la prima forma di libertà è quella del pensiero

Posts con Tag ‘laicità’

il silenzio di dio in carcere

9 marzo 2017

laicitalia

Pastorelli di tutto il mondo, unitevi! il presepe nella sezione Pd a Maglie ( di Giacomo Grippa)

21 dicembre 2013
maglie_piazza E’ stato allestito un presepe nella storica sezione del PD di Maglie (Le), in via Orfanotrofio.
         Non si e’ fatta attendere la rimostranza di diversi iscritti per la inimmaginabile caratterizzazione confessionale del partito , tramite Luisa Forenza.
        Il segretario, Mattreo Calovero ha giustificato l’iniziativa, appellandosi e rivendicando il rispetto del principio di laicità che dovrebbe assicurare a tutti la liberta’ di pensiero.
         Il gruppo dei dissidente ha cosi’ deciso di astenersi dal frequentare la sezione per tutto il periodo delle festività.
         Il “pensiero” dei clericali che hanno tante occasioni per esternare il loro credo, nella chiesa come nella famiglia, fino alla scuola mira a mantenere una antistorirca egemonia, come al tempo in cui il cattolicesimo  era religione di Stato ed obbligatoria.
        La laicità, principio supremo del nostro ordinamento costituzionale, tutela la libera espressione delle proprie concezioni esistenziali, mettendo al riparo lo spazio pubblico, le istituzioni da prevalenze, privilegi o condizionamenti d’ogni tipo, ancora perpetuantesi.
       Laicita’ cioe’ e’ rispettare i luoghi pubblici come luoghi in cui tutti i cittadini debbono riconoscersi, senza egemonie o fondamentalismi.
       Proprio quello che e’ mancato  nella sezione del PD magliese che, ironia del luogo, si trova domiciliata in via Orfanotrofio, priva addirittura della eredita’ del pensiero democristiano del loro concittadino Aldo Moro.
       Giacomo Grippa (Lecce)

I ragazzi dell’oratorio ( don Dino Boys)

15 giugno 2012

rnsArriva un’età nella quale un uomo è libero di dire e fare quel che vuole, perché le numerose primavere alle spalle gli conferiscono di diritto un’aura di saggezza e lo pongono al riparo da ogni critica, sospetto o giudizio. Il 78enne don Dino Lepraro ha raggiunto questo stato di grazia e di venerabilità, e gli consentiamo qualsiasi cosa (o quasi). Da qualche tempo infatti nessuno, neanche tra i suoi superiori, osa frenare l’anziano prevosto per l’improvvisa giovinezza che lo porta ad imperversare su Facebook, dove dispensa consigli, benedizioni e riceve omaggi, o a mostrarsi entusiasta ai comizi elettorali del neosindaco Franco Ancona, tempo fa uno dei don Dino-boys. Anche i preti votano: ne hanno diritto alla pari dei cittadini normali, quelli che lavorano e pagano le tasse. Chissà Guareschi che avrebbe detto vedendo una tonaca nera sostenere sullo stradone chi in passato fu esponente di un partito (il Pci) i cui militanti furono colpiti il 1° luglio 1949 da scomunica latae sentenziae dal Sant’Uffizio; per la revoca della quale misura occorrerebbe, oltre a un sincero pentimento, l’assoluzione da parte almeno un vescovo. Non sappiamo se il neo sindaco si sia pentito, contrito e confessato per la sua militanza materialista e atea, e sinceramente non ci interessa.

