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furto reliquie di sant’Egidio: un misterioso personaggio le riporta al vescovo

22 marzo 2014

A breve distanza dall’efferato triplice omicidio di stampo mafioso che si è consumato a Taranto, in cui un pregiudicato in libertà vigliata, la sua compagna e il figlio di pochi anni sono stati crivellati di proiettili in auto per strada senza che nessuno abbia visto nulla, un altro episodio, certamente meno grave ma non meno oscuro, si è consumato nella città pugliese. Il furto sacrilego di una teca settecentesca contenente le reliquie di sant’Egidio, sottratta dalla chiesa di san Pasquale, si è risolto in poche ore con la riconsegna dell’oggetto sacro nelle sicure mani dell’arcivescovo Filippo Santoro. A recuperare il maltolto non sono state le forze dell’ordine, ma una persona che ha voluto rimanere anonima, sconosciuta allo stesso prelato, che ha riportato personalmente l’oggetto di culto in curia. Questa la dichiarazione dell’arcivescovo secondo quanto riferisce il quotidiano locale Taranto Buonasera: «Sono da un lato rammaricato di questo atto oltraggioso verso un oggetto di culto, ma altresì commosso per la nobiltà d’animo della persona che ha voluto consegnare le reliquie del santo tarantino». Seguirà messa di riparazione, quel che serve per mettere la parola fine sopra a questa storiaccia, da celebrare domenica prossima nella chiesa di San Pasquale.

Restano però molti interrogativi. Ad esempio chi è lo sconosciuto che ha ottenuto di farsi ricevere personalmente dall’arcivescovo per restituirgli un corpo di reato e grazie a quali frequentazioni si è procurato in così breve tempo (“da terze persone”) una refurtiva così ingombrante. L’ignoto ricettatore avrà avuto dei validi motivi per non rivolgersi alla polizia e presentarsi invece con il voluminoso reperto direttamente in curia, dove sicuramente non ha dovuto fornire generalità né ampie spiegazioni. Quel che appare inaudito è come l’arcivescovo abbia accettato questo “dono” da parte del misterioso devoto, apparentemente senza esitazioni e senza porsi domande; eppure prima ancora che un atto sacrilego, un peccato emendabile con un gesto di ravvedimento e pentimento, c’era un reato e dei colpevoli da individuare e punire, e c’erano le forze di polizia impegnate nelle indagini.

Taranto è una città moralmente ed economicamente in crisi, in preda alla criminalità organizzata e a una classe politica sotto inchiesta per le collusioni con il grande avvelenatore Ilva. Una città nella quale si deve riaffermare il primato della legalità e della moralità nella vita civile. Ma per fare questo occorrono comportamenti pubblici che siano di esempio, da parte delle Istituzioni ma anche da parte degli uomini di Chiesa che tuttora godono di ampio credito. Per recuperare una reliquia rubata un vescovo non può mostrare approvazione e riconoscenza verso misteriosi personaggi che per devozione, ma senza metterci la faccia, si offrono come riparatori dei torti al posto dello Stato.

Stridono, a tal proposito, le parole pronunciate giusto ieri dal papa in occasione della XIX Giornata in ricordo delle vittime di mafia: «Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini, denaro insanguinato e potere insanguinato, non potrai portarlo all’altra vita. Convertitevi, c’è ancora tempo per non finire nell’inferno, quello che vi aspetta se continuate su questa strada». C’è poco da convertirsi, la criminalità organizzata mostra da sempre enorme devozione e rispetto verso la Chiesa, come dimostra (tra i tanti altri) l’episodio avvenuto in Puglia. Forse Bergoglio, invece di rivolgersi ai mafiosi – sempre in prima fila nelle messe domenicali e pronti a difendere il culto e gli oggetti di cui si serve – farebbe bene a chiedere ai suoi di prendere le distanze per primi da una devozione macchiata di crimine, come quella che ha fatto ricomparire magicamente, per miracolo della fede, la sacra reliquia al suo posto nella chiesa tarantina.

