la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per luglio, 2012

Statte: GOD’S party= la discoteca di Gesù

23 luglio 2012

statteLa disco music in cui si prega Gesù è approdata tra i giovani di Taranto, a Statte, con l’apprezzamento del nuovo Arcivescovo Filippo Santoro che l’aveva già vissuta durante gli anni trascorsi in Brasile.

Da una decina di anni spopolano a Rio de Janeiro in Brasile serate in discoteca organizzate da tale padre Joseph Anthony, meglio conosciuto come Padre “DJ” Zeton. Le “Cristoteche”, come vengono chiamate, servono ad attirare i giovani alla fede cattolica, attraverso musica house, hip hop, techno, gospel remixato, assicurano a tutti un divertimento “puro”, approvato anche dalle gerarchie ecclesiastiche. Una volta dentro una di queste serate a tema, l’unica cosa che lascia capire dove siamo sono le parole del vangelo che scorrono sul maxischermo, intervallate da raffigurazioni in stile new age di gesù e madonne tra cime innevate, fonti perenni e prati fioriti, ma per il resto c’è quasi tutto quel che ci si aspetta da una discoteca: ragazzi e ragazze che sembrano divertirsi mentre saltano e ballano, luci stroboscopiche e raggi laser, effetti speciali e decibel a tutta forza. I brani più gettonati appartengono al genere Christian trance, o Gospel remix. Anche il salmo 23, quello di Davide che inizia Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposar, è stato messo in versione techno e uno dei gruppi più in voga, i Ziggybeats ne hanno fatto un clip di successo, reperibile su You Tube. Sicuramente più orecchiabile adesso della nenia da chiesa.

Del resto che le canzoncine da oratorio fossero datate e poco attraenti lo dicevano in molti da tempo, tra cui lo stesso Benedetto XVI. Il papa però intendeva migliorare la qualità musicale ricorrendo a qualcosa di più ricercato, come la musica gregoriana, o comunque restando sempre nei canoni della musica sacra e non pensava certamente alla Disco. Ma tant’è. Funziona meglio così.

Visto il successo e considerato che anche i genitori sono tranquilli se i bollenti spiriti dei loro figli adolescenti trovano sfogo in ambienti “sani”, ora anche in Italia abbiamo le serate: “GOD’s party – divertimento allo stato “puro”- perché Dio fa festa per 1 solo peccatore convertito più che per 99 giusti “! questo il motto. Special Guest: Jesus,  in discoteca. Banditi alcolici, droghe, sigarette e abiti discinti. Il prossimo appuntamento è per il 14 agosto sulla spiaggia siciliana di Marsala, al Tiburon beach e tra gli organizzatori troviamo la Fraternità Missionaria Giovanni Paolo II oltre a chi di musiche che portano all’estasi se ne intende, quelli di Rinnovamento nello spirito santo. «Molti pensano che ballare sia solo un modo per arrivare a fare sesso – racconta “dj Zeton”, il prete alla consolle in un articolo apparso sul L’Espresso – ma io credo che se i messaggi nei testi delle canzoni e l’ambiente fanno capire ai ragazzi che quello è solo un momento per divertirsi, ballare può diventare soltanto un modo per entrare in armonia col proprio corpo. Non bisogna per forza vedere sessualità ovunque». Una precisazione, quest’ultima non richiesta, ma evidentemente il prete si sentiva in obbligo di precisare che non c’è trippa per gatti. Compresi i gatti in tonaca. 

 (Illuminato dal Signore-Giuseppe Ancona)

La tassa nascosta a favore della Chiesa a Martina

11 luglio 2012

offertaI privati e le imprese che intraprendono opere edilizie versano al Comune importanti somme di denaro sotto forma di “oneri di urbanizzazione secondari”. Se acquistate una casa da un costruttore, non ve ne rendete conto, ma alla fine la pagherete comunque voi. Esiste però, anche se in pochi lo sanno e quelli che lo sanno non lo dicono in giro, una consistente fetta di questi soldi che anziché essere utilizzata in favore della collettività, viene dirottata alle confessioni religiose presenti nel territorio, Chiesa cattolica prima di tutte. Questo è stabilito dalla normativa nazionale (ora racchiusa nel testo unico sull’edilizia, d.p.r.380/2001) e per quel che ci interessa,  dalla legge Regione Puglia n. 4 del 4 febraio1994, all’art.3. La chiesa cattolica e le altre confessioni religiose presenti nel territorio insomma si bagnano il becco, o il pizzo come si dice in Sicilia, su una attività come quella edilizia, pur nel rispetto di una legge esistente. La quota che viene attribuita alle organizzazioni religiose non è mai inferiore al 7% del totale annuo degli introiti comunali. E’ previsto che questi soldi, una volta assegnati, vengano utilizzati dai beneficiari all’interno dello stesso territorio in cui sono stati raccolti per opere di costruzione di nuove chiese, ristrutturazioni, consolidamento restauro e altri lavori simili. Al termine di ogni anno, il beneficiario è tenuto a trasmettere al Comune un’analitica relazione che renda conto dell’impiego delle somme ricevute, pena la restituzione con gli interessi.

Venendo a noi, se vi state chiedendo qual è la confessione religiosa che la fa da padrone a Martina e quanti soldi riceve ogni anno, eccovi accontentati: la totalità delle somme a disposizione, per quel che ci risulta, vanno alla Curia Arcivescovile di Taranto, con sede il Largo Arcivescovado, Taranto, in assenza di altre richieste accoglibili: infatti i testimoni di Geova che pure ci hanno provato negli anni scorsi non partecipano, poiché manca un criterio certo per stabilirne la consistenza nella popolazione (infatti i testimoni di Geova non rientrano tra i destinatari del’8 per mille sulla dichiarazione dei redditi). Il Comune ha perciò risposto picche. Una sentenza del Tar Bari ( la n. 1131 del 2008) direbbe il contrario, evidenziando una discriminazione tra le diverse confessioni, abbiano o meno concluso le intese per l’otto per mille. Ma tant’è.  