Ma i tempi della guerra fredda sono finiti, anche a Martina: dopo il collasso a livello nazionale della democrazia cristiana, i cattolici sono diventati liberi di votare chi vogliono. Purtroppo questo ha determinato (qui come altrove) una perdita di autonomia e laicità nei nuovi partiti: l’elettore cattolico, ora libero di scegliere senza incorrere nelle pene dell’inferno, è diventato così preda degli appetiti elettoralistici ma nello stesso tempo egli stesso alza il prezzo del proprio consenso; ed ecco che le formazioni politiche (di destra, centro e sinistra) fanno a gara a chi si mostra più ossequioso e rispettoso, sensibile e attento, ai valori non negoziabili imposti dalla Santa Romana Chiesa e ai suoi rappresentanti in terra. Un clericalismo e confessionalismo di ritorno che, guarda caso, alligna principalmente nella sinistra che in passato ha sempre patito e sofferto per l’inaccessibilità al voto cattolico (Vendola docet). C’è da vedere come si comporterà la nuova giunta, di Centro Sinistra, priva di una rappresentanza di Comunisti italiani e Rifondazione, e se sarà sufficiente a raddrizzare la barra, sbilanciata dal precedente sindaco Palazzo, la presenza in giunta di un filosofo come Tonino Scialpi alla cultura (per quanto, ahinoi, anch’egli in gioventù frequentatore della stessa parrocchia con Franco Ancona). Le prime uscite pubbliche in processioni e visite pastorali del Vescovo non fanno sperare bene. Tra le tante questioni sulle quali attendiamo di vedere all’opera la nuova amministrazione, ci sarà l’atteggiamento sulle proprietà immobiliari delle parrocchie e congregazioni, per le quali occorrerà accertare l’effettiva destinazione per quanto riguarda la tassazione ai fini Imu e tassa rifiuti; si auspica un atteggiamento di rigore e sobrietà (visti i tempi) nelle elargizioni, finora allegramente devolute, ai vari parroci per feste e festicciole patronali, restauro porte e facciate di chiese ecc. come si spera in un trattamento di parità di tutte le confessioni religiose per l’utilizzo della quota del 7% degli oneri di urbanizzazione secondari, finora devoluti solo alla Curia vescovile, magari inoltrando stavolta richiesta di effettiva rendicontazione delle somme ricevute; si spera anche una nuova e inedita attenzione per tutte le forme di convivenza, con l’istituzione di apposito registro comunale per le coppie civili e di fatto, per consentirne l’accesso nel settore dei servizi sociali. Aspettiamo, perché è dai frutti che riconosceremo l’albero.

Giuseppe Ancona

Russi ortodossi a Bari: pregate e pagate

26 gennaio 2012

emilianoUna grande amicizia in nome di san Nicola quella tra i baresi e il popolo russo, cominciata con un macabro trafugamento di ossa che avrebbe fatto della città pugliese la capitale della venerazione del santo da parte di cattolici e ortodossi. Correva l’anno del Signore 1087 allorché 62 intrepidi marinai di Bari riuscirono a raggiungere con tre navi Myra (Anatolia), terra allora sotto gli infedeli, per impossessarsi dei resti umani del vescovo. Nell’impresa batterono sul tempo i rivali veneziani che, sbarcati solo dopo 13 anni, raccolsero quei pochi frammenti rimasti, sufficienti appena a inventarsi la venerazione di un meno noto san Nicolò sulla laguna.

Negli ultimi dieci anni la presenza di russi e ortodossi che raggiungono il capoluogo pugliese e la Basilica di San Nicola è cresciuta in maniera evidente: in breve si è passati da pochi e timidi pellegrini, folcloristici con le loro litanie e funzioni interminabili, a presenze quotidiane di grossi gruppi che arrivano in aereo o in nave da crociera e sono ormai diventati i veri e indisturbati proprietari della cripta del santo. Ma la presenza di pellegrini non è limitata alla sola chiesa della città vecchia: terminate le funzioni anche le boutique e gioiellerie più esclusive della centralissima via Sparano ringraziano calorosamente il santo per la valuta pregiata che, grazie a lui, arriva nelle loro casse.

Dei turisti provenienti da fuori dell’Unione europea che vengono in Italia a spendere i propri soldi facendo shopping i Russi sono al primo posto con l’86% di quota di mercato. In Puglia ne sono arrivati circa 15mila nel 2011 e il numero dovrebbe salire anche grazie all’abbandono di mete culturali come l’Egitto o di altri paesi del mediterraneo attualmente poco tranquille.
Oltre allo shopping c’è chi scommette che dopo gli inglesi , i prossimi (facoltosi) stranieri disposti ad acquistare un trullo in valle d’Itria o una masseria del Settecento nel Salento, verranno dalla terra di Putin e Medvedev. L’economia russa (in realtà anche quella criminale) è in crescita: non esiste settore mondiale nel quale non ci siano investimenti dei nuovi straricchi dell’Est. L’idea a dire il vero non è originalissima: con l’esempio padre Pio in casa, anche altri amministrazioni pubbliche pugliesi, come la Regione guidata dal devotissimo Nichi Vendola, da tempo inseriscono nei cataloghi promozionali dei competenti assessorati al turismo percorsi spirituali, feste patronali, luoghi di santi e di miracoli e feste di patroni. Ma la cosa con i russi si fa più interessante: altro che i pullman parrocchiali per san Giovanni Rotondo, con i pellegrini con il pranzo a sacco portato da casa che alla città del santo con le stimmate lasciano solo gli spiccioli per il souvenir-statuetta-made-in china di san Pio e un caffè. Perché non cavalcare la fede vera, quella accompagnata da carte di credito Visa e dare inizio, ad esempio, alla sempre annunciata dismissione dei beni demaniali, se la cosa può essere un ottimo investimento?

