la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per novembre, 2012

“Liberate quelle persone per un’ora” (per-cristo-re!)

25 novembre 2012

Non c’è niente da fare: l’eclettico e poliglotta parroco di Cristo re a Martina Franca, padre Eugenio,  le prova proprio tutte pur di riempire la  chiesa.
Dopo un surreale avviso apparso sui muri della città l’otto marzo scorso, in cui per la festa della donna il solerte organizzatore annunciava ( o minacciava) un piccolo “trattenimento” delle donne di” nazionalità diverse”  nei locali parrocchiali, ora ci riprova a fare il pienone di anime.

Scarseggiando i devoti locali, il padre si rivolge a tutti gli immigrati di “nazionalità rumena, georgiana, albanese, brasiliana, russa, marocchina , polacca , africana , cinese”…e anche tutte le altre.

Nel messaggio (foto)padre eugenio bissi legge che “gli immigrati non sono numeri”, ma evidentemente è la somma che fa il totale  ( come diceva Totò): e allora tutti dentro, in chiesa , in un’ora di libertà graziosamente concessa dalle famiglie ospitanti.

La domanda sorge spontanea: perchè mai  dovrebbe esserci una chiesa specifica  per immigrati? forse nelle altre chiese, in mancanza di esplicito invito,  cinesi o rumeni non ci possono entrare?
Giuseppe Ancona

«Satana in chiesa!» E l’esorcismo è servito- Intervista ad Armando De Vincentiis, psicologo del Cicap

12 novembre 2012

satana gesù

Se è vero che i santi nascono là dove ce n’è più bisogno per via della presenza del maligno, si potrebbe viceversa pensare che è quel pessimo soggetto del diavolo ad essere attratto dalle terre in cui germoglia la fede e si manifestano i doni di dio, sempre per via di quella mai risolta storia della lotta del Bene contro il Male. Che la Puglia fosse terra di santi (e di diavoli) lo si sapeva da tempo: san Pio, in realtà pugliese solo d’adozione, e san Giuseppe da Copertino solo per citare i più famosi; segue poi una schiera di sempre nuovi beati, venerabili e servi di dio la cui notorietà è spesso confinata al campanile di appartenenza.
Ed ecco che in una ridente cittadina del tavoliere pugliese, Lucera, patria di un altro santo, san Francesco Antonio Fasani, proclamato da papa Giovanni Paolo II nel 1986, il diavolo si materializza in una chiesa piena di fedeli, durante la messa del pomeriggio. La notizia viene riportata in modo serissimo dal maggior quotidiano pugliese, che dà conto della presenza del demonio nel corpo di una sconosciuta ragazza durante la funzione religiosa. I dettagli della vicenda sono i soliti: la posseduta, che assisteva dagli ultimi banchi, ha improvvisamente cominciato a fare smorfie terrificanti, a urlare parole incomprensibili in una lingua sconosciuta («aramaico?» si chiede il giornalista) e a contorcersi seminando il panico tra i presenti. Gli unici a non essersi impressionati dalle smanie della ragazza sono il prete che celebrava e una habitué di Medjugorje, entrambi ben pronti di spirito nell’esorcizzare l’indemoniata con preghiere e invocazioni.
Abbiamo chiesto ad Armando De Vincentiis, psicologo del Cicap, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, e autore del saggio Indemoniata (edizioni Libellula, da qualche mese in libreria) un commento sull’accaduto.

