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via quella baionetta dalla statua all’ingresso della città

18 settembre 2014

foto giuseppe mazzagliaOra che i lavori di restauro e pulizia dell’arco di Santo Stefano a Martina Franca sono stati ultimati ed è in via di smantellamento l’impalcatura che lo ricopriva, apprendiamo casualmente  da un attento osservatore delle cose martinesi, il sig.Martino Tulipano, la vera origine della spada impugnata da san Martino.

L’arma metallica in questione, anch’essa restaurata totalmente, pare sia in realtà una aggiunta moderna dei primi del 900, e cioè un ex voto di un soldato martinese tornato vivo dal fronte; più precisamente una baionetta in dotazione ai fanti dell’esercito regio della Prima Guerra mondiale .

In ogni caso, quale che sia la data di collocazione dell’arma, sarebbe auspicabile una valutazione storico-artistica sulla opportunità di tenere o eliminare dalla statua restaurata la baionetta in questione visto che rappresenta comunque un elemento estraneo, aggiunto a distanza di secoli dalla creazione dell’opera.

Riguardo poi a San Martino il fatto che il santo venga raffigurato proprio nell’atto di dividere il mantello con il povero, e quindi esattamente nel gesto che lo rende il santo caritatevole   per antonomasia nell’iconografia cristiana, impugnando uno strumento che in concreto è servito a uccidere vite umane, appare un po’ contraddittorio.

Anche se a ben vedere l’immagine non stride con la storia personale del soldato romano distruttore di templi pagani; saremmo però curiosi di conoscere l’opinione in merito degli specialisti del settore: esegeti, preti e devoti di san Martino di Tours in genere.

C’è da sperare che qualcuno non prenda questo articolo come un suggerimento per sostituire la baionetta con una spada d’oro o d’argento pagata dai fedeli ad majorem dei gloriam.

in ogni caso a nostro parere l’esibizione di una vera arma di guerra su uno dei monumenti più rappresentativi della Città è fortemente in contrasto con ogni proclamata velleità di fare di Martina una città di pace, dato che la guerra non ha mai portato fratellanza o concordia tra i popoli, e quindi non occorre esibirne gli strumenti di morte all’ingresso della città.

Giuseppe Ancona

(foto di Giuseppe Mazzaglia www.giuseppemazzaglia.com )

lettera aperta al parroco sul museo milionario

16 ottobre 2013

Egregio

statua san martinodon Franco Semeraro

parroco di San Martino

Martina Franca

Apprendiamo che per l’allestimento del museo della basilica di San Martino la sua parrocchia riceverà un finanziamento di 800mila euro dalla Regione Puglia che si somma al milione di euro arrivato nel 2012 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il restauro di palazzo Stabile, di proprietà della chiesa e destinato a ospitare lo stesso museo.

Visto che si parla di una cifra considerevole che appartiene alla collettività, ritengo sia interesse e diritto di tutti, nonché suo dovere, indicare come queste somme verranno impiegate.

Tempo fa dalla pagine di un giornale locale Le avevo posto delle domande sulla conservazione di alcuni manufatti artistici che facevano parte degli arredi e dei decori della chiesa di San Martino nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Attraverso documentazioni fotografiche risalenti nel tempo, si chiedeva dove fossero finiti tre grandi lampadari a soffitto in vetro degli anni 50 più un quarto degli anni 20 che era nel cappellone; un gruppo marmoreo di cherubini sulla parete destra sopra l’organo; la feriata in ferro battuto del 1775, le cornici in oro zecchino di due nicchie laterali e altro ancora.

Prontamente Lei rispose sullo stesso giornale che, alemno riguardo alla sua gestione della parrocchia,  «Tutto (era) al proprio posto». E che dopo i vari lavori di restauro della chiesa « Quel che oggi non è utilizzabile viene custodito perché potrebbe essere utilizzato domani».

Si parla di una sezione dedicata agli argenti superstiti, una ai paramenti sacri, una ai dipinti e l’ultima alle pergamene

L’idea che alcune opere un tempo presenti nella Basilica, tolte dalla loro sede originaria e immagazzinate, servano ora a riempire il nuovo museo, non ci convince.

Quali idee e progetti scientifici ci sono sul Museo di San Martino?

Un museo, così come viene inteso ormai dagli anni 70 del secolo scorso, non è un reliquiario o una appendice della chiesa ad uso e consumo di turisti capitati per caso e scolaresche rumorose. Quando Lei dice che « Il museo sarà un nuovo motivo di vanto anche per la città, che rafforzerà la forza attrattiva della Basilica» sembra che non colga la potenzialità di una struttura che principalmente deve produrre ricerca e cultura.

