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“Padre, sono gay”. La risposta di tre parroci

Mi sono allontanato dalla Chiesa cattolica che avevo  sedici-diciassette anni, quando ho capito come ero, ma ora che voglio andare a convivere con un uomo mi chiedo se è cambiato qualcosa e se sarò accettato”. Un sabato mattina assolato accompagniamo Giovanni, 25 anni, lineamenti delicati e fisico minuto, in giro per le chiese di Martina Franca alla ricerca di un prete. Chi altri potrebbe dargli una risposta?
Giovanni da ragazzo frequentava la parrocchia (come tutti in un paesino di poche migliaia di abitanti) e aveva anche pensato a farsi prete, ma poi la vita lo ha portato altrove, lontano dalla fede o più semplicemente quella non era una vera chiamata. Si confidò a diciassette anni con il parroco, ma questi non seppe dirgli nulla, doveva riflettere sul problema e lo invitò a tornare. Ma la sera stessa Giovanni trovò sulla bacheca della parrocchia l’invito ai fedeli a partecipare al primo family day, e capì che non c’era spazio per lui.
Ora lavora e sta per laurearsi, genitori e amici da anni sanno che è gay;  Giovanni si presenterà così com’è realmente: un ragazzo tranquillo con amici, un uomo con il quale gli piacerebbe convivere, una persona omosessuale che da tempo non si nasconde più.

Vuole capire se al di là di quel che dice il papa alla televisione, è cambiato qualcosa nella Chiesa che non frequenta più.

Trovare un prete disponibile il sabato mattina alle dieci non è cosa semplice. Ci sono i matrimoni e fervono i preparativi per addobbare la navata con fiori, tulle e composizioni. In una chiesa il sacrista, o qualcosa del genere, rinvia Giovanni al pomeriggio ma dopo la messa; in un’ altra invece non c’è nessuno a cui chiedere, solo un paio di donne anziane che pregano e che lo seguono con lo sguardo, gruppetti accaldati di turisti, e il sottoscritto in fondo che fa da palo.

Alla fine ecco un prete disponibile, in una chiesa molto frequentata. L’approccio è quello stabilito: “Padre,sono molti anni che non vengo in chiesa, da quanto ho scoperto come sono”. Il sacerdote non chiede altro, annuisce e risponde al volo “capito”. A rendere tutto più chiaro, caso mai fosse rimasto qualche dubbio, Giovanni riporta le parole di papa Francesco e l’apertura verso gli omosessuali “Chi sono io per giudicare un gay?” .
Ma ecco la conferma che il papa, ammesso che volesse dire proprio quello, è lontano, si trova in Vaticano, lo si vede in televisione, qui siamo in una chiesa di un paese, e qui la gente, anche quella che segue Francesco, in realtà poi giudica,  giudica e chiacchiera: il consiglio inaspettato è che occorre nascondersi.
Gli dice che ha un problema, deve ricevere un aiuto psicologico. Soprattutto deve puntare a formare una famiglia. Inoltre consiglia di studiare, fare sport, perchè deve diventare forte, un vero uomo è più forte di una donna, ma deve sposarsi.

L’ultimo consiglio è non parlarne mai con nessuno, non dirlo a nessuno tranne che ai genitori, e resistere all’attrazione. Concedendo però qualche deviazione, perchè se dovesse accadere durante questo percorso di guarigione di cercare degli uomini, non deve preoccuparsi, ma farlo in segreto, “conosco uomini di cinquant’anni con famiglia che lo fanno”

L’inizio è un pugno allo stomaco, Giovanni esce dalla chiesa amareggiato. Nascondersi? E se a ricevere quel consiglio da quel prete ci fosse stato il Giovanni frastornato di 16 anni che aveva appena capito di essere gay? come avrebbe reagito ? che vita avrebbe avuto? la buttiamo sul ridere, scherzando sul fatto che in quella chiesa addobbata oggi ci sarebbe potuto essere il suo di matrimonio, con mamma che piange…un bel matrimonio anche se di copertura.

Con il secondo va decisamente meglio, dipenderà dal fatto che è un prete più anziano e più colto, nel centro : passa subito al concreto dicendo che a breve la Chiesa terrà un sinodo sull’argomento, ma anche che grandissime aperture non ce ne saranno,  verrà comunque richiesta la castità .  “ mi rendo conto che è difficile, ma è il sacrificio in più che ti viene chiesto”.

Questo prete  si mostra decisamente più amichevole e delicato, non è ostile, non giudica, tende la mano  e vuole sapere altre cose della sua vita, il lavoro, la laurea da conseguire, e lo invita a ritornare da lui quando vuole, a non sparire di nuovo per tanti anni dalla Chiesa.

Ormai è passato mezzogiorno, il sole picchia forte e in giro non c’è quasi nessuno.
Il terzo e ultimo sacerdote è di una parrocchia semi periferica, e sembra affranto per il caldo e preso da altri pensieri.“devi essere casto, questo anzitutto”. IMG_20150725_103836Ci tiene a precisare che le parole del papa vengono travisate dalla stampa, che siamo tutti peccatori davanti a Dio, lo dice l’antico e il nuovo testamento, come nel passo dell’adultera, e anche san Paolo,  per il resto molte parole e poche risposte, sembra voglia parlare di sé e dei suoi studi, “io preciso che non ho mai avuto rapporti sessuali e sono convintamente eterosessuale” scandisce bene le parole, con una sottolineatura non richiesta. Continua dicendo che ha frequentato molti ambienti ma tra i preti non esiste il problema o comunque non se n’è mai accorto e infine giù con una rassegna di virtù eroiche di sante e di santi martiri che con l’argomento avevano ben poco a che fare. Pezzi di predica buoni per ogni occasione, cose difficili da capire, roba per teologi. In sostanza anche per lui Giovanni è nel peccato se continua su questa strada e non vive in castità, ma il tutto detto con meno comprensione e delicatezza rispetto al prete di prima.

Riaccompagno Giovanni a casa in un paese a pochi chilometri da Martina.
A quest’ora il matrimonio sarà stato celebrato da quel prete che invitava a nascondersi, e gli sposi saranno con gli amici al ricevimento.
Auguri agli sposi.
E auguri anche a Giovanni che non si sposa ma non si nasconde.

Giuseppe Ancona

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