanziare finalmente (e forse principalmente) la scuola cattolica, «tanto penalizzata dai recenti tagli», aggirando così il divieto posto nella Costituzione.
Giuseppe Ancona
(continua su http://www.cronachelaiche.it/2011/09/scuola-pubblica-nellotto-per-mille-svolta-storica-o-fuoco-di-paglia/)