È quello che deve essersi chiesto il sindaco di Bari Michele Emiliano, che il 23 gennaio ha formalmente e definitivamente regalato la chiesa russa ortodossa risalente al 1913 e situata nella centralissima via Benedetto Croce, quartiere Carrassi, di proprietà comunale, al patriarca ortodosso di Mosca. In realtà l’ex magistrato antimafia, ora primo cittadino, si è fatto prendere un po’ la mano, lanciandosi nella autocandidatura della propria città a sede di un concilio ecumenico o di riappacificazione tra cattolici e ortodossi. Il papa e il patriarca di Mosca davanti a un piatto di riso, patate e cozze annaffiato da Nero di Troia doc: che colpaccio! I diretti interessati per il momento non dicono nulla. L’industria dei pellegrinaggi attende sviluppi. Vuoi vedere che alla fine san Nicola sarà davvero un Santa Claus per l’economia pugliese?
Giuseppe Ancona (www.cronachelaiche.it)

In uscita il libro I LAIC un anno di cronache laiche

10 dicembre 2011

i laicÈ in arrivo I LAIC – Un anno di Cronache Laiche (prefazione di Carlo Flamigni, ed. Tempesta): la raccolta dei nostri migliori articoli che raccontano l’anno appena passato senza indulgenza per nessuno.
Quattrocento pagine brossurate per non dimenticare i migliori scandali che il Vaticano ci ha regalato, le notti magiche dell’ex premier e la sua corte dei miracoli, il resoconto delle battaglie vinte, perse o che stiamo ancora combattendo nella grande guerra contro la discriminazione razziale, religiosa e di genere; e tanta satira con le vignette di Arnald e le riflessioni “su una riga sola” di Fabio Buffa.

Prenota la tua DISSACRANTE COPIA entro il 6 gennaio per riceverla, fresca di stampa direttamente a casa tua entro il 31 gennaio, a 14 EURO INVECE DI 19.
info su www.cronachelaiche.it

Croce e ciminiere. La Santa alleanza dell’acciaio

19 maggio 2011

chiesa e Ilvadi Salvatore Romeo (’84)

Ha destato scalpore e persino scandalo la recente vicenda dello “scambio di favori” fra ILVA e Chiesa di Taranto. Se la prima ha finanziato – come d’altra parte fa da diversi anni – le celebrazioni di San Cataldo, l’altra ha ricambiato conferendo il “Cataldus d’argento” a Girolamo Archinà, attuale responsabile dei rapporti istituzionali dell’azienda per la regione Puglia. Eppure questo simpatico do ut des non avrebbe dovuto meravigliare più di tanto. Risale a poco più di un anno fa il contributo che ILVA ha elargito alla parrocchia Gesù Divin Lavoratore per il rifacimento della parte esterna della chiesa. In quell’occasione sia il parroco, Padre Angelo Catapano, sia lo stesso vescovo spesero – com’era normale che fosse – parole di estrema gratitudine nei confronti dell’azienda – Catapano, fra l’altro, è attualmente cappellano di fabbrica del siderurgico. Quest’ultima, d’altra parte, nel comunicato stampa diramato per l’occasione tenne a sottolineare che “i parrocchiani, circa 6 mila, sono in prevalenza lavoratori ILVA, che negli anni di espansione del siderurgico si sono stabilizzati al quartiere Tamburi.” La costruzione della Gesù Divin Lavoratore – soggiunge il comunicato – è infatti iniziata nel 1967 e conclusa solo alla fine degli anni ’60. Questa breve nota ha in realtà grande valore per almeno due ragioni: ci dice quanto antico sia il rapporto fra Chiesa e grande industria (siderurgica) e quale funzione esso abbia svolto e continui a svolgere. Per cogliere almeno un risvolto dell’alleanza fra potere ecclesiastico ed economico il lettore provi a porsi una domanda: quale partito o sindacato vanta al momento 6 mila iscritti in quella parte di città? Una sommaria ricostruzione di questo legame è offerta dall’articolo di Antonio Mariano presente in questo stesso numero. Da esso si evince che in passato la Chiesa ha svolto nei confronti del siderurgico un servizio ben preciso: il controllo sociale della manodopera, che ha visto le istituzioni del mondo cattolico impegnate persino nel campo della selezione del personale. Questa mediazione è declinata con il “raddoppio” e con l’ingresso in fabbrica di nuove leve meno dipendenti dai poteri tradizionali. Oggi la situazione sembra essersi ribaltata.
Le vicende di questi mesi sembrano confermare che, a seguito della privatizzazione, si è fatto un passo indietro di qualche decennio sul piano delle relazioni industriali e istituzionali che riguardano il siderurgico, recuperando metodi di gestione del consenso che sembravano essere stati sepolti dalla stessa secolarizzazione della società italiana. D’altra parte non è un mistero che diverse assunzioni, all’epoca del turn over generazionale, siano state gestite facendo leva su poteri locali. Ma in questo contesto la Chiesa svolge forse anche un’altra funzione, non contemplata dal modello dominante negli ’60.

