Presentazione del libro su Pietro Giannone
aprile 9th, 2011

Giovedì 17 marzo la sezione di Taranto dell’UAAR ha organizzato un banchetto in piazza Garibaldi per sensibilizzare la cittadinanza sulle radici laiche della nascita dell’Italia.
STORIA DEL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA
IL RAPPORTO CON UN NEMICO-ALLEATO: LA CHIESA
Lo Stato Pontificio dal 752 al 1870 si estendeva su buona parte dell’Italia centrale, esercitando così il potere temporale dei papi.
Fu con Napoleone che lo Stato Pontificio rischiò di scomparire quando nel 1798 venne proclamata la Repubblica Romana e un decennio dopo lo Stato Pontificio veniva formalmente abolito da Napoleone che dichiarava decaduto il potere temporale dei papi e Pio VII deposto e costretto all’esilio.
Terminati gli effetti della rivoluzione francese, nella penisola italica tornarono gli austriaci ed i vecchi sovrani degli “staterelli” italiani, compreso lo stato Pontificio con a capo il nuovo Papa Pio VII, ma l’insofferenza nei confronti del governo papale diede vita a delle società segrete che si diffusero rapidamente.
Con la restaurazione, cioè il processo di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti, si attuarono misure reazionarie in tutti gli Stati italiani ed in particolare nello Stato Pontificio, dove la repressione fu addirittura una costante utilizzata come metodo di governo e dove le ribellioni erano domate da bande armate (i c.d. sanfedisti).
I principali difensori dello Stato Pontificio erano i Savoia e l’Impero austriaco, ma dalla metà dell’800 la politica del Regno di Sardegna mutò in senso anticlericale.
Dal 1840 in poi, tra le correnti di pensiero per l’unificazione dell’Italia ebbero rilievo quella liberale moderata di Gioberti che pensava all’Italia come ad una monarchia costituzionale di carattere liberale, in cui gli stati rimanevano sovrani, ma con a capo il papa che avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella vita politica (c.d. neoguelfismo) e quella di Cavour, sempre sostenitore della monarchia, ma retta dal re Vittorio Emanuele II (Regno di Sardegna).
La prima ipotesi si dimostrò inefficace per raggiungere l’obiettivo dell’Italia unita, per cui col tempo prese il sopravvento la seconda perché Vittorio Emanuele aveva l’esercito più potente della penisola ed il suo regno era quello più avanzato, oltre che essere il sovrano più determinato a riunificare l’Italia.
Il 29 maggio 1855 il Parlamento di Torino approvò una legge che sopprimeva gli ordini religiosi ed ordinava l’incameramento e la vendita di tutti i loro beni. Il re Vittorio Emanuele II controfirmò, sancendo così la sua rottura definitiva con la Chiesa.
Nel maggio 1859 le popolazioni del Granducato di Toscana, della Legazione delle Romagne (Bologna e la Romagna), del Ducato di Modena e del Ducato di Parma scacciavano i propri sovrani e reclamavano l’annessione al Regno di Sardegna, soprattutto grazie, secondo l’opinione di alcuni storici, alla sapiente azione di agenti provocatori pilotati dal Governo piemontese.
Nel marzo 1860, quindi, restavano in Italia tre soli Stati indipendenti:
A questi tre stati bisogna aggiungere l’Impero Austriaco che possedeva ancora il Veneto, il Trentino e il Friuli, oltre al territorio mantovano.
Garibaldi, reduce dalla brillante campagna di Lombardia con i Cacciatori delle Alpi, organizza una spedizione per la conquista del Regno delle due Sicilie facendo ricorso all’arruolamento di volontari.
L’armamento ed i quadri, qualora non attinti dai Cacciatori, sarebbero giunti dall’esercito piemontese, così come i finanziamenti (le somme stanziate dal Piemonte per la spedizione ammontarono a lire 7.905.607 e saranno computate nel bilancio del nuovo stato unitario).