(Giuseppe Ancona) ( articolo apparso su www.cronachelaiche.it)

Laicità delle istituzioni, per san Pio si fa una eccezione

11 novembre 2013

A fine ottobre, come Cronache Laiche ha riportato, alcune scuole pubbliche del frusinate hanno partecipato in orario scolastico all’udienza papale del mercoledì in piazza San Pietro. Nei prossimi giorni la stessa sorte toccherà alle scuole e all’ospedale di Martina Franca (Taranto), con la differenza che la manifestazione sarà locale: gli studenti parteciperanno, sempre in orario scolastico, all’adorazione del guanto insanguinato di san Pio da Pietrelcina che verrà poi portato dentro l’Ospedale civile per essere visionato e adorato da malati e personale sanitario.

Mentre il caso di Frosinone ha sollevato a posteriori l’attenzione di qualche cronista, quello di Martina Franca ha suscitato la reazione dell’associazione Civiltà Laica, che in un comunicato chiede ai dirigenti delle strutture pubbliche in questione di «non consentire lo svolgimento e la partecipazione del proprio personale e degli studenti» a queste manifestazioni e di dare «opportune disposizioni per assicurare il normale e proficuo svolgimento delle funzioni assegnate nel rispetto della legge e del principio costituzionale di laicità delle Istituzioni». «Scuole e ospedali – si legge ancora nel comunicato – diversamente dai luoghi di culto, appartengono all’intera collettività, costituita non solo da cattolici ma anche da aderenti ad altre confessioni religiose o a nessuna, come nel caso di atei e agnostici».

Non ci sono dubbi sull’illegittimità di simili iniziative. Lo dice la Costituzione, lo conferma la Consulta, lo ribadiscono alcune sentenze dei tribunali amministrativi (una per tutte la n. 250 del 1993 del Tar dell’Emilia Romagna: «Il fatto più notevole e più antigiuridico è che le pratiche religiose e gli atti di culto, a torto ritenuti “attività extrascolastiche”, abbiano luogo in orario scolastico […] e vengano perciò previsti in luogo e sostituzione delle normali ore di lezione»). Ci si aspetterebbe che le istituzioni reagiscano, e anche fermamente. E invece una condanna anti laicaarriva proprio da un deputato della Repubblica, Gianfranco Giovanni Chiarelli (eletto nelle file del fu Pdl): «La richiesta avanzata da Civiltà Laica, che pretenderebbe di impedire la ostensione delle reliquie di San Pio in quelle scuole e in altre sedi pubbliche che hanno evidentemente accolto, quando non espressamente richiesto, la volontà popolare, è da ritenersi assolutamente irricevibile. Reclamare il diritto al laicismo, fatto questo assolutamente legittimo, pretendendo però di impedire di fatto il libero esercizio della libertà altrui, è contradditorio e pone chi lo propone al di fuori delle regole di una moderna democrazia. Proprio perché si tratta di luoghi pubblici tutti hanno diritto di manifestare il proprio credo e le proprie idee».

Spiace sentire da un deputato eletto sulla base di quella stessa Costituzione che sancisce la laicità delle Istituzioni un’argomentazione così confusa sui luoghi pubblici che sono, è bene ricordarlo, di tutti. Un conto è una manifestazione (autorizzata) in una pubblica piazza, alla quale partecipa chi desidera; un altro è l’imposizione di una cerimonia a una collettività riunita in una scuola o un ospedale. Chiarelli reagirebbe allo stesso modo se un partito politico organizzasse un convegno con la partecipazione delle scuole? O proponesse una campagna di tesseramento in ospedale? Eppure, come lui stesso afferma, nei «luoghi pubblici tutti hanno diritto di manifestare il proprio credo e le proprie idee».
Ma forse la cosa più grave è che un rappresentante del popolo parli di democrazia dimenticandone il più profondo significato che non è dittatura della maggioranza, ma rappresentazione di tutte le istanze della società, maggioritarie o minoritarie che siano. L’esercizio della libertà, principio indiscutibile del nostro ordinamento, ha un solo limite: quello del rispetto della libertà altrui. Nessuno vuole vietare a un cittadino la legittima e libera partecipazione a cerimonie religiose, ma queste non possono essere imposte d’ufficio a tutti gli altri. Un principio banale che evidentemente va ancora ribadito.

Un’ultima osservazione: Frosinone e Martina Franca sono solo due casi, per altro avvenuti a neanche un mese di distanza, di violata neutralità delle istituzioni pubbliche di cui siamo venuti a conoscenza. La domanda sorge spontanea: quante altre di queste cerimonie illegittime avvengono quotidianamente in ogni luogo d’Italia ma non fanno notizia perché ritenute “normali”, come se il cattolicesimo fosse ancora religione di Stato?

