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il silenzio di dio in carcere

9 marzo 2017

laicitalia

Democrazia atea denuncia: “disegno “piduista” nelle riforme costituzionali”

10 agosto 2013

carla corsetti

“il piano di rinascita democratica elaborato negli anni ’80 da Licio Gelli, silenziosamente sta trovando attuazione?”: è questo l’allarme lanciato dalla segretaria nazionale del partito Democrazia Atea, Carla Corsetti, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Lecce ieri 14 agosto. “Bipolarismo politico, ridimensionamento del ruolo dei sindacati, controllo da parte dell’esecutivo sull’esercizio dell’azione penale, esautoramento della centralità del parlamento, controllo dei mass media”: queste le inquietanti analogie tra quanto si leggeva nel documento rintracciato fortunosamente nel corso di una perquisizione tra gli effetti personali di Maria Grazia Gelli, figlia dell’ex materassaio aretino, e i recenti sviluppi del percorso di riforme costituzionali attuato dal governo di larghe intese, presieduto dall’On. Letta.
Democrazia Atea denuncia il tentativo antidemocratico di riforme costituzionali in atto, giustificate con la straordinaria situazione di crisi economica, e invita a sostenere le petizioni nazionali a tutela dell’art.138 della Costituzione,l’unico strumento legittimo per modificare attraverso il dibattito parlamentare, le nostre istituzioni.
Alla conferenza stampa il referente per Lecce della nuova formazione politica Giacomo Grippa, ha dato notizia della richiesta di accesso agli atti amministrativi della Provincia di Lecce, depositata la stessa mattina all’Ente oltre che presso l’Ufficio del Difensore Civico provinciale, e volta a far luce sulle recenti erogazioni di fondi da parte della amministrazione guidata da Antonio Maria Gabellone a favore di Caritas e oratori leccesi; secondo quanto sostiene Grippa, le scarse notizie riportate dalla stampa non chiariscono se prima della delibera ci sia stata la “preventiva presentazione dei progetti da finanziare” o l’inserimento in “specifici capitoli di spesa” e la fissazione di “criteri di rendicontazione”.
Domande legittime alle quali la documentazione richiesta e il difensore civico, dovranno fornire risposte.
Giuseppe Ancona

storia di un prete di frontiera: in cassazione il caso don Cesare Lodeserto e i suoi migranti

9 giugno 2013

grippaIl prete Cesare Lo Deserto, alla estrema destra dell’ex-vescovo di Lecce, Francesco Ruppi, responsabile del centro di accoglienza immigrati, denominato “Regina Pacis” nella marina di Melendugno, ha visto cancellato dalla Cassazione l’incriminazione per contabilita’ fraudolenta nella gestione di quella struttura.
Gli addebiti si fondavano su una contabilita’ contraffatta ed occultata, relativamente ai costi e al numero degli internati, priva anche di rendiconto che la Prefettura doceva acquisire, in base ai contribut statali a cio’ destinati.
Il tutto era venuto fuori, quando per il sequestro di computer ad un ispettore della Finanza, sottoposto ad accertamento per presunta corruzione, venne scoperta una contabilita’ parallela di fondi appartenenti al prete, suo nipote.
Nei vari gradi di giustizia la difesa di don Cesare aveva eccepito che la cassa della curia non poteva essere sottoposta a controllo da parte dell’ autorita’ giudiziaria italiana. Ora la Cassazione salva definitivamente don Cesare, ma non la cassa, il miracolo s’e’ compiuto: don Cesare e’ stato considerato responsabile della gestone, ma non della contabilita’.
Resta silenziata la sentenza di condanna ( fra restituzione ed ammende) emessa a carico della Sezione Regionale della Corte dei Conti che ha sindacato proprio su quella cassa, sulla relativa contabilita’ contraffatta.
Nel frattempo si sono chiusi per prescrizione altri due processi sempre per la stessa gestione (sequestro di persona, malttrattamenti, collocamento in nero di immigrati )
Don Cesare, dopo le prime incriminazioni, fu inviato in Moldavia a gestire un centro per il recupero di prostitute.
La Provincia di Lecce, presieduta dall’exsenatore Giovanni Pellegrino, apprezzando i nobili propositi del prete, anche perche’ aiutante in prima del vescovo, suo eccezionale amico, provvide a deliberare un contributo di 100.000,00 euro a favore di una attivita’ e di una struttura non italiane e non sul territorio nazionale.
Su questo si registrarono mie denunce, come Uaar, sulla stampa e la presentazione di una mozione in Consiglio provinciale, da parte di un rifondarolo, prof. Margarito, per la verita’ ispirata ad impallinare l’assessore competente, suo compagno di partito, ingenuo accondiscendente del presidente Pellegrino.
Alla discussione della mozione in Consiglio Provinciale il dissenso rientro’ e quell’ assise confermo’ la validita’ e nobilta’ (sic.!) della destinazione del contributo, allo stesso modo con cui il Parlamento italiano confermo’ l’eta’ infradiciottenne della “nipote di Mubarak”.
Il mio esposto al Difensore Civico ottenne una risposta, elusiva e cafona, nel senso che mi fu inviata una missiva, manutata a mano, con la scritta: in allegato un comunicato del presidente Pellegrino.
Valeva o voleva dire: mai sindacare la legittimita’ di un contributo a favore di una iniziativa clericale.
Del resto quando si seppe dell’arresto del braccio destro del potente vescovo Ruppi, si precipitarono per un saluto di solidarieta’ politici dell’arco costituzionale, dalla Poli Bortone a D’Alema.
Il caso non andrebbe considerato ironicamente chiuso, se nel frattempo anche l’immobile, sede del centro di accoglienza, non avesse conosciuto un altro sconvolgente epilogo: destinato per beneficienza come colonia per bambini bisognosi, stravolgendo finalita’ fondativa e funzione urbanistica, e’ stato venduto dal clero di Melendugno ad un privato al prezzo di svariati milioni di euro.
E cosi’ l’originario e noto Regina Pacis, per buona pace degli amministratori e del dirigente del settore tecnico di quel Comune, sara’ trasformato in una residenza turistica d’ “alto bordo”.
…in alto i cuori…sono diretti ai signori!

