la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per giugno, 2013

Stampa a rischio, appello per il Corriere del Giorno

26 giugno 2013
tarantoI Tarantini per il “loro giornale”?
L’ex sindaco  di Taranto, Mario Guadagnolo, ha lanciato una campagna per salvare dal rischio -chiusura il quotidiano locale “Corriere del Giorno”.
Sarà comprensibile patriottismo locale, ma che io non sento, perché per gli anni in cui sono rimasto  nella comune provincia e successivamente nell’area ionico-salentina il Corriere del Giorno non ha mai ospitato dibattiti o servizi in difesa della laicità, appiattendosi sulla cronaca conformistica, conservatrice e clericale.
Per questo non mi sento coinvolto dalla iniziativa, intrapresa dal mio vecchio compagno di liceo, che vorrei reincontrare anche come compagno socialista, sensibile alle battaglie laiche che sono state del PSI.
Mario non vorrebbe cancellare un pezzo della storia locale, “e’ – segnala- come se andassero distrutti i delfini di piazza Maria Immacolata”.
Sarebbe stato importante che Mario si fosse preoccupato o avesse ricordato  quando il blocco di potere (Corriere incluso)  distrusse un altro aspetto  della cultura della città di Taranto, cancellando la intitolazione di piazza Giordano Bruno modificandola in piazza Maria Immacolata.
Non si aggiri o eluda la questione, liquidandola come questione molto secondaria, perché non era secondario e sopportabile per il blocco conservatore che quella piazza conservasse quella intitolazione.

(Giacomo Grippa)

Da Ipazia di Alessandria a Francesco, tra dogmi e crimini ( Giacomo Grippa)

24 giugno 2013

ipazia01g (3)Ricordo sempre la foto dell’ attrice che ha interpretato Ipazia nel film Agorà, la matematica orrendamente uccisa dalle milizie del vescovo Cirillo, proclamato santo dalla Chiesa.

Intanto il terzultimo papa chiese comodamente perdono per gli orrori compiuti dalle eminenze della Chiesa.
Fanno sempre così, con la pratica del pentimento postumo che dovrebbe cancellare colpe e cause delle colpe.
Come avviene con le confessioni.
Rivedessero allora la santità attribuita a questi criminali.
Le imprese, fra ricatti e corruzioni, di Cirillo sono ancora tutte da denunciare.
Al Concilio di Efeso (431), a suon di oro, corruppe tutti e realizzò la demonizzazione del patriarca di Costantinopoli,  Nestorio.
Portò in votazione  il Dogma di Maria, madre di Dio, per ingraziarsi il patriarca di Efeso, impegnato a soppiantare i miti di:
1) Cibele (Magna Mater)
2) Frigia
3) Artemide (Diana)
4) Efeso (Eterna vergine che significa salvatrice misericordiosa).
FRANCESCO, NON TERGIVERSARE  CON PAROLE AD EFFETTO SU  povertà ed invito ai giovani ad andare  “contro corrente”.
Denuncia i crimini con cui sono stati fondati chiesa e dogmi.
L’elenco e’ lungo, atrocemente lungo…lo si può fare poco alla volta. (Giacomo Grippa)

Carovigno, è il tempo delle Mele ? (di Giacomo Grippa)

11 giugno 2013
meleIl ballottaggio per le amministrative al Comune di Carovigno, il paese del patriota e padre del pensiero femminista, Salvarore Morelli, ha visto gareggiare la prosecutrice del passato sindaco, Zezza, ora al Parlamento e un centrista dell’UDC, Mele, ex- deputato.
La storia di Roma non riguarda per niente la nota scivolata in albergo del casto U-DC con due invitate, che denunciarono l’uso di cocacola.
La storia antica che rivive da tempo a Carovigno è la nuova versione del ratto della Sabina.
La Torre, dedicata a Santa Sabina, simboleggia l’allettante, ridente località marina a sud di Carovigno, cosi’ denominata, precedendo le marine di Ostuni e Fasano.
La spumeggiante località arriva a rendere e ha reso ridente anche il Palazzo di città.
Ora per i due tronconi del centro e della destra locale non sappiamo se il nuovo Sindaco, sarà un Mele della discordia e non ci sarà più da ridere.
Non sappiamo cosa Mele ha denunciato, come preannunciato,  alla magistratura di presunti reati addebitabili al passato Sindaco Zizza che sosteneva la nuova candidata del PDL.
Non sappiamo quali casi di “affaccio” nei seggi di candidati ci siano stati o resi noti.
Conserverà Carovigno il suo ultimo aspetto “ridente”, prevarrà la zizzania, la lotta alle mele marce e finirà il ratto della Sabina?
Prevarranno, a “scoppio” ritardato, le Luminarie a giorno sull’intera Comunità’?
(Giacomo Grippa)

storia di un prete di frontiera: in cassazione il caso don Cesare Lodeserto e i suoi migranti