Dottor De Vincentiis, come valuta l’episodio e in particolare la circostanza che la ragazza avrebbe avuto una manifestazione di possessione proprio in chiesa?
L’episodio in oggetto non ha nulla di straordinario se viene compreso all’interno del contesto in cui si è svolto. Mi spiego, affinché certi fenomeni si verifichino sono necessari degli ingredienti: un contesto culturale di credenze condivise ed una forte aspettativa. Il fatto che la ragazza fosse presente lì evidenzia già una fede religiosa così come il suo comportamento, probabilmente, è stato dettato dall’aspettativa di come un presunto indemoniato debba comportarsi. Ciò che ha fatto scatenare la crisi, probabilmente, sarà stato un malessere di qualsiasi natura che ha assunto connotazioni religiose (demoniache) all’interno di un terreno fertile in grado di incrementarne l’espressione. Lì è stata la cultura a fare da padrona ed ha dettato le regole di certi comportamenti seguendo dei copioni non scritti. E cosa impone la cultura cattolica in quei casi? Impone esattamente la messa in scena, in buona fede si intende, di tutto ciò che è successo.
Cosa le suggerisce il fatto che, tra i numerosi presenti, gli unici ad “aiutare” e “riconoscere” una possessione diabolica siano stati una fervente cattolica, seguace di Medjugorje, e il prete?
Sempre in virtù di quel copione non scritto che detta le regole del gioco. Faccio un esempio: se ci troviamo in una corsia di ospedale dove ci sono medici infermieri e pazienti ed una persona comincia a sentirsi male, magari ha una crisi isterica, urla e si dimena, cosa accade? Innanzitutto il contesto fa sì che il comportamento del soggetto venga interpretato come adeguato al luogo seppur insolito o spaventoso, ossia come una “fisiologica” crisi di un paziente o un ammalato, forse con problemi psicologici, che come tale sarà trattata. Allora parenti e pazienti non si assumono certo la responsabilità di intervenire ed ecco che lasciano spazio, giustamente, agli addetti ai lavori: i medici e gli infermieri. Questo, spostato nel contesto religioso, ha determinato lo stesso copione. Se in una chiesa una persona si sente male e comincia ad inveire contro i simboli cattolici cosa pensate che sia la prima cosa che viene in mente alla gente? Quella di lasciare che se ne occupi il padrone di casa, magari con l’aiuto di qualche suo collaboratore più stretto. Non sappiamo quale sia stata l’interpretazione della gente, sappiamo solo che spaventata dall’insolito ha lasciato il campo a chi di dovere.

Parlavamo all’inizio della presenza, negli stessi luoghi geografici, di santi e diavoli, miracoli e stregonerie, fede e superstizione. Il diavolo insegue la fede o viceversa?
Un diavolo che insegue i fedeli sarebbe un diavolo davvero democratico in grado di rispettare il credo e la cultura delle persone. Ve lo immaginate un diavolo del genere? Esso si presenta, si fa per dire, là dove è atteso, o meglio evocato o (ancor meglio) costruito là dove ci si aspetta che stia. Non esistono indemoniati al di fuori di certe credenze. Così come nelle varie culture un posseduto è, appunto, posseduto dagli spiriti del proprio credo, in altre microculture dove la credenza della possessione o del diavolo non è condivisa non si registrano fenomeni del genere. La fede costruisce i suoi demoni.
Nel suo libro Indemoniata compare la figura di uno psichiatra che consiglia ai genitori della paziente di pregare. Sono molti i casi reali di uomini di scienza che rinunciano alla razionalità?
Purtroppo sì! Nel mio libro, infatti, lo psichiatra corrisponde ad alcuni modelli della realtà e non è affatto di pura invenzione. Il fatto è che alcuni uomini di scienza condividono determinate credenze e lasciano che queste entrino nel loro apparato scientifico, purtroppo, invalidandolo. Gli stessi esorcisti sono affiancati da medici e psichiatri i quali avallano il lavoro di questi ultimi per il semplice fatto che la possibilità della possessione fa parte del loro credo religioso anche se non ha alcun fondamento sotto l’aspetto scientifico. Allora mi chiedo che valore ha il supporto di un medico, in quell’occasione, se questi ha assunto connotazioni religiose che con la medicina nulla hanno a che fare? Forse per evitare che il malato-indemoniato si faccia male o si senta davvero male. Nulla di più! La sua presenza non conferma di certo la veridicità del fenomeno.
Cosa sarebbe accaduto se tutti i presenti all’episodio di Lucera, anziché allontanarsi e magari chiamare il 118, avessero seguito le indicazioni dei due esorcisti?
Avrebbero semplicemente seguito il copione adottato nelle parrocchie adibite a questo scopo. In alcune, dove si effettuano esorcismi collettivi, sono gli stessi parenti a portare il loro caro presunto indemoniato. Quindi non fuggono, si aspettano delle reazioni che, per effetto dell’aspettativa e della suggestione, non tarderanno ad arrivare. Collaborano quindi con il sacerdote esorcista a tener ferma la vittima indemoniata e ad aspettare la fine del rituale. Ma immaginate una persona che dopo il rituale, seppur più calma per effetto placebo, si convince di essere stata posseduta del demonio? Come immaginate che possa vivere nella grazia di Dio o con gli effetti di un trauma costruito non certo dal diavolo ma da chi gli ha impiantato questa idea?
E’ sempre più diffuso il fenomeno degli esorcismi di massa che si tengono in alcune località, in Puglia come altrove. Ha mai assistito a questi riti e cosa ne pensa?
Ho fatto molto di più che assistere a qualcosa del genere. Per motivi di studio ho visionato decine di registrazioni di esorcismi collettivi effettuati in varie parrocchie o sedi adibite allo scopo per poi poterne parlare nel mio libro e/o commentarle in alcune trasmissioni Rai. Il tutto per poter carpire qualcosa di insolito che potesse sfuggire dal vivo. Ebbene ci sono alcuni elementi insoliti ma non certo a sostegno della possessione, bensì il contrario. Alcuni esempi significativi? Donne con la gonna che si dimenavano e stavano attente affinché questa non si alzasse per evitare di far vedere al di sotto (è immaginabile un diavolo che rispetta la pudicizia di chi lo ospita?). O gente che sbavava ma che porgeva la guancia o la lingua al suo parente per farsi pulire. Cosa non ho mai osservato? Nessuna levitazione, nessuna forza superiore che andasse oltre le normali leggi della fisiologia umana, nessuna voce sovrumana se non forzatamente modificata, nessun fenomeno paranormale!

