la prima forma di libertà è quella del pensiero

Omelia Laica

bronzidi Agostino Quero
Questo editoriale di oggi sarà lungo, diciamolo subito.
Ieri, festa della Repubblica, festa laica di un’Italia che è Paese laico e non Stato confessionale. Sempre ieri il papa è stato a Milano, per la festa delle famiglie. E contemporaneamente alla celebrazione per la festa della Repubblica, c’era l’intervento del papa, trasmesso da Raitre. La direttrice del tg3 ha disposto l’interruzione della trasmissione da Milano perché la cosa si dilungava e c’erano gli impegni del telegiornale. Da ieri è bufera nella Rai. Si dirà: e che c’entra con Martina Franca, col sindaco appena eletto? E vediamo cosa c’entra. Si tratta di una questione di proporzioni. Proviamo. Ancora continuando con il discorso nazionale. Ma perché la chiesa cattolica italiana sta prendendo l’abitudine di sovrapporre a importanti celebrazioni laiche, le sue importanti celebrazioni religiose che inevitabilmente sottraggono spazio al resto? L’1 maggio dell’anno scorso venne beatificato Karol Wojtyla. E non si poteva farlo una settimana dopo? Proprio la festa dei lavoratori doveva andare a condizionare in termini di visibilità dell’evento? Ieri la stessa cosa. Non si poteva farlo sabato prossimo? Ieri la stessa cosa, ribadiamo. Con tanto di trasmissione in prima serata del sabato sulla più importante rete tv nazionale (pubblica, quindi anche dei musulmani, degli ebrei, degli atei…) quando per esempio, lo stupendo concerto sinfonico celebrativo della festa della Repubblica, dell’orchestra della Rai di Torino, è stato proposto a mezzanotte su una delle reti sorte con il digitale terrestre e dunque ancora non familiari a tutti. Perché non quello in prima serata del sabato, per festeggiare l’Italia repubblicana nel suo compleanno? E oggi l’angelus, la messa, le rubriche religiose, sempre sulla più importante rete tv (pubblica) nonché, più discretamente peraltro, sulla prima rete radiofonica (pubblica). Ieri il papa, fra l’altro, ha richiamato i politici: basta false promesse. Li ha rimproverati. Ha ragione. Domandina: c’è qualche politico che ha il coraggio di dire agli esponenti della chiesa qualcosa, per esempio, sul fatto che i vescovi associati nella Cei, conferenza episcopale italiana, ricordano ai vescovi che non c’è obbligo di denuncia da parte loro, se a conoscenza di casi di pedofilia dei preti? Si incoraggia la collaborazione con le autorità competenti ma l’obbligo non c’è, perché non trattasi di pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. Andatelo a dire, citiamo un caso, a quelli del Telefono azzurro: quelli non sono pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, però con dedizione e coraggio aiutano l’infanzia e denunciano immediatamente. Ne fanno un obbligo morale di prima importanza. Quello che ci aspettavamo venisse detto, a proposito di pedofilia, dai vescovi italiani riuniti in conferenza.E veniamo a Martina Franca e agli spazi laico-cattolico. Il neoeletto sindaco, il solo terzo giorno dalla sua proclamazione (era venerdì della scorsa settimana) partecipò a tre messe e a un convegno made in rettorato della basilica, convegno intitolato “Cittadini e Costituzione”. Organizzato dalla chiesa, cittadini e costituzione. Mah. Fermo restando che il momento di riflessione culturale è sempre importante e bene accetto e che magari, se si sente la necessità di farlo da parte della chiesa, c’è qualche assenza altrove.Comunque sia, meno male che è uno laico, questo sindaco. Sembra che si fosse attesa la sua elezione per fare qualcosa di pubblico (anche il solito festival della valle d’Itria, va detto, ha fatto la stessa cosa). La settimana martiniana, per ricordare anche con le scuole il trecentesimo anniversario di una reliquia: l’anniversario però cade a luglio. Non si poteva fare a ottobre, oppure due mesi fa, insomma a bocce ferme senza inserirsi subito nel periodo di insediamento del sindaco che è e dev’essere festa civile e dunque laica? E poi il corteo commemorativo della ragazza di Brindisi: concluso in chiesa. Con i bambini e il sindaco, e con il sacerdote (e addirittura con un giornale del giorno dopo, a riportare in prima pagina non la dichiarazione del sindaco ma quella del sacerdote. Boh). E poi la cosa sul sagrato. E poi la messa. E poi la pentecoste. Abbiamo visto più volte la fascia tricolore là dentro in chiesa che in occasioni laiche, finora, da quando Franco Ancona è sindaco. E poi tra un mese la processione, il discorso in chiesa, e poi tutte le altre processioni… ma non lo si diceva anche del predecessore? Il problema, allora, non è di chi va a fare il sindaco. Oddio, il predecessore era proprio immerso, come lo è, nelle questioni religiose-ecclesiastiche. Ma forse il sistema va un po’rivisto. Una partecipazione attiva di tutti a tutto è una gran bella cosa, ma una demarcazione più netta non guasterebbe. E chi scrive, come è noto a tutti i suoi conoscenti, ha il suo sentimento religioso. E riconosce alla chiesa l’essere un baluardo di solidarietà e fratellanza, e promozione valoriale. Di esserci nei momenti in cui altri non ci sono. Questo è innegabile.Certo però che se chi scrive ripensa a qualche anno fa, quando la curia tarantina dispose che i bambini di un asilo martinese fossero letteralmente messi per strada per divergenze con il Comune sulla titolarità di quell’immobile che ospitava l’asilo, chi scrive rimane molto perplesso. Certo però è che se chi scrive pensa a quando, qualche anno fa, un sacerdote martinese voleva iniziare una petizione popolare per cambiare nome a piazza XX Settembre (che ricorda il 20 settembre 1870, cioè la breccia di Porta Pia, cioè la fine del governo temporale dei papi) per intitolarla a un papa, Giovanni Paolo II, chi scrive resta molto perplesso. Pur da devoto di quel papa, seguito sei volte e anche nella splendida mattina autunnale del 1989 in quella piazza XX Settembre di Martina Franca.E quando uno gli chiede, è vero che il 7% degli oneri di urbanizzazione incassati dal Comune, da anni, va alla chiesa?, beh chi scrive ha il dovere di andare a verificare. Negli ultimi anni, quando 25 mila euro, quando 15 mila, e cifre di questo genere, effettivamente sono stati versati, a quel titolo. Difficile credere fra l’entusiasmo generale. E quando chi scrive deve registrare pure la lamentela di una funzionaria dell’ente turismo che dice di non poter far visitare le chiese martinesi ai turisti (cioè a chi potenzialmente porta ricchezza) perché a mezzogiorno sono chiuse, ebbè allora c’è davvero da dare una registratina ai rapporti.
E ora prepariamoci per la messa.
A. Q.
(articolo di Agostino Quero apparso su www.elezionimartina.it )

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