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lettera aperta al parroco sul museo milionario

Egregio

statua san martinodon Franco Semeraro

parroco di San Martino

Martina Franca

Apprendiamo che per l’allestimento del museo della basilica di San Martino la sua parrocchia riceverà un finanziamento di 800mila euro dalla Regione Puglia che si somma al milione di euro arrivato nel 2012 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il restauro di palazzo Stabile, di proprietà della chiesa e destinato a ospitare lo stesso museo.

Visto che si parla di una cifra considerevole che appartiene alla collettività, ritengo sia interesse e diritto di tutti, nonché suo dovere, indicare come queste somme verranno impiegate.

Tempo fa dalla pagine di un giornale locale Le avevo posto delle domande sulla conservazione di alcuni manufatti artistici che facevano parte degli arredi e dei decori della chiesa di San Martino nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Attraverso documentazioni fotografiche risalenti nel tempo, si chiedeva dove fossero finiti tre grandi lampadari a soffitto in vetro degli anni 50 più un quarto degli anni 20 che era nel cappellone; un gruppo marmoreo di cherubini sulla parete destra sopra l’organo; la feriata in ferro battuto del 1775, le cornici in oro zecchino di due nicchie laterali e altro ancora.

Prontamente Lei rispose sullo stesso giornale che, alemno riguardo alla sua gestione della parrocchia,  «Tutto (era) al proprio posto». E che dopo i vari lavori di restauro della chiesa « Quel che oggi non è utilizzabile viene custodito perché potrebbe essere utilizzato domani».

Si parla di una sezione dedicata agli argenti superstiti, una ai paramenti sacri, una ai dipinti e l’ultima alle pergamene

L’idea che alcune opere un tempo presenti nella Basilica, tolte dalla loro sede originaria e immagazzinate, servano ora a riempire il nuovo museo, non ci convince.

Quali idee e progetti scientifici ci sono sul Museo di San Martino?

Un museo, così come viene inteso ormai dagli anni 70 del secolo scorso, non è un reliquiario o una appendice della chiesa ad uso e consumo di turisti capitati per caso e scolaresche rumorose. Quando Lei dice che « Il museo sarà un nuovo motivo di vanto anche per la città, che rafforzerà la forza attrattiva della Basilica» sembra che non colga la potenzialità di una struttura che principalmente deve produrre ricerca e cultura.

Prima ancora di riempirlo, occorre avere idee chiare nel progettarlo, dotarlo di una direzione scientifica, pensare al suo allestimento e quindi alla sua gestione negli anni.

Per fare ciò servirà l’impiego stabile di figure professionali di alto livello, e ovviamente adeguatamente retribuite, in contatto con il mondo universitario e della ricerca internazionale, in grado di creare forme di coinvolgimento del pubblico sempre nuove.

Il fatto che Lei abbia dichiarato che intravede nel museo «un’occasione di lavoro per i giovani che vorranno poi sperimentarsi, magari attraverso una cooperativa, nella gestione della struttura », da un lato ci soddisfa per i giovani che potranno lavorarci, ma non vorremmo che un patrimonio della collettività e uno stanziamento di danaro pubblico così importante, finisse per essere gestito fidandosi solo dell’apporto di entusiasti volontari part time appartenenti all’entourage parrocchiale. Diceva Giulio Carlo Argan: «i musei non debbono servire solo a ricoverare le opere sfrattate […] Dovrebbero essere istituti scientifici o di ricerca  […] il museo non dovrebbe essere il ritiro e il collocamento a riposo delle opere d’arte, ma il loro passaggio allo stato laicale, cioè allo stato di bene della comunità: il luogo in cui davanti alle opere non si prende una posizione di estasi ammirativa, ma di critica e di attribuzione di valore»

L’erigendo museo potrebbe essere una svolta culturale di respiro internazionale per Martina, da affiancare al Festival della Valle d’Itria o al contrario trasformarsi in una sterile dependance di una chiesa in cerca di visitatori, motivo di prestigio solo per il suo inventore. Martina Franca 16.10.2013

Giuseppe Ancona


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