Il corpo di spedizione, al momento della partenza da Quarto, era composto da 1162 uomini e il più giovane di loro fu Giuseppe Marchetti che imbarcò all’età di 10 anni, 8 mesi e undici giorni, assieme al padre Luigi.
La sera del 5 maggio 1860, meticolosamente sorvegliata dalle autorità piemontesi, la spedizione salpò dallo scoglio di Quarto, simulando, come da accordi, il furto delle due navi (il Piemonte e il Lombardo).
Sbarcato a Marsala, Garibaldi ed i Mille una vittoria dopo l’altra conquistarono tutta l’Italia meridionale ad entrarono a Napoli, per scontrarsi con i borbonici nella decisiva battaglia del Volturno, dove (il 1° ottobre 1860) circa 50.000 soldati borbonici persero lo scontro con gli uomini di Garibaldi, i quali erano approssimativamente la metà.
Nei giorni successivi alla battaglia giunse il corpo di spedizione sardo, sceso attraverso le Marche e l’Umbria pontifici (dove aveva sconfitto l’esercito pontificio nella battaglia di Castelfidardo) e l’Abruzzo ed il Molise borbonici.
Il 21 ottobre si svolse un plebiscito per l’annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna.
L’impresa dei Mille termina con l’incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 a Teano.
Il 4 e il 5 novembre 1860 si tennero i plebisciti per l’annessione di Marche ed Umbria, ma Roma restava protetta dal re di Francia Napoleone III che era, al contempo, il principale alleato e protettore del neonato Regno d’Italia.
Il 17 marzo 1861 re Vittorio Emanuele II firma la legge che fonda il Regno d’Italia.
Il 15 settembre 1864 la Francia e l’Italia stipularono una convenzione con la quale il Regno d’Italia si impegnava a non attaccare i territori della Santa Sede, mentre la Francia a ritirare le sue truppe dai territori papali.
Tuttavia a seguito della guerra franco-prussiana, Napoleone III venne sconfitto a Sedan definitivamente il 1° settembre 1870 tanto che il 4 settembre fu deposto e Vittorio Emanuele II ne approfittò per conquistare Roma.
Il 20 settembre del 1870 avvenne la presa di Roma da parte dei bersaglieri del re attraverso la breccia di Porta Pia: Roma fu proclamata capitale d’Italia e fu soppresso il potere temporale dei papi.
Nel 1871 il Parlamento emanò una legge che garantiva i diritti della Santa Sede nel Regno d’Italia, la c.d. legge delle Guarentigie (cioè legge delle garanzie per il pontefice), essa riconosceva al papa la più ampia autonomia ed indipendenza e la proprietà sui palazzi pontifici (palazzi del Laterano, la cancelleria a Roma e la villa di Castel Gandolfo).
La legge delle Guarentigie stabiliva, inoltre, che il Governo italiano non sarebbe intervenuto nella nomina dei vescovi, ma Pio IX non accettò la legge, e scomunicò perfino gli autori considerandosi prigioniero in Roma.
Nacque così la Questione Romana, che tormentò i rapporti tra Regno d’Italia e Chiesa cattolica per 59 anni.
Con la salita al potere, con mezzi assai discutibili, di Benito Mussolini, inizialmente acerrimo nemico della Chiesa, la Questione Romana fu risolta. Infatti Mussolini, per aumentare il consenso della popolazione cattolica, nel 1929 firmò i Patti Lateranensi, un accordo tra la Chiesa e lo Stato italiano dal quale nacque lo Stato della Città del Vaticano, nonostante l’ideologia fascista fosse agli antipodi di quella cattolica.
Dal 1929, con il Concordato, la Convenzione finanziaria ed il Trattato, alla Santa Sede era riconosciuta “la piena proprietà e la esclusiva ed assoluta giurisdizione sovrana sul Vaticano…”, riceveva un indennizzo per l’occupazione di Roma del 1870, erano riconosciuti “al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili” e veniva introdotto l’insegnamento religioso nelle scuole secondarie.