L’attuale cappellano di fabbrica dell’ILVA è lo stesso Angelo Catapano. Ma per più di dieci anni a curare le anime dei lavoratori siderurgici e delle loro famiglie ci ha pensato don Nino Borsci. Figura carismatica, attualmente parroco di un’altra chiesa dei Tamburi, la San Francesco de’ Geronimo, Borsci è però soprattutto – dal 2001 – direttore della Caritas diocesana di Taranto, incarico di prestigio e di potere. Ma per capire il senso dell’intreccio clerico-industriale non è solo alle attività ufficiali di don Nino che bisogna guardare, bensì alla sua quotidiana opera nel quartiere. Le immagini che ho presenti sono due: la prima è la famosa scena del documentario di Alessandro Sortino su Taranto in cui il fulvo giornalista si avventura nel cuore dei Tamburi, a “parlare con la gente”. Ben indirizzato dalle sue guide locali, i posti che visita sono proprio le due chiese del rione. A Gesù Divin Lavoratore parla con Catapano e raccoglie le impressioni dei bambini dell’oratorio, di fronte alla San Francesco de’ Geronimo invece assiste alla processione in onore del santo. Ed è questo senz’altro il momento più significativo della narrazione. Sortino prova a interrogare i fedeli presenti; quasi tutti hanno parenti, amici o conoscenti che lavorano in ILVA – insomma, il dato rivelato dal comunicato aziendale sembrerebbe valere anche per questa parrocchia – ed è da queste persone che raccoglie le risposte più significative. I più a dire il vero tacciono; i pochi che rispondono replicano il refrain del “ricatto occupazionale”: “meglio il lavoro dell’aria pulita”, dice la signora con malcelato buon senso. L’omertà e la rassegnazione contrastano con la partecipazione sentita alla celebrazione, con le note della banda. Una prova di forza: la Chiesa riesce a portare in strada la gente del quartiere, gli ambientalisti no – come nota amaramente un altro abitante del quartiere.
Ma su cosa si basa questa forza? Mi tornano alla memoria le impressioni dell’incontro che ebbi l’anno scorso con Don Nino nella sua canonica. Eravamo stati “convocati” dopo una nostra inchiesta sul centro per richiedenti asilo gestito anche dalla Caritas, nel quale si mettevano in evidenza diverse inefficienze che il prelato ci teneva a rettificare. Appena entro mi impressiona la quantità di persone che all’interno dell’ampia sagrestia. Tutte sembravano indaffarate, intente nell’organizzazione di chissà cosa… Dovemmo aspettare qualche minuto prima di essere ricevuti nello studio del parroco, a sua volta evidentemente impegnato. Finalmente dentro, la nostra conversazione venne interrotta dal continuo affacciarsi di persone che chiedevano a Don Nino “due minuti”, quasi sempre con un foglio in mano. Don Nino fu molto fermo nel respingerli e continuò
il confronto. Alla fine mi restò l’impressione che la nostra questione non fosse che una delle tante che il “vulcanico” Borsci (così lo definiscono i suoi collaboratori) aveva dovuto affrontare nel corso di quella giornata. Per cogliere almeno in parte l’articolazione delle attività che la Don Francesco svolge basta visitare il suo sito (!). Oltre alla tradizionale Azione Cattolica e al gruppo scout, troviamo: centro sportivo, scuola di ballo, scuola materna, coro parrocchiale, centro di recupero per tossicodipendenti, casa famiglia, persino un gruppo carismatico (credevo esistessero solo fra i protestanti!). Un’attività che nelle città del centro Italia viene svolta dai circoli ARCI o UISP, ormai da tempo trasformatisi in centri polifunzionali. Insomma, la Chiesa è nel quartiere e interagisce attivamente col quartiere. Riformuliamo la domanda posta sopra: quante istituzioni laiche (partiti, sindacati o anche semplici associazioni) sono in grado di fare tutto questo oggi?
