la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per marzo, 2013

“Pugliesi per l’Italia unita- dalla rivoluzione partenopea(1799) a Porta Pia (1870)”- di Angela Picca

20 marzo 2013

presso la libreria Gilgamesh in via Oberdan 45 a Taranto, mercoledì 20 marzo 2013 alle 17.30. Oltre all’autrice interverranno Vincenza Musardo Talò, Valerio Lisi e Nicola Carrino.

invito 2

Non è Francesco

15 marzo 2013

francesco«Qui sibi imposuit nomen Franciscum». Il nuovo papa sceglie il nome del poverello d’Assisi. Visto che il Vaticano è pieno di lupi e corvi, chi meglio di un Francesco potrebbe ammansirli?
Sono visibilmente soddisfatti tutti quelli che speravano in una svolta netta e di rinnovamento, quelli che dalla fumata bianca attendevano un segno, un nome o un simbolo che fosse una risposta forte agli scandali economici e sessuali degli appartenenti alla Chiesa, alla sua inadeguatezza in campo sociale e politico. Il conclave ha scelto il nuovo papa utilizzando la propria sapienza millenaria: ha riguardato la propria storia dei secoli passati.

Correva l’anno 1209 allorché papa Innocenzo III ebbe l’illuminazione di approvare un nuovo ordine di seguaci del vangelo guidato da tale Francesco di Pietro Bernardone, ex possidente nullafacente e personaggio alquanto strano, proveniente da Assisi. Il papato era in un momento di grave pericolo, l’autorità morale degli uomini del potere ecclesiastico era minacciato. Tra i tanti gruppi pauperistici allora in circolazione che criticavano con crescente successo la famelica sete di ricchezze e la condotta dissoluta della Chiesa, il gruppo al seguito del mistico umbro venne accettato solo perché fece promessa di obbedienza al papa e alle gerarchie, preservandosi così da future stragi.
Diversa fu la sorte per i loro cugini, i seguaci di Valdo, Arnaldo e Dolcino, tutti marchiati come eretici impenitenti, che vennero perseguitati nei secoli successivi. L’operazione che si rendeva necessaria nel XIII secolo era annullare le spinte rinnovatrici delle correnti pauperistiche, incanalare nella Chiesa stessa le idee di rifondare la chiesa di Cristo e di tornare al messaggio del vangelo, facendo dimenticare gli scandali economici e i comportamenti corrotti dei suoi esponenti. O, più esattamente, far credere che ci fosse quella rinascita auspicata da tutti per mantenere in vita il sistema.
E i seguaci di Francesco, una volta morto il santo, si inserirono perfettamente nell’istituzione che avrebbero dovuto stravolgere, al punto che il voto di povertà è rimasto anche per l’ordine una aspirazione che non esclude l’esercizio di attività lucrative (come dalle parti di san Giovanni Rotondo) e i frati con i sandali gestirono egregiamente in prima fila, con i loro colleghi domenicani, i processi dell’Inquisizione nei secoli bui dell’eresia e dei roghi, dando prova di cieca fedeltà.

Dopo l’abdicazione di Benedetto XVI occorreva ugualmente rispondere alle richieste di svolta, di rinnovamento prima che spinte centrifughe allontanassero ancora di più le tiepide masse dei credenti dalla Chiesa di Roma. La sintesi si è trovata in un novello Francesco, o qualcuno che almeno in apparenza possa somigliargli e ricordarlo, anche se solo nel nome.
Poco importa se Jorge Mario Bergoglio non è Francesco, non indossa un saio di lana grezza ed è un cardinale gesuita, aduso alla convivenza con il potere del dittatore argentino Videla. Il suo compito sarà dar l’impressione che cambi tutto perché tutto resti uguale. Nei secoli.

Giuseppe Ancona ( da cronachelaiche)