(Giacomo Grippa)

Tutti pazzi per Tony, il giovane santone di Carmiano

11 dicembre 2012

tony preghieraE’ dal 2007 che Tony Laggetta da Carmiano (Lecce) dice di aver scoperto di essere un veggente o, più propriamente, un profeta visto che riceve messaggi di dio per poi comunicarli all’umanità. In un appezzamento di terreno a metà strada tra Carmiano e Copertino, oggetto di donazione da parte di uno dei primi seguaci del gruppo “Il calvario di Gesù crocifisso” (Associazione di promozione sociale e Onlus dal 2012) da lui fondato, Tony Laggetta, su precisa indicazione del “Signore Padre onnipotente” (così dio firma i propri messaggi) ha innalzato un piccolo altarino attorno a una pietra e lì ad ogni apparizione si radunano fino a cinquecento persone tra curiosi e devoti; e mentre la notorietà del giovane mistico si espande rapidamente dalla Puglia a tutta Italia via facebook (alcuni annunciano una prossima visita di Paolo Brosio) le chiese del paese di Carmiano e dintorni tendono a svuotarsi.

I messaggi divini sono nello stile delle altre apparizioni soprannaturali: invito alla preghiera e alla diffusione del messaggio evangelico. Con consigli personali al giovane mistico con le stimmate su come vestirsi e come comportarsi (niente tatuaggi o piercing). Ma stavolta è dio in persona che parla, non la madonna o qualche angelo o santo, come forse non accadeva dai tempi di Mosè. Ma, come la storia insegna, quando si svuotano le chiese iniziano i problemi per il santone di turno.

Una famiglia di un paese vicino, Copertino, denuncia ai giornali che un suo componente, A.C. di venti anni, da un giorno all’altro ha lasciato l’abitazione e il lavoro per unirsi a Tony, diventandone il più fidato discepolo. Il padre del ragazzo rivolge un disperato appello alle “autorità civili e religiose”, affinché chiariscano cosa c’è dietro l’Aps-Onlus “Il calvario di Gesù crocifisso” e accertino la storia delle stimmate che comparirebbero periodicamente sulle mani del veggente. E benché la presunta vittima abbia sempre dichiarato di aver liberamente deciso di seguire il veggente, essendo per di più maggiorenne, il padre chiede di «capire », dichiarandosi disposto anche a fare un passo indietro «qualora gli eventi straordinari e prodigiosi di cui parlano i fedeli del gruppo dovessero verificarsi sul serio.»