Prima ancora di riempirlo, occorre avere idee chiare nel progettarlo, dotarlo di una direzione scientifica, pensare al suo allestimento e quindi alla sua gestione negli anni.

Per fare ciò servirà l’impiego stabile di figure professionali di alto livello, e ovviamente adeguatamente retribuite, in contatto con il mondo universitario e della ricerca internazionale, in grado di creare forme di coinvolgimento del pubblico sempre nuove.

Il fatto che Lei abbia dichiarato che intravede nel museo «un’occasione di lavoro per i giovani che vorranno poi sperimentarsi, magari attraverso una cooperativa, nella gestione della struttura », da un lato ci soddisfa per i giovani che potranno lavorarci, ma non vorremmo che un patrimonio della collettività e uno stanziamento di danaro pubblico così importante, finisse per essere gestito fidandosi solo dell’apporto di entusiasti volontari part time appartenenti all’entourage parrocchiale. Diceva Giulio Carlo Argan: «i musei non debbono servire solo a ricoverare le opere sfrattate […] Dovrebbero essere istituti scientifici o di ricerca  […] il museo non dovrebbe essere il ritiro e il collocamento a riposo delle opere d’arte, ma il loro passaggio allo stato laicale, cioè allo stato di bene della comunità: il luogo in cui davanti alle opere non si prende una posizione di estasi ammirativa, ma di critica e di attribuzione di valore»

L’erigendo museo potrebbe essere una svolta culturale di respiro internazionale per Martina, da affiancare al Festival della Valle d’Itria o al contrario trasformarsi in una sterile dependance di una chiesa in cerca di visitatori, motivo di prestigio solo per il suo inventore. Martina Franca 16.10.2013

Giuseppe Ancona


Un milione di euro bastano e avanzano per il parroco di San Martino

14 marzo 2012

palazzoStabile Mons. Franco Semeraro, rettore della Parrocchia di San Martino a Martina Franca riesce ad ottenere dal ministero dell’Economia e delle Finanze un contributo di un milione di euro per la ristrutturazione di un palazzo di proprietà della stessa parrocchia, Palazzo Stabile, da destinare a Museo della Chiesa di San Martino.
La richiesta era stata inoltrata dallo stesso effervescente parroco nel lontano 2005 e seppur già allora si profilavano tempi di vacche magre, in breve i soldi dal ministero sono saltati fuori: infatti a marzo del 2006 esisteva lo stanziamento per finanziare le opere. Non però l’intera cifra richiesta, che da progetto iniziale ammontava a 1.640.000,00 euro, ma solo un milioncino tondo: “arrangiatevi con questi” oppure niente, questo in sostanza il messaggio del Ministero. Da buon pastore, attento alla cura delle anime quanto nel gestire i denari, il don non s’è perso d’animo e pur di ricevere subito l’acconto ha sottoscritto un impegno (della parrocchia, non certo suo personale) a portare avanti il progetto e coprire l’eccedenza del costo della ristrutturazione, in pratica i 640.000,00 euro mancanti.
Ma… colpo di scena! quando i fondi stavano per arrivare agli sgoccioli, togli questo e taglia quello, riduci qui e ribassa qua, com’è come non è, il parroco ha fatto quadrare i conti senza sborsare (lui) neanche un centesimo. Alla fine dovremmo rivolgere un grande ringraziamento all’arciprete in questione, perché con il milione di euro ottenuto dallo Stato (tutti noi) è riuscito a far risparmiare i propri concittadini (sempre noi). Gliene saranno grati principalmente i suoi parrocchiani, ai quali senza dubbio sarebbe andato a bussare soldi, costringendoli a cambiar marciapiede se lo incontravano in cerca di benefattori. Del resto anche nella costruzione della Chiesa di san Martino si ricorda la grande partecipazione popolare nel dare contributi, con grandi benefattori che ora godono la ricompensa ultraterrena; anche se, bisogna dire, all’epoca il discorso della ricompensa nel regno dei cieli aveva più presa sulle anime pie dei martinesi. Quindi il Comune di Martina Franca, che gestisce i fondi del Ministero adesso può finalmente liquidare il saldo. San Martino avrà il suo Museo, anche se non sappiamo bene quali tesori conterrà e come potrà usufruirne la comunità, che forse non ne sentiva la mancanza.
Giuseppe Ancona