Cecilia M. Calamani (fonte Cronachelaiche)

foto extramagazine.eu

foto extramagazine.eu

Legge 40, centro di fecondazione medicalmente assistita a Conversano (Ba)

12 settembre 2012

Entro fine settembre sarà finalmente operativo il centro di procreazione medicalmente assistita di Conversano, in provincia di Bari. Con i suoi duemila metri quadrati di superficie, si tratta del più grande centro per problemi riproduttivi del sud Italia.
«Entro la fine del mese», ha dichiarato l’assessore pugliese alla sanità Ettore Attolini che intende mantenere i costi per la Pma al di sotto della media nazionale, «definiremo anche l’ammontare della tariffa per le prestazioni perché, come è noto, non rientrano nel regime di ticket sanitario».
Inizialmente il centro assicurerà solo i trattamenti di primo livello, ossia le inseminazioni intrauterine (Iui). Per la fecondazione in vitro (Fivet) ed eventualmente la crioconservazione di zigoti e gameti maschili e femminili, negli angusti limiti stabiliti dalla legge 40, bisognerà aspettare ancora qualche tempo.
redazione di Cronachelaiche

Le suore, la trans, il vescovo e gli immigrati da sfrattare: succede a Lecce

11 settembre 2012

NEWS_63493Quando il 2 gennaio del 2001 morì per un ictus in un letto di ospedale a Lecce, Antonio Lanzalonga, 68 anni, conosciuto da tutti come “la Mara”, la più famosa prostituta transessuale della città, era ricca, anzi ricchissima.
Da anni aveva chiuso i rapporti con tutti i suoi parenti, e infatti in ospedale era sola, senza nessuno che l’assistesse. Ma riceveva continue visite, specie di persone che le chiedevano se quel che si diceva in giro fosse vero, e cioè che avrebbe fatto testamento a favore della Chiesa.
La Mara aveva però deciso di lasciare tutte le sue ricchezze non alla Curia ma al piccolo monastero delle benedettine di Lecce, un convento di suore di clausura, donne molto lontane dalla sua vita precedente, e la cosa non andò giù a molti, compreso il vescovo dell’epoca che sperava fosse l’arcivescovado a beneficiare del lascito.
Per il funerale monsignor Francesco Leone, segretario del vescovo, comunicò ai pochi amici e a un cugino che non sarebbe stato concesso il duomo, per una disposizione del codice di diritto canonico secondo il quale le esequie si sarebbero dovute tenere nella chiesa più vicina al luogo di morte e cioè nella cappella interna all’ospedale, come infatti avvenne.
La Mara aveva invece immaginato un funerale grandioso, nella chiesa principale della sua città.

Il patrimonio accumulato nel corso di quarant’anni di “scandalosa” professione comprendeva circa una ventina di case fatiscenti e pericolanti nel centro storico di Lecce, tra cui due enormi complessi settecenteschi, uno in Corte Gaetano Stella e un altro di due piani in via delle Giravolte.
Alla morte della Mara queste case erano già affittate a immigrati africani, in maggioranza senegalesi, che vivevano in condizioni igienico-sanitarie precarie, spesso senza acqua né luce. Un piccolo pezzo d’Africa al centro della città, con i suoi odori di cucina speziata e suoni di lingue straniere.
La proprietaria però non regalava niente e il fitto che esigeva dai suoi inquilini immigrati era spesso esoso rispetto alla sistemazione che offriva. Insomma, la Mara non era certamente una benefattrice.

Le suore benedettine, una volta divenute proprietarie, dovettero affrontare il problema di ristrutturare l’enorme patrimonio immobiliare che richiedeva interventi radicali di manutenzione per problemi statici e soprattutto come renderlo redditizio. Era prevedibile che delle monache di clausura, dedite alla vita contemplativa e alla produzione di dolci di mandorle, non avrebbero avuto le capacità imprenditoriali per gestire quei beni, ma c’è chi trovò la soluzione al posto loro.
Infatti le suore stipularono con la diocesi di Lecce e la Caritas diocesana un contratto di comodato d’uso di cinquant’anni per gli immobili ubicati in Corte Gaetano Stella, che sono stati totalmente ristrutturati dalla Caritas con un contributo di circa 650 mila euro stanziati dalla Conferenza episcopale italiana, provenienti dai fondi dell’8 per mille.
A ottobre il centro, che si chiamerà “La casa della carità” dovrebbe essere inaugurato alla presenza del cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano e comprenderà un centro di ascolto e accoglienza aperto a italiani e stranieri, con una decina di posti letto, ambulatorio, mensa e punto di distribuzione di vestiario o cibo.