9 giugno 2013

grippaIl prete Cesare Lo Deserto, alla estrema destra dell’ex-vescovo di Lecce, Francesco Ruppi, responsabile del centro di accoglienza immigrati, denominato “Regina Pacis” nella marina di Melendugno, ha visto cancellato dalla Cassazione l’incriminazione per contabilita’ fraudolenta nella gestione di quella struttura.
Gli addebiti si fondavano su una contabilita’ contraffatta ed occultata, relativamente ai costi e al numero degli internati, priva anche di rendiconto che la Prefettura doceva acquisire, in base ai contribut statali a cio’ destinati.
Il tutto era venuto fuori, quando per il sequestro di computer ad un ispettore della Finanza, sottoposto ad accertamento per presunta corruzione, venne scoperta una contabilita’ parallela di fondi appartenenti al prete, suo nipote.
Nei vari gradi di giustizia la difesa di don Cesare aveva eccepito che la cassa della curia non poteva essere sottoposta a controllo da parte dell’ autorita’ giudiziaria italiana. Ora la Cassazione salva definitivamente don Cesare, ma non la cassa, il miracolo s’e’ compiuto: don Cesare e’ stato considerato responsabile della gestone, ma non della contabilita’.
Resta silenziata la sentenza di condanna ( fra restituzione ed ammende) emessa a carico della Sezione Regionale della Corte dei Conti che ha sindacato proprio su quella cassa, sulla relativa contabilita’ contraffatta.
Nel frattempo si sono chiusi per prescrizione altri due processi sempre per la stessa gestione (sequestro di persona, malttrattamenti, collocamento in nero di immigrati )
Don Cesare, dopo le prime incriminazioni, fu inviato in Moldavia a gestire un centro per il recupero di prostitute.
La Provincia di Lecce, presieduta dall’exsenatore Giovanni Pellegrino, apprezzando i nobili propositi del prete, anche perche’ aiutante in prima del vescovo, suo eccezionale amico, provvide a deliberare un contributo di 100.000,00 euro a favore di una attivita’ e di una struttura non italiane e non sul territorio nazionale.
Su questo si registrarono mie denunce, come Uaar, sulla stampa e la presentazione di una mozione in Consiglio provinciale, da parte di un rifondarolo, prof. Margarito, per la verita’ ispirata ad impallinare l’assessore competente, suo compagno di partito, ingenuo accondiscendente del presidente Pellegrino.
Alla discussione della mozione in Consiglio Provinciale il dissenso rientro’ e quell’ assise confermo’ la validita’ e nobilta’ (sic.!) della destinazione del contributo, allo stesso modo con cui il Parlamento italiano confermo’ l’eta’ infradiciottenne della “nipote di Mubarak”.
Il mio esposto al Difensore Civico ottenne una risposta, elusiva e cafona, nel senso che mi fu inviata una missiva, manutata a mano, con la scritta: in allegato un comunicato del presidente Pellegrino.
Valeva o voleva dire: mai sindacare la legittimita’ di un contributo a favore di una iniziativa clericale.
Del resto quando si seppe dell’arresto del braccio destro del potente vescovo Ruppi, si precipitarono per un saluto di solidarieta’ politici dell’arco costituzionale, dalla Poli Bortone a D’Alema.
Il caso non andrebbe considerato ironicamente chiuso, se nel frattempo anche l’immobile, sede del centro di accoglienza, non avesse conosciuto un altro sconvolgente epilogo: destinato per beneficienza come colonia per bambini bisognosi, stravolgendo finalita’ fondativa e funzione urbanistica, e’ stato venduto dal clero di Melendugno ad un privato al prezzo di svariati milioni di euro.
E cosi’ l’originario e noto Regina Pacis, per buona pace degli amministratori e del dirigente del settore tecnico di quel Comune, sara’ trasformato in una residenza turistica d’ “alto bordo”.
…in alto i cuori…sono diretti ai signori!

(Giacomo Grippa)