Giuseppe Ancona

INDEMONIATA di Armando De Vincentiis: presentazione a Taranto 15 Novembre

11 novembre 2012

Il 15 novembre (giovedì ore 18.00) l’indemoniata a Taranto. Presso L’istituto Liside, via Ancona.liside

CONVEGNO organizzato dalla SO.CREM. di Taranto “Francesco D’Andria” e dal CIRCOLO U.A.A.R (Unione Atei Agnostici e Razionalisti) di Taranto

10 novembre 2012

SOCREM CONVEGNO ASOCREM CONVEGNO B


Con questa iniziativa le due Associazioni intendono avviare una campagna di pubblica informazione sul tema
del fine-vita, sul dolore connesso con la perdita della persona cara. Attraverso la riflessione comune sarà possibile
rimuovere le diffuse resistenze sociali che rendono arduo alla maggioranza dei cittadini affrontare l’idea del
finis-vitae collegata alla cremazione. Diffondere la pratica cremazionista e chiedere il sostegno delle autorità
pubbliche con provvedimenti a suo favore sono obiettivi fondanti della SO.CREM, in nome della civiltà e del progresso.
Bisogna dire che non ci sono argomenti di fede che contrastino col rito della CREMAZIONE, né risulta dai sacri testi mai che Gesù Cristo abbia predicato mai sul modo di dare sepoltura ai corpi. E se la Chiesa invita i propri fedeli a conservare la “pia consuetudine di seppellire i defunti”, questo accade sul finire del ‘700 quando tale pratica cominciò a diffondersi fra le logge massoniche anticlericali. Addirittura nel 1917 la CREMAZIONE viene vietata in quanto espressione antireligiosa, atto di negazione dell’immortalità dell’anima e della resurrezione di corpi (Codex Iuris Canonici) . Solo nel 1963 Papa Paolo VI, con apposita bolla, dichiarò la libertà della pratica cremazionista, perché “non tocca l’anima, non impedisce all’onnipotenza divina di ricostruire il corpo”. E oggi dopo secoli di dibattiti teologi non vi sono più pregiudizi religiosi sulla CREMAZIONE, in qanto non contrasta con il convincimento dell’ immortalità dell’anima, né con la concezione della sacralità del corpo umano, né con la dottrina cristiana della resurrezione.
Intervengono:
dott. MARCO NOVARINO della Fondazione A. Fabretti di Torino
prof. ROBERTO NISTRI Presidente Onorario del Circolo U.A.A.R. di Taranto
avv. VITO BASILE già Consigliere Comune di Taranto.
Moderatore: avv. FRANCESCO GUIDA Presidente SO.CREM ” Francesco D’Andria “.

(Illuminato dal Signore)

Io lo conoscevo bene ( Bruno Vergani a proposito di Formigoni & friends)

8 novembre 2012

vergani e i memores domini di CL

La puntata di Report del 4 novembre – “Il Papa Re” di Alberto Nerazzini – ha mostrato il fenomeno politico Formigoni in relazione al movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione fondato da don Giussani. All’indomani della trasmissione, mentre Formigoni twittava «Attacco vergognoso a Cl. Su di me tutte storie vecchie già dimostrate false. Comunque pagherai i danni», la rivista Tempi – vicina a Comunione e liberazione – riportava alcune reazioni come quella di Paolo Valentini, capogruppo del Pdl in Regione Lombardia, che ha dichiarato: «Ho assistito alla trasmissione Report e analizzando lo spezzone che mi riguarda constato che così montato non corrisponde all’intervista da me rilasciata». O quella del Sussidiario, dove Augusto Lodolini, nell’intervento intitolato “Report – Formigoni, Cl e quel montaggio d’assalto”, avvalora le perplessità di Valentini elaborando una micro lezione di tecnica cinematografica, tesa a informare il lettore della potenza del montaggio: «Gigantesco orco proteiforme rispetto al nano rappresentato dalla impaginazione dello strumento cartaceo».