Per quel che riguarda invece le case di via delle Giravolte (13 unità abitative poste su due piani e con ingressi autonomi da una corte, per complessivi 49 vani ), se ne riparla oggi perché dopo numerosi rinvii è stato deciso l’ultimo termine agli occupanti per liberare le case, fissato improrogabilmente al 28 settembre dall’ufficiale giudiziario del Tribunale.

E’ dal 2010 che le suore cercano di sfrattare gli inquilini, ma gli abitanti che occupano quelle case anche da venti o trent’anni non saprebbero dove andare né come pagarsi un fitto. E quindi il problema è diventato emergenza sociale, e se ne sta occupando il comune di Lecce oltre che la prefettura, destando anche non pochi malumori e commenti xenofobi nella popolazione, per l’attenzione data al problema abitativo degli stranieri, come se i leccesi se la passassero molto meglio.
Cosa faranno le suore una volta liberate le case di via delle Giravolte o a chi daranno la gestione del patrimonio non lo sa nessuno.
Circola insistentemente la voce che nel testamento la Mara abbia posto come condizione quella di mantenere l’attuale destinazione e di non sfrattare gli immigrati; ma il vicesindaco con delega alle Politiche sociali, Carmen Tessitore, ha smentito affermando che i rapporti della Mara con gli inquilini erano tutt’altro che buoni.

Il sito giornalistico TR News ha però scovato a giugno un annuncio immobiliare su internet che parlava di «complesso immobiliare di pregio storico artistico sito nel cuore del centro storico di Lecce. Ideale location per realizzare struttura ricettiva/albergo diffuso. Prezzo di vendita 1.400.000 euro»; l’annuncio continuava descrivendo l’immobile «in una zona di notevole flusso turistico, generato dalla presenza di diversi complessi architettonici barocchi: Duomo, Chiesa di Sant’Anna ed Ex Conservatorio, Accademia delle Belle Arti, Porta Rudiae», tanto che «l’intero isolato negli ultimi dieci anni ha vissuto una radicale trasformazione dovuta al frenetico passaggio di proprietà degli immobili e al recupero e restauro degli stessi, utilizzati come residenze o B&B».

La madre superiora delle suore, Benedetta Grasso, ha ammesso a Tr News che si trattava proprio delle case della Mara ricevute in eredità. Ma per il momento, e per non creare ulteriore agitazione, l’annuncio di vendita è scomparso.

Forse anche in questo caso, un aiuto (non disinteressato) alle suore benedettine verrà dalla potente organizzazione della curia leccese, che si sta attivando per reperire strutture caritatevoli e di volontariato a Lecce e provincia, convenzionate con il Comune. Entro fine settembre quindi si dovranno sistemare gli ultimi abitanti delle Giravolte sotto sfratto, 17 inquilini “ufficiali” anche se il numero esatto delle persone interessate non si conosce perché in molte case coabitano in condizioni di sovraffollamento parecchi immigrati. Poi si vedrà.
Giuseppe Ancona ( articolo apparso su cronachelaiche.globalist.com )

La donna che scese negli inferi e creò un impero: Chiara Amirante di Nuovi Orizzonti

22 agosto 2012

chiaraIn Italia la millenaria presenza della chiesa cattolica nella società è ciò che ostacola la diffusione di altre organizzazioni spirituali o filosofiche che propongano percorsi di rinascita dell’individuo, se non in realtà molto limitate.
Il fenomeno delle sette o dei gruppi spirituali che si diffondono in altre parti del mondo occidentale da noi appare lontano e difficilmente, per fare un esempio, avrebbe avuto modo di svilupparsi qui la associazione di un Ron Hubbard, il fondatore di Scientology che partendo dagli Stati Uniti è poi divenuta un fenomeno mondiale.

