la prima forma di libertà è quella del pensiero

Le suore, la trans, il vescovo e gli immigrati da sfrattare: succede a Lecce

NEWS_63493Quando il 2 gennaio del 2001 morì per un ictus in un letto di ospedale a Lecce, Antonio Lanzalonga, 68 anni, conosciuto da tutti come “la Mara”, la più famosa prostituta transessuale della città, era ricca, anzi ricchissima.
Da anni aveva chiuso i rapporti con tutti i suoi parenti, e infatti in ospedale era sola, senza nessuno che l’assistesse. Ma riceveva continue visite, specie di persone che le chiedevano se quel che si diceva in giro fosse vero, e cioè che avrebbe fatto testamento a favore della Chiesa.
La Mara aveva però deciso di lasciare tutte le sue ricchezze non alla Curia ma al piccolo monastero delle benedettine di Lecce, un convento di suore di clausura, donne molto lontane dalla sua vita precedente, e la cosa non andò giù a molti, compreso il vescovo dell’epoca che sperava fosse l’arcivescovado a beneficiare del lascito.
Per il funerale monsignor Francesco Leone, segretario del vescovo, comunicò ai pochi amici e a un cugino che non sarebbe stato concesso il duomo, per una disposizione del codice di diritto canonico secondo il quale le esequie si sarebbero dovute tenere nella chiesa più vicina al luogo di morte e cioè nella cappella interna all’ospedale, come infatti avvenne.
La Mara aveva invece immaginato un funerale grandioso, nella chiesa principale della sua città.

Il patrimonio accumulato nel corso di quarant’anni di “scandalosa” professione comprendeva circa una ventina di case fatiscenti e pericolanti nel centro storico di Lecce, tra cui due enormi complessi settecenteschi, uno in Corte Gaetano Stella e un altro di due piani in via delle Giravolte.
Alla morte della Mara queste case erano già affittate a immigrati africani, in maggioranza senegalesi, che vivevano in condizioni igienico-sanitarie precarie, spesso senza acqua né luce. Un piccolo pezzo d’Africa al centro della città, con i suoi odori di cucina speziata e suoni di lingue straniere.
La proprietaria però non regalava niente e il fitto che esigeva dai suoi inquilini immigrati era spesso esoso rispetto alla sistemazione che offriva. Insomma, la Mara non era certamente una benefattrice.

Le suore benedettine, una volta divenute proprietarie, dovettero affrontare il problema di ristrutturare l’enorme patrimonio immobiliare che richiedeva interventi radicali di manutenzione per problemi statici e soprattutto come renderlo redditizio. Era prevedibile che delle monache di clausura, dedite alla vita contemplativa e alla produzione di dolci di mandorle, non avrebbero avuto le capacità imprenditoriali per gestire quei beni, ma c’è chi trovò la soluzione al posto loro.
Infatti le suore stipularono con la diocesi di Lecce e la Caritas diocesana un contratto di comodato d’uso di cinquant’anni per gli immobili ubicati in Corte Gaetano Stella, che sono stati totalmente ristrutturati dalla Caritas con un contributo di circa 650 mila euro stanziati dalla Conferenza episcopale italiana, provenienti dai fondi dell’8 per mille.
A ottobre il centro, che si chiamerà “La casa della carità” dovrebbe essere inaugurato alla presenza del cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano e comprenderà un centro di ascolto e accoglienza aperto a italiani e stranieri, con una decina di posti letto, ambulatorio, mensa e punto di distribuzione di vestiario o cibo.

Per quel che riguarda invece le case di via delle Giravolte (13 unità abitative poste su due piani e con ingressi autonomi da una corte, per complessivi 49 vani ), se ne riparla oggi perché dopo numerosi rinvii è stato deciso l’ultimo termine agli occupanti per liberare le case, fissato improrogabilmente al 28 settembre dall’ufficiale giudiziario del Tribunale.

E’ dal 2010 che le suore cercano di sfrattare gli inquilini, ma gli abitanti che occupano quelle case anche da venti o trent’anni non saprebbero dove andare né come pagarsi un fitto. E quindi il problema è diventato emergenza sociale, e se ne sta occupando il comune di Lecce oltre che la prefettura, destando anche non pochi malumori e commenti xenofobi nella popolazione, per l’attenzione data al problema abitativo degli stranieri, come se i leccesi se la passassero molto meglio.
Cosa faranno le suore una volta liberate le case di via delle Giravolte o a chi daranno la gestione del patrimonio non lo sa nessuno.
Circola insistentemente la voce che nel testamento la Mara abbia posto come condizione quella di mantenere l’attuale destinazione e di non sfrattare gli immigrati; ma il vicesindaco con delega alle Politiche sociali, Carmen Tessitore, ha smentito affermando che i rapporti della Mara con gli inquilini erano tutt’altro che buoni.

Il sito giornalistico TR News ha però scovato a giugno un annuncio immobiliare su internet che parlava di «complesso immobiliare di pregio storico artistico sito nel cuore del centro storico di Lecce. Ideale location per realizzare struttura ricettiva/albergo diffuso. Prezzo di vendita 1.400.000 euro»; l’annuncio continuava descrivendo l’immobile «in una zona di notevole flusso turistico, generato dalla presenza di diversi complessi architettonici barocchi: Duomo, Chiesa di Sant’Anna ed Ex Conservatorio, Accademia delle Belle Arti, Porta Rudiae», tanto che «l’intero isolato negli ultimi dieci anni ha vissuto una radicale trasformazione dovuta al frenetico passaggio di proprietà degli immobili e al recupero e restauro degli stessi, utilizzati come residenze o B&B».

La madre superiora delle suore, Benedetta Grasso, ha ammesso a Tr News che si trattava proprio delle case della Mara ricevute in eredità. Ma per il momento, e per non creare ulteriore agitazione, l’annuncio di vendita è scomparso.

Forse anche in questo caso, un aiuto (non disinteressato) alle suore benedettine verrà dalla potente organizzazione della curia leccese, che si sta attivando per reperire strutture caritatevoli e di volontariato a Lecce e provincia, convenzionate con il Comune. Entro fine settembre quindi si dovranno sistemare gli ultimi abitanti delle Giravolte sotto sfratto, 17 inquilini “ufficiali” anche se il numero esatto delle persone interessate non si conosce perché in molte case coabitano in condizioni di sovraffollamento parecchi immigrati. Poi si vedrà.
Giuseppe Ancona ( articolo apparso su cronachelaiche.globalist.com )

Tags: , , , , , ,

Lascia un commento