L’eroe della puntata di Report è stato Marco Palmisano, un giro su Google ed esce primo, così: «Marco Palmisano è un giovane dirigente televisivo di successo, un uomo intelligente e ricco di fascino, affermato nel lavoro come nella vita privata, pieno di […]». Nella puntata aveva proclamato l’attuale arcivescovo di Milano, con altri esponenti ciellini, maestri politici di Berlusconi. Anche Palmisano, molto deluso della trasmissione, ha diramato una nota diffusa da Tempi: «Ben altro trattamento meritavano gli ascoltatori riguardo ad un importante fenomeno educativo e culturale che riguarda centinaia di migliaia di persone sparse in Italia, in Europa e nel mondo. La pochezza del servizio è dimostrata dall’unico e totale accanimento della redazione nel voler cercare a tutti i costi gravi colpe ed errori a carico di Cl e del presidente della Regione Formigoni. Non trovandone, il loro presunto scoop è stato il fatto di aver appreso che importanti esponenti di Cl avrebbero impartito lezioni di economia e cultura politica al cavalier Berlusconi a metà degli anni Settanta.»

Ancora da Tempi Marco Molon, forse il più acuto, paragona la puntata di Report alla tragedia greca e nel profondo si domanda: «Com’è possibile che noi [ciellini, ndr], così capaci di dare risposte imponenti alle domande dell’uomo, non si sia capaci di dare una risposta decente a un giornalista fazioso? […] Pare quasi l’impianto di una tragedia greca. Chi ha avuto il dono della Risposta e delle risposte non riesce a rispondere. Vi verrà da ridere ma anch’io non ho una risposta a questo paradosso. Proprio qui sta il bello delle tragedie greche».

Non sappiamo quanto c’entri la bellezza con l’incapacità di rispondere rimanendo impaludati in paradossi e neppure se le immagini di Memores Domini, i ciellini adulti, che sfuggono al videogiornalista di Report come vucumprà abusivi alla vista del vigile urbano, sia dinamica congrua alla tragedia greca o alla commedia italiana, però la domanda che Molon mette in piazza non è male. Un contributo alla risposta gli è dovuto.
Forse l’inghippo alberga preciso nella concezione della persona, del singolo, nella visione ecclesiologica di Comunione e liberazione. La persona è giudicata di per sé nulla, ma diventa tutto se riconosce la presenza di Dio nel gruppo d’appartenenza. Fuori da lì è persa nel niente, invece all’interno del gruppo plasmata in eterno nelle fibre dell’essere da Cristo stesso. Sarebbe forse utile domandarsi se sia più proficua all’uomo la capacità e il coraggio del pensiero personale in azione invece che l’affidamento a presupposti Enti divini che, misteriosamente, albergherebbero in umane compagnie. Comunità di uomini giudicata dagli appartenenti sovrumana e divina espressione dell’ineffabile, paradisiaco, grandioso, idilliaco, supremo, stupendo, eccelso, altissimo, immenso, indicibile, sconfinato, assoluto Ente, contrapposto alla nullità del singolo.

All’interno di questa concezione il singolo tende a inibirsi, a rimpicciolirsi, per esplodere nella gloria divina del trionfo collettivo, per poi impegnarsi a espanderlo ad oltranza ovunque. Conseguenze: delirio di onnipotenza o di piccolezza e la puntata di Report ha rendicontato entrambe le varianti. Il montaggio cinematografico non c’entra, il gigantesco orco proteiforme è proprio un altro.
Bruno Vergani

crac economico per l’ex manicomio di Bisceglie: le spese folli della regione per l’Ente ecclesiastico di don Uva

3 novembre 2012

pazziIl Tribunale di Trani l’8 novembre deciderà le sorti dell’Ente Casa Divina Provvidenza – Opera don Uva di Bisceglie, l’ex manicomio di proprietà ecclesiastica fondato circa 90 anni fa da don Pasquale Uva e ora gravato da un deficit di oltre 400 milioni di euro di debiti.
Il manicomio fu realizzato dal prete pugliese che era rimasto impressionato dall’opera di don Cottolengo nel 1922 e ben presto divenne un punto di riferimento per l’intero meridione, raccogliendo dapprima «epilettici e storpi minorati psichici», quindi «dementi cronici tranquilli» e infine nel periodo bellico i «folli di guerra» provenienti dai fronti e dai campi di prigionia, arrivando a ospitare migliaia di «malati».