Non basta a questo punto brandire la “ragione laicista”, cioè dire che Borsci, Catapano e i preti in generale fanno quello che fanno perché alle spalle hanno un’istituzione potente, l’8 per mille ecc. ecc. Perché sorge spontanea una domanda: i Tamburi non sono lo stesso quartiere in cui fino ancora agli anni ’80 le forze di sinistra avevano la maggioranza assoluta dei consensi? In cui esisteva una socialità operaia strutturata e composita che faceva concorrenza attiva alla Chiesa? Che fine ha fatto questo patrimonio, mentre quello delle parrocchie è cresciuto? E soprattutto, perché si è verificato tale esito?
Da quest’ultimo interrogativo rischierebbe di venire fuori un discorso infinito, che non è proprio il caso di affrontare in questa sede. Però alcune suggestioni le si può esprimere. L’arretramento delle istituzioni laiche ha coinciso cronologicamente con la crisi del mito dell’industria e con l’emergere degli aspetti problematici legati alle grandi fabbriche. Fra tutti questi una posizione di assoluto rilievo è andata assumendo la questione ambientale, che tradotta nei termini dell’esistenza individuale vuol dire: paura della morte precoce e dolorosa. E’ questo il campo su cui la religione come fenomeno umano è nata e si è consolidata. E quanto più l’idea e l’immagine stessa della morte diventa forte, tanto più il potere della religione – e cioè la sua capacità di rispondere ad un bisogno sociale oggettivo – si espande. D’altra parte non diceva Spinoza che “l’uomo libero a nulla pensa meno che alla morte”? E dunque libero non è l’uomo che deve fare i conti quotidianamente con l’ombra della “nera signora”: egli si trova a dover cercare continuamente consolazione per non finire stritolato dall’angoscia e dal terrore che da un momento all’altro la sua esistenza possa essere travolta da un male imprevedibile. E quello che la Chiesa offre non è solo consolazione della coscienza, ma anche “impegno” in tutti i momenti vuoti della quotidianità – quelli in cui, complice la solitudine che caratterizza la quotidianità dell’individuo moderno, potrebbe riaffiorare il pensiero della fine. Il corso di ballo piuttosto che la partita di pallone o la preghiera collettiva sono gioiose alienazioni, che in un quartiere dove l’alienazione “cupa” – quella delle case parcheggio, delle strade continuamente trafficate, dell’assenza di spazi verdi… – è di casa assumono un valore sociale altissimo.
Certo, questo spiega solo in parte il potere sociale della Chiesa in città, perché poi le istituzioni laiche hanno messo abbondantemente del loro nel determinare la situazione corrente. Dopo aver accettato supinamente la privatizzazione del siderurgico, le forze laiche – e la sinistra in particolare – sono rimaste disorientate e stordite di fronte agli atteggiamenti della nuova dirigenza. Nessuno forse si aspettava la delegittimazione dei sindacati, gli atteggiamenti intimidatori nei confronti dei lavoratori che non piegavano il capo (si pensi alla tristissima vicenda della Palazzina LAF), lo sprezzo assoluto verso la città che ha caratterizzato almeno il primo decennio della nuova proprietà. Ma a questa violentissima sfida non è corrisposta una reazione uguale e contraria. Anzi, sindacati e partiti della sinistra hanno assecondato l’arretramento politico dei lavoratori: accettando nella sostanza il nuovo modello di relazioni industriali e ridimensionando la propria presenza in fabbrica e nei quartieri.