La Città del Vaticano è lo stato successore dello Stato Pontificio, fondato da un dittatore (Mussolini), con a capo un papa che lo governa con poteri di uno stato totalitario. Infatti l’art. 1 della costituzione vaticana statuisce: “Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.”
CIRCOLO UAAR TARANTO
taranto@uaar.it
Il dibattito del 18 febbraio ha fatto emergere profonde divergenze tra la parte laica e quella cattolica, ma questo è solo la conferma che, comunque la si pensi, il rapporto tra la sessualità e le credenze è di per sé conflittuale.
Le fedi e le credenze, intendendo per credenze qualsiasi teoria fondata su pregiudizi e sentimenti irrazionali di stampo religioso e non, cercano di asservire la sessualità a dogmi e teorie per allontanarla il più possibile da quello che è in realtà: una manifestazione di umanità e di libertà. E come tale non rispetta alcuna costrizione. Anzi la sessualità tra due persone adulte e consenzienti rifiuta qualsiasi condizionamento, perché la libertà è l’essenza stessa della sessualità e come tale sfugge a qualsivoglia regola improntata su fedi religiose o peggio ancora su credenze.
Per questo è sempre stata osteggiata e condizionata dalle fedi e per questo le loro regole sulla sessualità sono state sistematicamente violate dalla stragrande maggioranza degli stessi fedeli.
Giovanni Gentile
Coordinatore UAAR Taranto
Ho letto sulla stampa dell’episodio verificatosi qualche giorno fa in Piazza XX Settembre allorché, dopo la distruzione di alcune pecorelle del presepe nei giorni precedenti, ignoti hanno prelevato anche la statua raffigurante il bambin Gesù per farla poi ritrovare a poca distanza “impiccata” a un albero. Noto che episodi del genere si stanno ripetendo con una certa frequenza nella nostra città: la ripetuta distruzione delle statue in gesso raffiguranti Padre Pio in piazza Umberto, ora sostituta da una massiccia statua in bronzo; l’apparizione di varie scritte dal contenuto blasfemo sui muri.
A proposito delle motivazioni che possono aver spinto dei ragazzi (almeno, così si pensa) a compiere simili gesti, si è parlato di <<vandalismo>>, <<blasfemia>> e <<degrado culturale>>.
Se questa è la spiegazione, resta da capire cosa possa aver generato in parte dei ragazzi di Martina tali pulsioni distruttive e qual è l’origine di questo <<degrado culturale>>.
Le responsabilità a mio parere potrebbero ricadere sulla stessa Città e sugli stessi paladini di statue e presepi: la maggioranza della nostra classe politica e dell’intellighenzia che sfila in tutte le processioni e inaugura brutte statue di padre Pio (dono non richiesto alla Città di una nota famiglia), mentre Martina avrebbe bisogno di opere, servizi, cose belle.
I giovani crescono assistendo impotenti al saccheggio dell’ambiente, all’edilizia selvaggia senza regole, alla mancanza di ogni senso civico e di moralità pubblica e privata; subiscono la mancanza di prospettive di lavoro e di crescita: tutto ciò rende questo Paese estraniante e molti desiderano andare via.
Come risposta consolatoria offriamo ai giovani una crescente imposizione di manifestazioni esteriori di religiosità, più vicine al paganesimo o alla superstizione, in ogni spazio pubblico: le processioni, le congreghe, le statue della Madonna di Lourdes che girano nelle scuole; la città del culto dei morti e della corsa ai loculi; le immagini di santi in uffici pubblici e ovunque; le proposte di intestare strade e piazze a santi e papi.
Che in questa situazione, ragazzi derubati delle proprie speranze e sogni indirizzino il proprio malessere contro una statua di gesso, non mi meraviglia: le statue di gesso (o di bronzo) specie quando vengono imposte, non danno risposte.