Intanto la Curia di Lecce, attraverso il vicario del vescovo Domenico D’Ambrosio, don Fernando Filograna, sollecitata da molti a intervenire temporeggia e non si esprime, sottolineando però che nessun ecclesiastico ha mai preso parte alle riunioni di preghiera del gruppo in questione. A chi spetta, tra le “autorità civili e religiose”, alle quali si rivolge un padre disperato, risolvere il caso del profeta di Carmiano? Ma prima ancora della Curia ha fatto la Procura, togliendo così al vescovo le castagne dal fuoco: c’è ora un’inchiesta su Tony Laggetta condotta dal pm della procura di Lecce Antonio Negro che ha voluto sentire il mistico sull’ipotesi di circonvenzione di incapace ai danni del ragazzo ventenne di Copertino. La circonvenzione di incapace, reato procedibile d’ufficio, è un reato non facile da provare perché occorre non solo accertare l’effettivo stato di deficit psichico della vittima (che potrebbe derivare dalla depressione per una grave malattia, un lutto, la perdita del lavoro) ma anche provare la malafede del suo profittatore.

Dopo che si è diffusa la notizia, sul sito facebook del veggente è apparso puntuale un ulteriore messaggio dell’onnipotente (datato giorni prima) che annuncia persecuzioni e sofferenze: «Figlio mio quanta sofferenza. Io, il Tuo Dio… ti dico: metteranno le mani sù (sic!) di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi anche alle prigioni, maltrattati, percossi a causa del Mio nome… Vi tradiranno persino i genitori, parenti tutti e amici. Sarete odiati da tutti a causa del Mio nome…(firmato) Il Signore Padre Onnipotente». Quello che invece non era stato profetizzato dal Signore era una contemporanea denuncia per diffamazione presentata dallo stesso Tony contro una sorella dell’adepto A.C. per via dei contenuti della pagina facebook antagonista a quella del Calvario, chiamata significativamente con il nome “Il Calvario di Gesù Crocifisso è una bufala”. Un sito più affollato dell’originale in cui le accuse, come l’ironia e le allusioni sull’onestà della setta, non si contano. Considerato però che Tony Laggetta agisce sempre rispettando la volontà del Signore c’è da chiedersi se proprio Lui gli abbia suggerito di sporgere querela. Insomma, più la veterotestamentaria legge del taglione che non il “porgi l’altra guancia”.

Se l’inchiesta a carico del veggente dovesse andare avanti, sarà interessante scoprire in che modo i giudici appureranno se il mistico è o meno in buona fede quando dice di essere destinatario dei messaggi di dio.
Tony Laggetta da parte sua non si scompone, consapevole del proprio destino e annuncia che non appena arriverà il momento, mostrerà a medici ed esperti le sue stimmate. Nel frattempo il vescovo di Lecce, alle prese con un fenomeno scomodo per la Chiesa se non viene controllato e gestito dalle gerarchie, tifa in silenzio perché lo Stato sia severo nello smascherare i mistificatori.

Già, perché la vera fede, talvolta, può essere difesa anche in un’aula di giustizia.

Giuseppe Ancona

Le suore, la trans, il vescovo e gli immigrati da sfrattare: succede a Lecce

11 settembre 2012

NEWS_63493Quando il 2 gennaio del 2001 morì per un ictus in un letto di ospedale a Lecce, Antonio Lanzalonga, 68 anni, conosciuto da tutti come “la Mara”, la più famosa prostituta transessuale della città, era ricca, anzi ricchissima.
Da anni aveva chiuso i rapporti con tutti i suoi parenti, e infatti in ospedale era sola, senza nessuno che l’assistesse. Ma riceveva continue visite, specie di persone che le chiedevano se quel che si diceva in giro fosse vero, e cioè che avrebbe fatto testamento a favore della Chiesa.
La Mara aveva però deciso di lasciare tutte le sue ricchezze non alla Curia ma al piccolo monastero delle benedettine di Lecce, un convento di suore di clausura, donne molto lontane dalla sua vita precedente, e la cosa non andò giù a molti, compreso il vescovo dell’epoca che sperava fosse l’arcivescovado a beneficiare del lascito.
Per il funerale monsignor Francesco Leone, segretario del vescovo, comunicò ai pochi amici e a un cugino che non sarebbe stato concesso il duomo, per una disposizione del codice di diritto canonico secondo il quale le esequie si sarebbero dovute tenere nella chiesa più vicina al luogo di morte e cioè nella cappella interna all’ospedale, come infatti avvenne.
La Mara aveva invece immaginato un funerale grandioso, nella chiesa principale della sua città.

Il patrimonio accumulato nel corso di quarant’anni di “scandalosa” professione comprendeva circa una ventina di case fatiscenti e pericolanti nel centro storico di Lecce, tra cui due enormi complessi settecenteschi, uno in Corte Gaetano Stella e un altro di due piani in via delle Giravolte.
Alla morte della Mara queste case erano già affittate a immigrati africani, in maggioranza senegalesi, che vivevano in condizioni igienico-sanitarie precarie, spesso senza acqua né luce. Un piccolo pezzo d’Africa al centro della città, con i suoi odori di cucina speziata e suoni di lingue straniere.
La proprietaria però non regalava niente e il fitto che esigeva dai suoi inquilini immigrati era spesso esoso rispetto alla sistemazione che offriva. Insomma, la Mara non era certamente una benefattrice.