Ecco allora che la posizione della Chiesa rispetto alla grande industria non è dettata da mero opportunismo (certo, c’è anche questo). L’alleanza fra Chiesa e ILVA si basa sulla funzione che la prima svolge e che mette a servizio dell’azienda. Essa cura il malessere che quest’ultima produce e di cui nessun altro si interessa. Lo fa alla sua solita maniera, cioè neutralizzando il conflitto, dando risposte consolatorie. Così certo non si risolve il problema – che consiste in ultima istanza nel fatto paradossale che quelle persone sono costrette a morire per vivere – anzi: le false soluzioni lasciano intatta la situazione, creando allo stesso tempo dipendenza. Se pregando il male non passa il prete dice che non si è pregato abbastanza: è un trucco che va avanti da migliaia di anni, ma è proprio questa la radice del potere delle religioni. Ma non basta dire che è tutta un’illusione per vedere finalmente la ragione trionfare; se non ci sono altre soluzioni anche la non-soluzione va bene. Gli uomini, come la natura, non tollerano il vuoto.

E allora che fare? Una prima cosa potrebbe essere smetterla con la propaganda della morte. Le persone che per prime subiscono l’inquinamento non devono sentirsi “deboli”, ma “forti”. Devono sentirsi ciò che realmente sono – e cioè la leva che fa funzionare un meccanismo ben oliato che ogni anno trasforma lavoro e macchine in centinaia di milioni di euro di profitti. Gli operai possono a loro volta “ricattare” l’azienda se smettono di lavorare (lo ha dimostrato la vertenza sul contratto dello scorso anno). Essi non possono sentirsi cronicamente malati e bisognosi di assistenza e di cure; devono essere orgogliosi di sé stessi, della funzione sociale che svolgono e sicuri di poter cambiare a piacimento il proprio destino. Ma questo orgoglio e questa sicurezza non emergeranno fino a quando, oltre a cambiare il registro della “narrazione” che dall’esterno si fa di loro, la società civile che ha interesse a cambiare le cose non lavorerà con gli operai dentro le periferie per costruire nei luoghi di lavoro e di vita una presenza sociale diversa da quella sostenuta dal blocco clerico-aziendale. L’avvenire di questa città è indissolubilmente legato alla volontà che esprimeranno (o non esprimeranno) le 11 mila persone che quotidianamente varcano i cancelli della fabbrica. Taranto, piaccia o no, è principalmente città operaia; e sarà l’azione o l’inerzia di questa enorme massa di uomini a costruirne – o distruggerne – l’avvenire.
Salvatore Romeo
( articolo apparso su www.siderlandia.it 17 maggio 2011)

info@tarantolaica.it

il colore del gatto: la sanità confessionale a Taranto

14 maggio 2011

vendola e don verzèSe dovesse concretizzarsi il grandioso progetto dell’Ospedale San Raffaele del Mediterraneo a Taranto accadrà, caso unico in Italia, che il sistema sanitario di un capoluogo di provincia sarà quasi totalmente privatizzato, passando in larga parte nelle mani di un ente cattolico quale la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor di Milano, di don Luigi Verzè.
Molto bene, si dirà, se realmente dovesse sorgere quel “polo d’eccellenza” di cui tanto si parla, quel centro di cura e di ricerca universitaria all’avanguardia non solo in campo oncologico, che eviterà a tarantini e pugliesi viaggi della speranza negli ospedali del Nord.
Di questo progetto, fortemente voluto dal presidente della Regione Nichi Vendola, si parla molto, ma forse non abbastanza.
Politici, sindacalisti, associazioni e mezzi d’informazione mettono in luce gli aspetti teorici, tecnici ed economici dell’operazione, come il costo di 210 milioni di euro, dei quali 60 milioni già stanziati dalla Regione Puglia, o le quote di ripartizione pubblico privato rispettivamente del 51 e del 49%. Si discute anche della contestuale soppressione definitiva di altri due ospedali ( il SS. Annunziata e il Moscati) con la perdita di una cinquantina di posti letto non rimpiazzati, e della variante urbanistica concessa alla società proprietaria del suolo su cui sorgerà il nuovo ospedale (confinante con la cittadella di Motolese, anch’essa nell’holding San Raffaele), che le permetterà la costruzione, di 250 nuovi alloggi in altra zona ora destinata a servizi. Notizie di stampa riferiscono però di qualche problema di bilancio della Fondazione San Raffaele (un passivo di 900 milioni di euro) ma l’impero economico di Don Verzè è comunque solido.
Ma oltre a questi aspetti, importanti certamente, serve domandarsi :è un bene che i futuri camici bianchi (dal primario all’infermiere) del nuovo ospedale, vengano per la fase iniziale assunti e dipendano da un direttore sanitario nominato dalla fondazione cattolica? Quali saranno le direttive impartite?
Diceva Mao Tse –Tung, che non importa se il gatto è bianco o grigio, purché sappia prendere i topi.
Sarebbe così, se non fosse che in tema di salute e di vita, a volte, occorre sapere prima come la pensa il gatto, poiché esistono materie nelle quali le convinzioni personali dell’operatore sanitario possono essere determinanti.
Sarebbe necessario ad esempio pensare a quale sarà tra i medici di Taranto e provincia che a vario titolo graviteranno nell’orbita del San Raffaele, la percentuale di obiettori di coscienza, non solo per le interruzioni volontarie di gravidanza, ma per la somministrazione della RU-486 o per la pillola del giorno dopo (che pure non è un abortivo ma contraccezione di emergenza): per quest’ultima sarà possibile ottenerne la prescrizione al pronto soccorso del San Raffaele? E che dire della nuova legge Calabrò in approvazione alla Camera sul fine vita, secondo la quale al medico o all’equipe medica vengono concessi poteri decisionali straordinari, esclusivamente rimessi alla “scienza e coscienza” del sanitario? È già accaduto con Eluana Englaro, che per il rifiuto a staccare i macchinari da parte delle suore che l’accudivano, dovette essere trasferita dalla clinica di Lecco a Udine, lontano dalla Lombardia di Formigoni, e questo per dare attuazione a una sentenza di una Corte d’Appello della Repubblica Italiana.
Alcuni anni fa una mia conoscente aveva problemi a portare avanti una normale gravidanza: dopo costose cure e visite specialistiche, i medici le dissero impotenti che l’unica possibilità era di recarsi all’estero per utilizzare quelle tecniche di procreazione assistita che la legge 40 vietava loro di mettere in atto in Italia.
Fortunatamente rimase incinta e tutto andò bene; adesso ha un bel bambino, sano.
A chi conoscendo la sua storia, attribuiva il lieto evento all’intercessione di qualche padre Pio, rispondeva sorridendo di essere stata più fortunata di altri, ricordando con affetto quei medici italiani addolorati perché veniva loro impedito di fare il proprio lavoro.
Tanta fortuna, bimbo.

