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Archivio per ottobre, 2012

Il crocifisso non è uguale per tutti

18 ottobre 2012

l'avvocato Carla Corsetti con Luigi Tosti (foto cronache laiche)

Occorreva allontanarsi dall’occhio vigile del crocifisso per assolvere l’ex magistrato marchigiano Luigi Tosti? È ciò che si chiedono gli avvocati difensori dell’imputato, gli avvocati Dario Visconti e Carla Corsetti, dopo la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila che lo ha assolto con la formula “il fatto non sussiste”. Tosti era stato condannato in primo grado a oltre un anno perché si era rifiutato in più occasioni di tenere processi in aule nelle quali era esposto il crocifisso.

Secondo quanto emerge ora dalle motivazioni depositate, i giudici hanno ritenuto che in riferimento agli episodi contestati non si sarebbe verificata «interruzione nel regolare svolgimento delle udienze» in quanto l’imputato ogni volta era stato sostituito su disposizione del presidente del tribunale, avvertito preventivamente dal giudice Tosti delle proprie intenzioni.
La Corte d’appello ha così ricalcato, come del resto aveva chiesto anche il pubblico ministero, quella stessa motivazione che aveva portato la Cassazione ad annullare ogni precedente condanna per la stessa imputazione in altri processi sempre a carico dell’ex magistrato.
La ragione per cui ora Tosti e i suoi difensori annunciano che ricorreranno in Cassazione e se necessario anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è quella di smontare una decisione che se nei fatti assolve l’imputato, disconosce o ignora le ragioni del suo agire e gli nega il riconoscimento di aver esercitato un suo diritto insopprimibile.
L’obiettivo sarà quindi ottenere il riconoscimento per Tosti di aver agito secondo diritto rifiutandosi di tenere udienza, non potendo difendere in altro modo i suoi diritti inviolabili e costituzionalmente garantiti di libertà se non attraverso la necessaria violazione di quei regolamenti di epoca fascista che impongono la presenza dei crocifissi nelle aule giudiziarie.

C’è da ricordare che i magistrati della corte dell’Aquila già all’apertura del processo – ancora una volta in un’aula munita di crocifisso – avevano avuto modo di affrontare direttamente la questione del diritto di libertà di coscienza dell’imputato. Alla richiesta dello stesso Tosti e dei suoi difensori di tenere il processo in un’aula priva di simboli religiosi è arrivata, dopo una camera di consiglio di circa un’ora, una soluzione a dir poco sorprendente: anziché rimuovere semplicemente il crocifisso presente, i giudici hanno deciso di trasferire il processo in un’aula attigua destinata alle controversie di lavoro che casualmente era sfornita del sacro simbolo.
L’inusuale trasloco viene ora spiegato nelle motivazioni in questi termini :«L’imputato ed i suoi difensori avevano ed hanno il diritto a presenziare e ad esercitare le proprie prerogative difensive in un’aula di giustizia priva di espliciti simboli religiosi, ma è anche vero che tale diritto, espressione e manifestazione dei diritti primari, costituzionalmente riconosciuti, di libertà di coscienza, di libertà di religione e di eguaglianza, oltre che del principio di laicità dello stato al quale è pacificamente ispirata la Costituzione repubblicana, deve ritenersi essere stato sufficientemente ed adeguatamente garantito attraverso la concreta ed effettiva celebrazione del processo di appello in un’aula priva di crocifisso od altri simboli religiosi».
Il trasferimento del processo in un luogo “neutro”, o come lo definisce l’avvocato Corsetti «un’aula ghetto per non credenti», è stato ritenuto l’unico modo per garantire l’effettività di un diritto. «Pur volendo tutelare il diritto alla libertà di coscienza – prosegue l’avvocato Corsetti – la Corte è incorsa nella violazione del diritto alla non discriminazione essendo inaccettabile che ci possa essere un’aula per i cattolici e un’aula per i non cattolici».

Ma un diritto che cede il posto a un crocifisso, non è forse un diritto fragile?

Giuseppe Ancona