la prima forma di libertà è quella del pensiero

Archivio per la Categoria ‘laicità’

L’avvenire della fede

1 ottobre 2011

di Alessandra Maiorino
Ci troviamo a dover ribattere al commento apparso ieri sul giornale dei vescovi, L’Avvenire, a firma di don Armando Matteo dal titolo Chi ha paura del Cortile? Le sue riflessioni rappresentano infatti l’ennesimo esempio di come (quasi) sempre chi, colmo della propria fede religiosa, tenti di accostarsi al mondo dei non credenti e di comprenderne la prospettiva e le ragioni, si trovi a compiere di fatto uno sforzo impari. Così impari che questa volta don Armando è arrivato al paradosso di capovolgere la realtà.

Preso atto che una parte crescente del paese si allontana dalla dottrina cattolica, l’autore del commento suggerisce una strategia per riallacciare il dialogo con essa, e riporta in auge il progetto del Cortile dei Gentili – a proposito, che fine ha fatto? Don Armando, citando quanto ebbe a dire lo stesso Benedetto XVI, ritiene che l’ostacolo maggiore alla realizzazione del progetto di dialogo tra credenti e non credenti sia il «terrore» che atei, agnostici e quanti sono estranei alla religione, nutrono di fronte alla prospettiva di vedersi divenire “oggetto” di evangelizzazione, e si interroga sulla possibile origine di tale terrore….
(…continua a leggere su cronachelaiche)

Incontro con A.Picca

17 aprile 2011

L’11 aprile 2011 il circolo UAAR di Taranto ha organizzato un incontro presso la libreria Gilgamesh con Angela Picca, autrice del libro  Pietro Giannone, Storico, Avvocato e Giureconsulto (1676-1748). Il testo è un dramma  basato su  un approfondita  e documentata ricerca archivistica sulla vita di Pietro Giannone. Ed è sulla sua opera più famosa, la Istoria civile del Regno di Napoli che si è incentrato l’intervento della professoressa Angela Picca, presentata dal referente del circolo Giovanni Gentile.

Quale la colpa di Giannone che gli valse la scomunica? Questo è stato il perno della conferenza.

Certamente scrivere un acuto testo storico che, sebbene si basi su preconcetti politici  e presenti non poche imprecisioni (che comunque non ne sminuiscono le fondamenta), per la vastità degli argomenti trattati non aveva alcun precedente nella storiografia napoletana. La Istoria civile del Regno di Napoli è nello stesso tempo parte della storia del Cristianesimo sin dalle sue origini, con la  sua  lenta, progressiva diffusione, accompagnata  dalla altrettanto incalzante organizzazione episcopale della Chiesa, la quale, in seguito al vuoto amministrativo lasciato dall’impero bizantino, si trasformò, da organizzazione complementare ad apparato statale completo e giuridicamente autonomo. Nacque così il potere temporale e Pietro Giannone, nell’Iistoria come negli altri scritti, ne parla  con tono fermo e deciso ma mai irriverente, descrivendo, con assoluto distacco, la falsità della donazione di Costantino e poi difendendo implicitamente la laicità, contro gli abusi della struttura ecclesiastica.  Angela Picca ha spiegato, coinvolgendo i presenti in un interessante dibattito, come tra le accuse formulate dal Giannone alla Chiesa, in via non sempre diretta ma incidentale, vi fu senz’altro quella di aver ostacolato lo sviluppo in autonomia dello Stato italiano, ad esempio chiamando  gli Angioini a combattere gli Svevi.  Questi ultimi, sconfitti dalla battaglia di Tagliacozzo (1268), uscirono  definitivamente dalla scena italiana con la decapitazione dell’appena diciassettenne Corradino, “l’ultimo ghibellino”, da parte di Carlo I  d’Angiò.

Le conseguenze dello scritto del Giannone non si fecero attendere, la scomunica da parte della curia napoletana colse lo scrittore garganico quando era già a Vienna (1723).

