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Archivio per aprile, 2015

preti soli…j’accuse

3 aprile 2015
“La solitudine che il prete vive non ha nulla a che vedere, almeno non in modo determinante, con il fatto che, tornato a casa, non ci sia qualcuno che gli corre incontro o qualcuno con cui parlare o sfogarsi, con cui ridere o piangere…. La solitudine del prete è trovarsi qualche volta nel deserto a parlare ad un mondo che non ti vuole ascoltare, che ti ascolterà un’altra volta perché troppo impegnato a correre dietro a ciò che non salva”.  ( don Luca Peyron).
C’è molto di vero in questa frase, con una precisazione non di poco conto che riteniamo necessaria: quel mondo che si disinteressa a ciò che i preti dicono, è costituito proprio da quegli stessi credenti che affollano messe e processioni, non certo da chi non ha alcuna attrazione verso la religione.
Da un lato si osserva una comunità di fedeli più attenta alle manifestazioni esteriori della fede che non al messaggio, e dall’altro preti V.i.p. di successo, che scambiano la loro missione per una businessmission, ammirati e apprezzati dai fedeli e dai loro superiori per la visibilità politica che acquistano in paese e per l’entità dei fondi che riescono a racimolare a destra e manca.
E poi ci sono i preti di seconda fila, gli umili e semplici, quelli che non riescono a primeggiare né a destreggiarsi, relegati in parrocchie di scarsa importanza quasi fossero sedi punitive dove espiare la colpa della loro fragilità.
L’immagine manzoniana del sentirsi vaso di terracotta tra vasi di ferro, non a caso venne costruita su misura su un prete, don Abbondio, che alla scarsa intraprendenza comunque univa anche una fede ancor più scarsa.
Arcivescovi e superiori che non accudiscono e sostengono i loro sottoposti e anziché reprimere le primedonne in sottana nera le innalzano a cariche e onori sono, unitamente ai fedeli distratti, i veri responsabili della solitudine e della disperazione in cui si relegano i preti soli, quelli fuori dal giro.
Piccoli pastori di anime, ma pur sempre persone che non hanno la forza di portare pesi più grandi di loro.
Giuseppe Ancona