Nel corso degli anni e in particolare dopo la legge Basaglia, la gestione dell’enorme struttura psichiatrica divenne sempre più impegnativa, potendo però sempre contare sul sostegno della classe politica che foraggiava l’ex manicomio assicurandone la sopravvivenza per ragioni occupazionali e elettoralistiche e facendone di recente anche un centro di accoglienza di immigrati (a 40 euro al dì pro capite).

Ora però c’è la concreta possibilità che i giudici di Trani dichiarino il fallimento dell’ospedale mettendo a rischio oltre 587 posti di lavoro, con prevedibili ripercussioni sociali sull’intera provincia.
Prima dell’udienza fallimentare si ipotizza che a salvaguardia dei posti di lavoro possano intervenire in extremis la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola o il governo.
Nei cortei bipartisan che si svolgono in questi giorni a Bisceglie con raccolta di firme e petizioni, l’Opera don Uva viene accusata di aver permesso che la crisi dell’ospedale crescesse a dismisura sin dal 2003 senza predisporre alcun piano di ammodernamento; molti tra i politici e i sindacati chiedono ora, senza mezzi termini, all’ente ecclesiastico e al suo vertice, la Madre generale suor Marcella Cesa, di revocare la procedura di licenziamento dei dipendenti e di favorire le dimissioni di tutto l’attuale management, accusato di inadeguatezza, incapacità gestionale e scarsa trasparenza.

Ma le critiche sulla gestione della struttura don Uva riguardano anche più in generale la politica adottata nel campo dell’assistenza psichiatrica in Puglia.
Solo qualche giorno fa, ad esempio, in provincia di Foggia è stata decisa la chiusura di otto dei nove Centri di salute mentale operanti sul territorio provinciale.
Associazioni di familiari di pazienti psichiatrici e medici vicini a Psichiatria democratica parlano di «una scelta aziendale irragionevole, che inciderà sul degrado della pratica assistenziale psichiatrica. Con quest’atto, si mira a relegare la psichiatria di comunità, vicina ai bisogni della gente, negli antiquati luoghi della custodia centralizzata e burocratizzata, gestita da un unico grande centro di salute mentale, estraneo alle nostre comunità».
Insomma, tutto a vantaggio delle solite maxi strutture, guarda caso sempre private e sempre della Chiesa.

La Gazzetta del Mezzogiorno lo scorso 30 agosto dava inoltre notizia di un esposto presentato da associazioni private alla Corte dei conti e alla Procura di Trani in cui si denunciava una poco chiara delibera di rimborsi per prestazioni psichiatriche di oltre otto milioni di euro (su un bando di gara che ne prevedeva 92) negli ultimi tre anni da parte della Regione Puglia, sempre a favore della Casa della divina provvidenza.
Secondo quanto viene riferito dal giornale, il sistema dei rimborsi sanitari a questo tipo di strutture seguiva il principio del “vuoto per pieno”. In altri termini, pur non occupando realmente tutti i posti letto, le varie strutture private chiedevano e ottenevano anticipatamente dalle Asl il pagamento anche per i “posti a disposizione”. Lo scopo sarebbe stato quello di «favorire processi di libera autonomizzazione dei pazienti psichiatrici» che le strutture, certe di rientrare nel budget, non avrebbero avuto così alcun interesse “economico” a cronicizzare.

Una storia, quella delle strutture sanitarie ecclesiastiche semideserte ma comunque costosissime per la spesa pubblica già vista qualche mese fa, sempre in Puglia con il caso del lebbrosario di Gioia del Colle, anch’esso quasi vuoto per mancanza di lebbrosi ma in grado di attingere a rimborsi per milioni di euro l’anno.

In tutto questo però segnaliamo una buona notizia. Con un tempismo sorprendente, mercoledì 31 ottobre nella Cattedrale di Trani il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione vaticana delle Cause dei santi, ha celebrato una messa solenne per il decreto pontificio con cui don Pasquale Uva, il fondatore del manicomio, è divenuto venerabile, cioè un passo prima di beato.

Chissà cosa ne penseranno i giudici della sezione fallimentare di Trani, chiamati a pronunciarsi sull’ex ricovero di matti di don Uva, che rischia così di diventare il primo santo nella storia a rischio di fallimento.

Giuseppe Ancona