Giuseppe Ancona
(articolo apparso su EXTRAMAGAZINE settimanale del 14.01.2011)
Accogliendo la proposta avanzata dall’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” , (presidente prof. Maria Mantello) e dall’omologa associazione francese Libre Pensèe, presieduta da Jean-Marc Schiappa, il municipio della città di Toulouse, Francia meridionale, ha deliberato che la piazza in cui il 9 febbraio 1619 venne giustiziato per eresia e ateismo il filoso di origini salentine venga denominata :
Espace GIULIO CESARE VANINI,
philosophe libre penseur.
1585-1619
Sul luogo il 9 febbraio 2011 verrà posizionato un cippo bilingue commemorativo della manifestazione.
Un’ottima occasione per salvaguardare la memoria e invogliare nuovi studi e riflessioni sul pensiero del misconosciuto “Giordano Bruno salentino”, precursore dell’illuminismo e fiero avversario di credulità e superstizione. Un pensatore erroneamente considerato minore e inspiegabilmente sottovalutato anche da ambienti razionalisti e laici poco attenti alla divulgazione del libero pensiero.
info : info@tarantolaica.it
Il sito piazzanews.it (http://www.piazzanews.it/Notizie.asp?TABLE=NEWCAS&cod=582) riporta che Mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo della Diocesi di Castellaneta, ha officiato una messa in onore della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma dei Carabinieri. Presenti nella chiesa di San Michele Arcangelo, oltre al parroco, il Comandante della Compagnia di Castellaneta, insieme a tutti i comandanti delle Stazioni dei Carabinieri della Compagnia (di Castellaneta, Castellaneta Marina, Laterza, Ginosa, Marina di Ginosa, Palagianello e Palagiano), i rappresentanti del Corpo Forestale, della Guardia di Finanza, numerosi carabinieri e alcuni assessori comunali.
Il Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Castellaneta, ha ricordato che sin dal 1949 il 21 novembre di ogni anno i Carabinieri si raccolgono intorno a Maria, rinnovando alla “Vergine Fedele” il giuramento di amore e fedeltà alla Patria con il motto “Nei secoli fedele”. Come?? Le forze dell’ordine della Repubblica Italiana che giurano fedeltà alla patria davanti a una madonna ( la Virgo Fidelis sia chiaro…non un’altra madonna…a proposito ma quante madonne esistono?? non ce ne dovrebbe essere una ?? ) !?? Non dovrebbero giurare davanti a un rappresentante della Repubblica ?? Oggi abbiamo scoperto che i carabinieri sono un po’ come le “guardie svizzere”…
Purtroppo anche in queste piccolezze si può notare come si è ben distanti dal concetto di laicità , in tutti i campi….
A proposito…. visto che i Carabinieri fanno giuramento ad una divinità..chissà se per diventare carabiniere si debba essere solo cattolici ! ![]()
Ridiamoci su!
(la foto è tratta da piazzanews.it)
Berardino Di Tinco
Paolo VI nel 1968, in piena rivoluzione sessuale, condannava con l’Humanae Vitae i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e ogni uso di metodi contraccettivi artificiali. «Il matrimonio – si legge nell’enciclica – è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite», e pertanto «qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita».
Benedetto XVI in occasione del 40° dell’Humanae Vitae ne riaffermava i contenuti: «La possibilità di procreare una nuova vita umana è inclusa nell’integrale donazione dei coniugi. Se, infatti, ogni forma d’amore tende a diffondere la pienezza di cui vive, l’amore coniugale ha un modo proprio di comunicarsi: generare dei figli. [...] È questo il nucleo essenziale dell’insegnamento che il mio venerato predecessore Paolo VI rivolse ai coniugi e che il Servo di Dio Giovanni Paolo II, a sua volta, ha ribadito in molte occasioni, illuminandone il fondamento antropologico e morale».