Dai dati che abbiamo chiesto e ottenuto dal Comune di Martina Franca, risulta quindi che per gli anni dal 2006 al 2009 i cittadini martinesi hanno dato all’Arcivescovo di Taranto €. 81.054,56 ( €.18.889,63 per il 2006; 26.232,35 per il 2007; 13.941,50 per il 2008 e €.21.991,56 ultimo versamento deliberato, per il 2009). Mancano alcuni dati; anzitutto le determine con le quali si elargiscono i fondi per gli anni 2010 e 2011, non ancora assunte; ma il neo Arcivescovo non mancherà di farsi sentire, visto che ultimamente lo troviamo spesso qui a Martina. Non abbiamo neanche notizia della “relazione analitica” che annualmente la Curia avrebbe dovuto inviare al Comune, per giustificare come gli ottantamila e passa euro ricevuti siano stati effettivamente utilizzati secondo le finalità di cui parla la legge. E’ previsto infatti che in caso di mancato utilizzo per le finalità di restauro e ristrutturazione, le somme vadano restituite al Comune con gli interessi: se fosse possibile non sarebbe una cattiva idea.

(altri dati sul sito http://www.uaar.it/uaar/campagne/oneri/)

Giuseppe Ancona

Processo Tosti: assolto in appello il giudice anticrocifisso

6 luglio 2012

luigiLa corte d’Appello dell’Aquila ha assolto il giudice “anticrocifisso” Luigi Tosti “perché il fatto non sussiste”. L’ex giudice era stato condannato in primo grado a un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per essersi rifiutato di tenere udienza nel Tribunale di Camerino nelle cui aule campeggiava il crocifisso. La sentenza di assoluzione era nell’aria se non altro perché per un analogo episodio di rifiuto a tenere udienza da parte dell’ex magistrato, la suprema corte di Cassazione aveva ritenuto che non si fosse verificato il reato – e cioè l’interruzione di pubblico servizio – grazie all’intervento del presidente del Tribunale che, avvertito per tempo, aveva trovato un sostituto al giudice. Quindi Tosti fu assolto grazie ad un tempestivo rimedio amministrativo-organizzativo tra i magistrati in servizio che lo avevano rimpiazzato. Ben misera soddisfazione per il battagliero magistrato, comunque rimosso dall’incarico dal Csm sempre a causa del suo comportamento. Una decisione, quella della Cassazione, che lascia l’amaro in bocca: come infatti hanno sostenuto gli avvocati difensori di Tosti, Dario Visconti e Carla Corsetti, l’assoluzione sarebbe dovuta discendere piuttosto dal riconoscimento del suo legittimo rifiuto a esercitare la funzione di magistrato che presta giuramento alla Costituzione della Repubblica quando le condizioni in cui tale funzione viene esercitata contrastino con l’inviolabile libertà di coscienza. In altri termini, il suo rifiuto a tenere processi sotto un simbolo religioso andrebbe considerato lecito come atto di esercizio di un diritto costituzionalmente garantito e insopprimibile; un atto di rifiuto inteso come legittima difesa a fronte di una compressione della sua stessa libertà. Per ora dunque l’assoluzione c’è stata, ma resta da capire se queste motivazioni sostenute da Tosti e dai suoi difensori saranno o meno alla base della decisione della Corte, che per il deposito del testo integrale della sentenza ha fissato la data del 15 settembre.

Resta però un episodio per alcuni versi surreale all’apertura dell’udienza, con un epilogo che si presta a molte interpretazioni. Nell’aula in cui si celebrava il rito in un’accaldata mattinata di luglio, campeggiava ancora una volta un crocifisso ligneo che sovrastava la scritta “La legge è uguale per tutti”. Tosti ha chiesto, neanche a dirlo, che la sua libertà di uomo venisse riconosciuta e tutelata, a maggior ragione ora che da giudice era ridotto al ruolo di imputato. Ha quindi preso la parola, chiedendo con fermezza agli ex colleghi di disporre la rimozione del simbolo dall’aula. La decisione adottata dopo una lunga camera di consiglio non è stata quella di accogliere la richiesta; né la Corte ha avuto il coraggio di investire della vicenda la Corte Costituzionale perché districasse l’empasse tra norme internazionali, principi costituzionali e regolamenti di epoca fascista che, in materia di simboli, consentono e insieme vietano di attribuire connotati confessionali agli uffici e alle funzioni pubbliche. La soluzione salomonica è stata trasferire l’intera Corte – avvocati, pm, cancellieri e pubblico – nella vicina aula utilizzata per le vertenze di lavoro le cui pareti sono nude e rivestite solo di uno splendido travertino giallo. Un’aula di giustizia ad personam? Una sorta di ripiego, un’aula ghetto o uno spazio di libertà non concessa a tutti, ma solo a chi ha il coraggio delle proprie idee? Certamente la difesa dell’ex magistrato marchigiano deve aver scosso le coscienze dei giudici e li ha indotti all’inusuale trasloco. Non abbiamo potuto fare a meno di ripensare alle beffarde e tragiche parole di Giordano Bruno che, davanti a un tribunale dell’Inquisizione intimorito dalla grandezza delle idee dell’imputato, lesse sulle labbra del filosofo la frase, appena sussurrata: «Avete forse più timore voi a pronunciare questa sentenza che io ad ascoltarla».

Giuseppe Ancona