Le suore benedettine, una volta divenute proprietarie, dovettero affrontare il problema di ristrutturare l’enorme patrimonio immobiliare che richiedeva interventi radicali di manutenzione per problemi statici e soprattutto come renderlo redditizio. Era prevedibile che delle monache di clausura, dedite alla vita contemplativa e alla produzione di dolci di mandorle, non avrebbero avuto le capacità imprenditoriali per gestire quei beni, ma c’è chi trovò la soluzione al posto loro.
Infatti le suore stipularono con la diocesi di Lecce e la Caritas diocesana un contratto di comodato d’uso di cinquant’anni per gli immobili ubicati in Corte Gaetano Stella, che sono stati totalmente ristrutturati dalla Caritas con un contributo di circa 650 mila euro stanziati dalla Conferenza episcopale italiana, provenienti dai fondi dell’8 per mille.
A ottobre il centro, che si chiamerà “La casa della carità” dovrebbe essere inaugurato alla presenza del cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano e comprenderà un centro di ascolto e accoglienza aperto a italiani e stranieri, con una decina di posti letto, ambulatorio, mensa e punto di distribuzione di vestiario o cibo.

Per quel che riguarda invece le case di via delle Giravolte (13 unità abitative poste su due piani e con ingressi autonomi da una corte, per complessivi 49 vani ), se ne riparla oggi perché dopo numerosi rinvii è stato deciso l’ultimo termine agli occupanti per liberare le case, fissato improrogabilmente al 28 settembre dall’ufficiale giudiziario del Tribunale.

E’ dal 2010 che le suore cercano di sfrattare gli inquilini, ma gli abitanti che occupano quelle case anche da venti o trent’anni non saprebbero dove andare né come pagarsi un fitto. E quindi il problema è diventato emergenza sociale, e se ne sta occupando il comune di Lecce oltre che la prefettura, destando anche non pochi malumori e commenti xenofobi nella popolazione, per l’attenzione data al problema abitativo degli stranieri, come se i leccesi se la passassero molto meglio.
Cosa faranno le suore una volta liberate le case di via delle Giravolte o a chi daranno la gestione del patrimonio non lo sa nessuno.
Circola insistentemente la voce che nel testamento la Mara abbia posto come condizione quella di mantenere l’attuale destinazione e di non sfrattare gli immigrati; ma il vicesindaco con delega alle Politiche sociali, Carmen Tessitore, ha smentito affermando che i rapporti della Mara con gli inquilini erano tutt’altro che buoni.

Il sito giornalistico TR News ha però scovato a giugno un annuncio immobiliare su internet che parlava di «complesso immobiliare di pregio storico artistico sito nel cuore del centro storico di Lecce. Ideale location per realizzare struttura ricettiva/albergo diffuso. Prezzo di vendita 1.400.000 euro»; l’annuncio continuava descrivendo l’immobile «in una zona di notevole flusso turistico, generato dalla presenza di diversi complessi architettonici barocchi: Duomo, Chiesa di Sant’Anna ed Ex Conservatorio, Accademia delle Belle Arti, Porta Rudiae», tanto che «l’intero isolato negli ultimi dieci anni ha vissuto una radicale trasformazione dovuta al frenetico passaggio di proprietà degli immobili e al recupero e restauro degli stessi, utilizzati come residenze o B&B».

La madre superiora delle suore, Benedetta Grasso, ha ammesso a Tr News che si trattava proprio delle case della Mara ricevute in eredità. Ma per il momento, e per non creare ulteriore agitazione, l’annuncio di vendita è scomparso.

Forse anche in questo caso, un aiuto (non disinteressato) alle suore benedettine verrà dalla potente organizzazione della curia leccese, che si sta attivando per reperire strutture caritatevoli e di volontariato a Lecce e provincia, convenzionate con il Comune. Entro fine settembre quindi si dovranno sistemare gli ultimi abitanti delle Giravolte sotto sfratto, 17 inquilini “ufficiali” anche se il numero esatto delle persone interessate non si conosce perché in molte case coabitano in condizioni di sovraffollamento parecchi immigrati. Poi si vedrà.
Giuseppe Ancona ( articolo apparso su cronachelaiche.globalist.com )