Angela Picca ha poi raccontato con sapiente eloquenza le successive vicissitudini di Giannone scaturite dalla pubblicazione dell’altra opera più famosa, Il Triregno. Per questo testo la Curia romana si adoperò con tutte le sue forze per farlo arrestare, riuscendovi, con l’inganno, in un paese savoiardo al confine con Ginevra (1736).  L’arresto del Giannone servì, secondo una consolidata storiografia, da contropartita per la concessione di un concordato favorevole fra Torino e Roma.

Nel marzo del 1738 prestò formale abiura nella speranza di riconquistare la libertà ma nulla di tutto questo avvenne e  Pietro Giannone finì la sua vita terrena nel carcere della Cittadella di Torino, dopo 12 anni di prigionia.

La illuminante conferenza di Angela Picca si è conclusa con la lettura di alcuni dialoghi, basati sulla autobiografia del Giannone,  in cui emerge la fierezza, la profonda cultura e umanità di uno dei più illustri letterati della terra pugliese.

Pietro Giannone non era né ateo né agnostico, né aderì al calvinismo come qualcuno suppose. Giannone era un buon cristiano e, per ossequiare il precetto pasquale in una chiesa cattolica, da Ginevra,  dove si era rifugiato, andò in Savoia trovando il carcere, decretato dal governo torinese su  richiesta  del Cardinale Albani.

Valerio M. Lisi

Presentazione del libro su Pietro Giannone

9 aprile 2011

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Banchetto informativo del 17/03/2011

20 marzo 2011

Giovedì 17 marzo la sezione di Taranto dell’UAAR ha organizzato un banchetto in piazza Garibaldi per sensibilizzare la cittadinanza sulle radici laiche della nascita dell’Italia.

STORIA DEL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

IL RAPPORTO CON UN NEMICO-ALLEATO: LA CHIESA

Lo Stato Pontificio dal 752 al 1870 si estendeva su buona parte dell’Italia centrale, esercitando così il potere temporale dei papi.

Fu con Napoleone che lo Stato Pontificio rischiò di scomparire quando nel 1798 venne proclamata la Repubblica Romana e un decennio dopo lo Stato Pontificio veniva formalmente abolito da Napoleone che dichiarava decaduto il potere temporale dei papi e Pio VII deposto e costretto all’esilio.

Terminati gli effetti della rivoluzione francese, nella penisola italica tornarono gli austriaci ed i vecchi sovrani degli “staterelli” italiani, compreso lo stato Pontificio con a capo il nuovo Papa Pio VII, ma l’insofferenza nei confronti del governo papale diede vita a delle società segrete che si diffusero rapidamente.

Con la restaurazione, cioè il processo di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti, si attuarono misure reazionarie in tutti gli Stati italiani ed in particolare nello Stato Pontificio, dove la repressione fu addirittura una costante utilizzata come metodo di governo e dove le ribellioni erano domate da bande armate (i c.d. sanfedisti).

I principali difensori dello Stato Pontificio erano i Savoia e l’Impero austriaco, ma dalla metà dell’800 la politica del Regno di Sardegna mutò in senso anticlericale.

Dal 1840 in poi, tra le correnti di pensiero per l’unificazione dell’Italia ebbero rilievo quella liberale moderata di Gioberti che pensava all’Italia come ad una monarchia costituzionale di carattere liberale, in cui gli stati rimanevano sovrani, ma con a capo il papa che avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella vita politica (c.d. neoguelfismo) e quella di Cavour, sempre sostenitore della monarchia, ma retta dal re Vittorio Emanuele II (Regno di Sardegna).

La prima ipotesi si dimostrò inefficace per raggiungere l’obiettivo dell’Italia unita, per cui col tempo prese il sopravvento la seconda perché Vittorio Emanuele aveva l’esercito più potente della penisola ed il suo regno era quello più avanzato, oltre che essere il sovrano più determinato a riunificare l’Italia.

Il 29 maggio 1855 il Parlamento di Torino approvò una legge che sopprimeva gli ordini religiosi ed ordinava l’incameramento e la vendita di tutti i loro beni. Il re Vittorio Emanuele II controfirmò, sancendo così la sua rottura definitiva con la Chiesa.