Giuseppe Ancona

articolo apparso su Extramagazine del 13 maggio 2011

il ministro FRATTINI promuove una SANTA ALLEANZA contro la minaccia ATEA

23 ottobre 2010

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FIRMA LA PETIZIONE PER LE DIMISSIONI DI FRATTINI

http://www.firmiamo.it/frattini-si-dimetta-non-puo-insultare-gli-atei/diffondi

Cristiani, Musulmani ed Ebrei dovrebbero unirsi per combattere “fenomeni perversi” come l’ateismo, il materialismo e il relativismo. Che un ministro della Repubblica Italiana faccia affermazioni di questo tipo è sconcertante. Eppure la COSTITUZIONE sulla quale egli ha giurato, tutela allo stesso modo la libertà di religione e la libertà di non averne alcuna. Tutti gli Italiani LAICI anche credenti, dovrebbero sentirsi offesi da queste affermazioni che portano il nostro Paese verso il confessionalismo, la discriminazione religiosa e  la censura alla libertà di pensiero

http://www.uaar.it/news/2010/10/23/frattini-sull-osservatore-romano-ateismo-minaccia-societa-alleanza-monoteista/

 

http://www.esteri.it/MAE/EN/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2010/10/20101022_FrattiniMedioOriente.htm

testo della comunicazione inviata al presidente della Repubblica da parte del segretario Uaar:

Signor Presidente,
il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha scritto l’altro ieri un articolo violentissimo nei confronti di chi non crede. Ha infatti sostenuto che «l’ateismo, il materialismo e il relativismo» sono «fenomeni perversi», caratterizzati da «fanatismo e intolleranza», che «minacciano la società», e vanno pertanto combattuti con un’alleanza tra cristiani, musulmani ed ebrei.
Circostanza ancora più grave, l’articolo in questione è stato pubblicato sull’Osservatore Romano, organo di informazione della Santa Sede (il quotidiano di una delle comunità religiose coinvolte nell’alleanza, quindi, tra l’altro pubblicato all’estero) e ripubblicato sul sito del ministero degli esteri.
Un uomo dichiaratamente ateofobo che incita alla ‘Santa Alleanza’ contro una minoranza (peraltro ragguardevole) dei cittadini del suo paese, certamente non nota alle cronache per aver fomentato atti destabilizzanti o terroristici, non è degno di essere ministro di uno Stato che individua nella laicità e nella libertà di coscienza due supremi principi costituzionali.
L’UAAR, associazione di promozione sociale che ha come suo primario scopo la difesa dei diritti civili dei cittadini atei e agnostici, chiede a Lei, garante della Costituzione e dell’uguaglianza di tutti i cittadini, sancita dall’art. 3, un autorevole intervento nei confronti dell’On. Frattini affinché ritiri le sue dichiarazioni o, in caso contrario, si dimetta, perché le sue idee sono chiaramente incompatibili con la carta costituzionale e ledono la considerazione internazionale del nostro paese, che come ammette lo stesso Frattini è ormai isolato «tra i paesi fondatori dell’Unione Europea».
Sarà comunque cura dell’associazione dare il massimo risalto, nazionale e internazionale, a espressioni indegne dell’incarico rivestito.

Raffaele  Carcano segretario nazionale UAAR

l’occasione perduta….xx settembre 1870

13 settembre 2010

XX SETTEMBRE 1870

PER NON DIMENTICARE QUELLA CHE UNA VOLTA ERA “FESTA NAZIONALE”

Il 20 settembre 1870 il fuoco dell’artiglieria del neonato Regno d’Italia riuscì ad aprire una breccia nelle mura aureliane vicino a Porta Pia. Roma era finalmente unita al resto della penisola. Si portava così a compimento il sogno del Risorgimento e dei Padri della Patria Cavour, Mazzini e Garibaldi: fine del potere temporale della Chiesa, (che da undici secoli consentiva ai pontefici di fare la guerra , riscuotere le imposte, battere moneta, mettere in galera e accoppare i sudditi); Roma capitale.