Una continuità, che seppure con un linguaggio adattato ai tempi, riaffermava anche la tradizione dottrinaria della Chiesa. Si pensi ad esempio a quanto sosteneva s. Agostino: «se infatti si elimina la procrezione, i mariti non sono altro che turpi amanti, le mogli prostitute, il talamo un bordello». (Contra Faustum manichaeum, 15); Buono è il rapporto sessuale che procede da retta intenzione (procreare, ndr) ma è peccato se i coniugi cedono al piacere» Contra secundum Iuliani, 4.29). Su questa strada del “matrimonio rimedio” che giustificherebbe il rapporto sessuale, s. Tommaso d’Aquino innestava qualche secolo dopo il “matrimonio-medicina sacramentale”: «Contro il piacere sessuale era necessario usare una medicina speciale per mezzo di un sacramento» (Summa Theologiae, III q.65 a.1 ad 5).
Il 26 ottobre 2010, in occasione della terza giornata dello sbattezzo, il Circolo UAAR di Taranto ha organizzato un dibattito presso il palazzo della Provincia di Taranto tra due ministri del culto cristiano e due laici. Precisamente per la parte religiosa sono interventi il frate francescano Ettore Marangi ed il pastore valdese Winfred Pfannkuche, mentre per la parte laica è intervenuto il prof. Roberto Nistri (storico e ateo) e il prof. Antonio Scialpi (docente di filosofia e credente) ed essendo l’UAAR l’associazione organizzatrice del dibattito, il moderatore è stato Giovanni Gentile, coordinatore del Circolo di Taranto,
Il titolo della manifestazione è stato: “Credenti si nasce? Sbattezzo day: Liberi di uscire…. – Dibattito tra chi ha fede e chi non ne vuole avere”.
Con questa manifestazione si è voluto fornire sia degli spunti di riflessione che una maggiore informazione sul diritto di abbandonare formalmente la propria religione, anche in relazione alle conseguenze che l’apostasia ancora oggi comporta, soprattutto in quei paesi dove questa scelta configura addirittura un delitto punito con la pena capitale.
Al proposito vale la pena ricordare che l’art. 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo recita: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.” In dispregio a questa norma internazionale, in alcuni paesi, ad esempio l’Afghanistan, la famiglia del coniuge dell’apostata ha il diritto di eseguire direttamente la pena di morte, senza essere chiamato a renderne conto all’autorità giudiziaria e tutto questo solo per salvaguardare l’onore familiare vilipeso dalla ridda.
Anche se in Italia siamo lontani da questi orrori, si è dovuto attendere duemila anni dal battesimo di Gesù Cristo (avvenuto quando aveva 30 anni) per avere, a seguito di ricorso di un socio UAAR, la pronuncia del Garante per la protezione dei dati personali che il 13 settembre 1999 ha dato un primo riconoscimento legale al diritto di lasciare una fede religiosa.
Comunque tutt’ora il codice il codice di diritto canonico, al canone 868, stabilisce: «il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori». Al contrario la legislazione italiana ed in particolare la sentenza della Corte costituzionale n. 239/84 ha sancito che l’adesione ad una qualsiasi comunità religiosa deve essere basata sulla volontà della persona.
Proprio questo contrasto è stato l’elemento essenziale del dibattito e cioè su come conciliare il principio costituzionale di una scelta volontaria e consapevole della persona, con l’attuale consuetudine religiosa di battezzare i bambini quando hanno solo poche settimane o giorni di vita.
A dimostrare che la questione è molto sentita dalla gente c’è stata l’ottima affluenza del pubblico al dibattito e l’intervento di una emittente radio a diffusione interregionale (Radio Popolare Salento) e di due televisioni locali (Studio 100 e Tele Blustar tv), le quali hanno ripreso la manifestazione ed intervistato il coordinatore provinciale dell’UAAR.
Si riporta il link di Radio Popolare Salento dove si può ascoltare l’intervista al coordinatore provinciale del Circolo di Taranto:
http://www.radiopopolaresalento.it/2010/10/11/la-finestra-sul-cortile-venerdi-17-settembre/
Giovanni Gentile
Coordinatore circolo UAAR di Taranto