Nel maggio 1859 le popolazioni del Granducato di Toscana, della Legazione delle Romagne (Bologna e la Romagna), del Ducato di Modena e del Ducato di Parma scacciavano i propri sovrani e reclamavano l’annessione al Regno di Sardegna, soprattutto grazie, secondo l’opinione di alcuni storici, alla sapiente azione di agenti provocatori pilotati dal Governo piemontese.

Nel marzo 1860, quindi, restavano in Italia tre soli Stati indipendenti:

  • il Regno di Sardegna, con Piemonte (inclusa Aosta), Liguria, Sardegna, Lombardia (eccetto Mantova), Emilia, Romagna e Toscana;
  • lo Stato della Chiesa, con Umbria, Marche, Lazio (con Roma) e le exclave di Pontecorvo e Benevento;
  • il Regno delle due Sicilie, con Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.

A questi tre stati bisogna aggiungere l’Impero Austriaco che possedeva ancora il Veneto, il Trentino e il Friuli, oltre al territorio mantovano.

Garibaldi, reduce dalla brillante campagna di Lombardia con i Cacciatori delle Alpi, organizza una spedizione per la conquista del Regno delle due Sicilie facendo ricorso all’arruolamento di volontari.

L’armamento ed i quadri, qualora non attinti dai Cacciatori, sarebbero giunti dall’esercito piemontese, così come i finanziamenti (le somme stanziate dal Piemonte per la spedizione ammontarono a lire 7.905.607 e saranno computate nel bilancio del nuovo stato unitario).

Il corpo di spedizione, al momento della partenza da Quarto, era composto da 1162 uomini e il più giovane di loro fu Giuseppe Marchetti che imbarcò all’età di 10 anni, 8 mesi e undici giorni, assieme al padre Luigi.

La sera del 5 maggio 1860, meticolosamente sorvegliata dalle autorità piemontesi, la spedizione salpò dallo scoglio di Quarto, simulando, come da accordi, il furto delle due navi (il Piemonte e il Lombardo).

Sbarcato a Marsala, Garibaldi ed i Mille una vittoria dopo l’altra conquistarono tutta l’Italia meridionale ad entrarono a Napoli, per scontrarsi con i borbonici nella decisiva battaglia del Volturno, dove (il 1° ottobre 1860) circa 50.000 soldati borbonici persero lo scontro con gli uomini di Garibaldi, i quali erano approssimativamente la metà.

Nei giorni successivi alla battaglia giunse il corpo di spedizione sardo, sceso attraverso le Marche e l’Umbria pontifici (dove aveva sconfitto l’esercito pontificio nella battaglia di Castelfidardo) e l’Abruzzo ed il Molise borbonici.

Il 21 ottobre si svolse un plebiscito per l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna.

L’impresa dei Mille termina con l’incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 a Teano.

Il 4 e il 5 novembre 1860 si tennero i plebisciti per l’annessione di Marche ed Umbria, ma Roma restava protetta dal re di Francia Napoleone III che era, al contempo, il principale alleato e protettore del neonato Regno d’Italia.

Il 17 marzo 1861 re Vittorio Emanuele II firma la legge che fonda il Regno d’Italia.

Il 15 settembre 1864 la Francia e l’Italia stipularono una convenzione con la quale il Regno d’Italia si impegnava a non attaccare i territori della Santa Sede, mentre la Francia a ritirare le sue truppe dai territori papali.

Tuttavia a seguito della guerra franco-prussiana, Napoleone III venne sconfitto a Sedan definitivamente il 1° settembre 1870 tanto che il 4 settembre fu deposto e Vittorio Emanuele II ne approfittò per conquistare Roma.

Il 20 settembre del 1870 avvenne la presa di Roma da parte dei bersaglieri del re attraverso la breccia di Porta Pia: Roma fu proclamata capitale d’Italia e fu soppresso il potere temporale dei papi.