La ricorrenza fu proclamata dallo stato unitario “festa nazionale”.

Nel 1929, con i Patti Lateranensi, la Chiesa e “l’uomo della provvidenza” Benito Mussolini, come ebbe a difinirlo Pio XI, abolirono la festività.

Dopo la liberazione dal nazi-fascismo, con il controverso art.7 della Costituzione che, riconfermando i patti lateranesi sanciva alla chiesa cattolica romana di fatto un privilegio sulle altre confessioni religiose, la festività del XX settembre non fu ripristinata.

Negli anni seguenti, paradossalmente, da quella breccia i virus del clericalismo e del confessionalismo dilagarono nella neonata e fragile Repubblica Italiana. Lo scambio tra potere politico e gerarchie ecclesiastiche (concessione di privilegi economici e legislativi in cambio del consenso elettorale) è continuato in questi anni, indistintamente,con i governi di centro destra e di centro sinistra, lasciando sul terreno, ormai moribondo, il supremo principio costituzionale della

LAICITA’ DELLO STATO.

Mentre a Roma, oggi, si commemora il 140° anniversario della Breccia di Porta Pia con la celebrazione di una Santa Messa (sic!) officiata da sua eccellenza il cardinal Bertone, per milioni di cittadine e cittadini italiani quella data rimane il simbolo della speranza di poter vivere finalmente in uno stato laico, in cui le posizioni espresse dalla chiesa cattolica siano valutate come tante altre.

Invece, forti degli enormi privilegi fiscali, immobiliari e territoriali (esenzione ICI; 8×1000;finanziamenti a scuole e ospedali cattolici; immissione in ruolo di 26.326 insegnanti di religione cattolica nominati dalle curie arcivescovili senza alcun concorso nel pieno dei tagli alla scuola pubblica-133.000 cattedre in meno nel triennio 2009/2012- fatti dalla Gelmini; etc…) il Vaticano e la Chiesa italiana mantengono e accrescono il loro interventismo sulla società e la politica italiana. Stampa, radio e soprattutto TV debordano di papapensiero come se le altre confessioni religiose e soprattutto come se atei e agnostici in questo paese non esistessero!!!

Tante riforme civili e sociali (unioni civili; testamento biologico;procreazione medicalmente assistita; divorzio breve; RU 486;etc…) ottenute da decenni in tutti gli altri paesi europei da noi sono bloccate o insabbiate dai “non possumus” cattolici.

La Chiesa di Roma si erge ad ente morale e struttura sociale indispensabile per il nostro Paese mentre, come evidenziano il regime fiscale, le enormi proprietà immobiliari e soprattutto gli scandali, dallo IOR del Cardinal Marcinkus a Propaganda fide del Cardinale Sepe, passando per l’insabbiamento doloso della piaga planetaria della pedofilia pretesca, è proprio carente di pratiche cristiane, come d’altronde insegna la sua storia millenaria (crociate, inquisizione, colonialismo) debitamente occultata da quasi tutti gli intellettuali di tutte le appartenenze politiche.

Il Circolo UAAR di Taranto nel ricordare il XX settembre 1870 e la continuità storica e valoriale tra il nostro Risorgimento e la Resistenza, proprio mentre l’unità nazionale è esposta al dileggio e all’oltraggio del peggior leghismo e mentre nel mondo si riaffacciano pericolosamente gli spettri del fondamentalismo religioso e degli Stati teocratici, invita la cittadinanza tutta a non far scendere l’oblio sulle tappe gloriose e fondanti della nostra Repubblica e a unirsi a noi nel chiedere il ripristino del XX settembre come festa nazionale.

Silvio Bonavoglia

UAAR TARANTO

 

scrivi a tarantolaica info@tarantolaica.it

Manifesto XX Settembre UARR Taranto

Quanto fa 8×1000?

15 maggio 2010

 Molto più di quanto crediate … divertentissimo video realizzato da Paguri Entertainment.

 Se ne parla, in termini molto poco lusinghieri su questa pagina.

Bene o male, questi ragazzi avranno pensato che l’importante è che se ne parli. E questo sarà stato per loro già un discreto successo.

E visto che siamo in prossimità di scadenze fiscaliconsiglierei ,per approfondire l’argomento,  la lettura del libro La Questua di Curzio Maltese, giornalista de La Repubblica.