Nel 1871 il Parlamento emanò una legge che garantiva i diritti della Santa Sede nel Regno d’Italia, la c.d. legge delle Guarentigie (cioè legge delle garanzie per il pontefice), essa riconosceva al papa la più ampia autonomia ed indipendenza e la proprietà sui palazzi pontifici (palazzi del Laterano, la cancelleria a Roma e la villa di Castel Gandolfo).

La legge delle Guarentigie stabiliva, inoltre, che il Governo italiano non sarebbe intervenuto nella nomina dei vescovi, ma Pio IX non accettò la legge, e scomunicò perfino gli autori considerandosi prigioniero in Roma.

Nacque così la Questione Romana, che tormentò i rapporti tra Regno d’Italia e Chiesa cattolica per 59 anni.

Con la salita al potere, con mezzi assai discutibili, di Benito Mussolini, inizialmente acerrimo nemico della Chiesa, la Questione Romana fu risolta. Infatti Mussolini, per aumentare il consenso della popolazione cattolica, nel 1929 firmò i Patti Lateranensi, un accordo tra la Chiesa e lo Stato italiano dal quale nacque lo Stato della Città del Vaticano, nonostante l’ideologia fascista fosse agli antipodi di quella cattolica.

Dal 1929, con il Concordato, la Convenzione finanziaria ed il Trattato, alla Santa Sede era riconosciuta “la piena proprietà e la esclusiva ed assoluta giurisdizione sovrana sul Vaticano…”, riceveva un indennizzo per l’occupazione di Roma del 1870, erano riconosciuti “al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili” e veniva introdotto l’insegnamento religioso nelle scuole secondarie.

La Città del Vaticano è lo stato successore dello Stato Pontificio, fondato da un dittatore (Mussolini), con a capo un papa che lo governa con poteri di uno stato totalitario. Infatti l’art. 1 della costituzione vaticana statuisce: “Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

CIRCOLO UAAR TARANTO

taranto@uaar.it

il dibattito del 18 febbraio

24 febbraio 2011

Il dibattito del 18 febbraio ha fatto emergere profonde divergenze tra la parte laica e quella cattolica, ma questo è solo la conferma che, comunque la si pensi, il rapporto tra la sessualità e le credenze è di per sé conflittuale.

Le fedi e le credenze, intendendo per credenze qualsiasi teoria fondata su pregiudizi e sentimenti irrazionali di stampo religioso e non, cercano di asservire la sessualità a dogmi e teorie per allontanarla il più possibile da quello che è in realtà: una manifestazione di umanità e di libertà. E come tale non rispetta alcuna costrizione. Anzi la sessualità tra due persone adulte e consenzienti rifiuta qualsiasi condizionamento, perché la libertà è l’essenza stessa della sessualità e come tale sfugge a qualsivoglia regola improntata su fedi religiose o peggio ancora su credenze.

Per questo è sempre stata osteggiata e condizionata dalle fedi e per questo le loro regole sulla sessualità sono state sistematicamente violate dalla stragrande maggioranza degli stessi fedeli.

Giovanni Gentile

Coordinatore UAAR Taranto

1 febbraio 2011

versione4

http://www.uaar.it

http://www.uaar.it/uaar/campagne/progetto-ora-alternativa/

credenti si nasce..? dibattito tra atei, cattolici, valdesi e laici

9 ottobre 2010

manifesto definitivo3^ giornata nazionale dello sbattezzo Uaar.

Dibattito tra

 frate Ettore Marangi,

 prof. Roberto Nistri,

 pastore Winfred Pfannkuche,

 prof.Antonio Scialpi,

moderatore Giovanni Gentile coordinatore Taranto
26 ottobre 2010 h.17.30 palazzo della Provincia, sala delle conferenze, Taranto.

http://www.radiopopolaresalento.it/?s=sbattezzo

 

CINESTATE LAICA

20 giugno 2010

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A TARANTO UN TAVOLO INFORMATIVO PER COMBATTERE LA DISINFORMAZIONE

15 giugno 2010

Grande successo per il tavolo informativo organizzato dal circolo UAAR di Taranto (la cui presentazione si può leggere nel post precedente).

La cittadinanza ha mostrato molto interesse per i temi trattati avvicinandosi al tavolo, anche senza nessuna sollecitazione dei volontari che hanno gestito l’iniziativa, ponendo diverse e specifiche domande sui vari argomenti trattati.

L’attenzione verso i temi dell’8 per mille, del testamento biologico, delle sale del commiato e sulle unioni civili, compresa la raccolta firme inerente gli ultimi 3, è stata superiore alle aspettative, tanto che in alcuni momenti è diventato problematico gestire la ressa che si è creata vicino ai fogli delle firme: infatti sono state superate settanta firme, per ognuno degli argomenti, in poco più di 4 ore.

Tutto questo dimostra come detti argomenti risvegliano l’interesse della gente quando se ne parla, a riprova che gli organi di informazione scientemente evitano di trattare determinati argomenti sconvenienti al potere religioso.

Il successo della manifestazione è per noi un incentivo a proseguire il contatto diretto con la gente, soprattutto per colmare il vuoto di informazione che aleggia su certi argomenti poco graditi a chi ha interesse a mantenere una coltre di silenzio, interrotta solo da qualche sporadico flash di stampa che serve più che altro a disinformare, perchè solo in questo modo si riesce ad allontanare la gente dagli argomenti che ci coinvolgono tutti e direttamente.

La nostra è una battaglia civile nel pieno rispetto dell’art. 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero, ma non ci può essere nessuna libertà se non vi è preventiva informazione.

Ed ecco alcune immagini della manifestazione

CAMPAGNA INFORMATIVA DEL CIRCOLO UAAR DI TARANTO

9 giugno 2010

Il circolo UAAR di Taranto allestirà un tavolo informativo in piazza della Vittoria (lato via d’Aquino) il 12 Giugno, dalle 17.00 alle 22.00 per affrontare i temi dell’8 per mille, del testamento biologico, sale del commiato e sulle unioni civili.

L’UAAR, da sempre attenta sul fronte della laicità, intende in questo modo informare la cittadinanza su temi tanto importanti quanto sconosciuti, e quasi sempre ignorati dai media tradizionali. Sarà disponibile presso la postazione del materiale informativo, unitamente a dei moduli su cui gli interessati potranno firmare per sostenere attivamente le battaglie dell’associazione.

L’associazione laica si batterà per portare a conoscenza aspetti poco noti dell’8×1000: destinazione ed uso da parte delle confessioni religiose, uso da parte dello Stato, ripartizione delle quote espresse ed inespresse, scelte alternative.

Altro tema attualissimo sarà quello del testamento biologico. Con la raccolta delle firme si chiederà che sia rispettato e garantito il diritto all’autodeterminazione di ciascuno e di rendere finalmente legali pratiche di fine-vita spesso attuate facendo ricorso a soluzioni di eutanasia clandestina o a costose trasferte nei paesi in cui queste sono permesse. La necessità di colmare questo vulnus legislativo si ripropone puntualmente come ci ricordano i tragici casi di Elena Moroni, Eluana Englaro, Giovanni Nuvoli, Piergiorgio Welby e Terri Schiavo.

Ancora in linea con il tema dell’autodeterminazione è la battaglia per la sala del commiato laica. Le firme serviranno a sostenere la necessità di individuare un luogo dignitoso dove sia possibile celebrare un rito funebre senza riferimenti religiosi (ma anche a disposizione di chi appartiene ad altre confessioni religiose). Il funerale laico è, in questo senso, l’unica scelta coerente per chi in vita è stato ateo, agnostico o comunque non religioso.

Infine la campagna sulle unioni civili, un tema che esiste da sempre ma che in Italia si preferisce non affrontare mai.

Al riguardo informeremo che con la legge 142/90, sulle autonomie locali i comuni possono istituire un registro per le unioni civili e infatti diversi comuni lo hanno già fatto.

Il presidio informativo sarà organizzato anche con il supporto di simpatizzanti non aderenti all’associazione. Tutti gli interessati sono invitati a presenziare all’evento.

Giovanni Gentile

coordinatore circolo UAAR di Taranto