Ben altro sviluppo hanno invece quelle organizzazioni che, pur caratterizzandosi alla pari delle sette per il ruolo carismatico del loro fondatore e mantenendo la struttura di gruppi chiusi, tuttavia operano all’interno dell’ortodossia di Madre chiesa e prosperano al riparo dell’ala protettiva di alti esponenti della gerarchia ecclesiastica. Esemplare è la vicenda e la rapida ascesa mediatica dell’associazioneNuovi orizzonti di cui Chiara Amirante è ideatrice, fondatrice e leader indiscusso e della imponente holding ad essa collegata, in cui entrano gruppi di preghiera come I cavalieri della luce, e molto altro come le case di accoglienza, i network e le cooperative.
La comunità Nuovi orizzonti è riconosciuta dal 2010 come associazione internazionale privata di fedeli di diritto pontificio grazie all’attuale papa, ma Chiara Amirante aveva ricevuto riconoscimenti personali per la sua opera già da parte di Woytjla; mentre tra i suoi mentori troviamo personaggi del rango del cardinale Ruini e monsignor Fisichella, politici di ogni schieramento e nel mondo dello spettacolo testimonial come Bocelli e Nec.

In meno di venti anni Nuovi orizzonti si è diffusa partendo da Roma in ogni regione italiana e sempre più all’estero; secondo i dati diffusi dalla stessa associazione oggi conta un numero impressionante di adepti, 20mila “fratelli”, e circa 200mila simpatizzanti. Le note biografiche della fondatrice Chiara Amirante, leggibili sul sito dell’associazione, sono brevi ma indicative: nata a Roma nel 1966, una gioventù lontana dalla fede (altri particolari non sono riportati),laurea in scienze politiche e soprattutto una serie di avvenimenti “miracolosi”, preannuncio della missione alla quale sarebbe stata chiamata. Riporta lei stessa infatti che da ragazza rimase illesa in un incidente stradale in cui perse la vita la sua migliore amica; appena ventenne ottenne poi una guarigione improvvisa, definitiva e inspiegabile da una malattia incurabile che l’avrebbe resa cieca; infine l’episodio di una ragazza adoratrice di satana, armata di coltello e intenzionata ad ucciderla, che proruppe in lacrime tra le sue braccia diventando di colpo adepta del gruppo.

La missione del gruppo è semplice, “portare il vangelo negli inferi”, cioè nelle strade notturne delle città offrendo al popolo degli schiavi della droga, dell’alcol, della prostituzione o della criminalità il messaggio di amore del vangelo, del “cristo risorto”.
A coloro che vivono di eccessi, droga, sesso, alcol, viene offerta per contrappasso una vita di rinunce: tra i “rinati” pare che in molti restino all’interno del gruppo e accettino i tre voti di castità, povertà e obbedienza, con in più una quarta promessa peculiare della comunità, la “gioia” nel vivere la fede. I mass media e in particolare le trasmissioni televisive di costume ospitano di frequente gli interventi della Amirante, (oltre 607 apparizioni televisive, di cui 177 sulla rai) sia che si parli di Medjugorje che per mostrare sul teleschermo i successi del progetto: ex drogati o persone con problemi di emarginazione alle spalle ora appaiono felici della loro nuova condizione di “piccoli fratelli nella luce”.
Il rischio che si instauri di fatto, una dipendenza tra queste persone fragili e la magnetica Chiara è evidente, e lei stessa dice di voler evitare rapporti prolungati e personali con i neofiti che le si accostano. Ma è innegabile che sia già in atto una forma di venerazione mediatica verso questa donna dal sorriso fotogenico, che con la massima semplicità dice di interloquire direttamente con dio, con cui avrebbe stipulato all’inizio dell’avventura un patto: lei si sarebbe dedicata alla missione e dio avrebbe pensato al resto,”a darle la forza e a pagare le bollette”. E così pare sia andata, se si vuole vedere nelle cospicue donazioni e nelle crescenti risorse di cui dispone l’associazione, il risultato dell’intervento di dio .

Come accade per gli altri gruppi cattolici di tipo settario o carismatico (quali i focolari o rinnovamento nello spirito santo) anche per Nuovi orizzonti c’è chi da posizioni conservatrici all’interno della chiesa, tende ad essere cauto se non proprio diffidente. Ma anche questo rientra nella solita vicenda terrena di quei personaggi controversi che tra opinioni discordanti, protezioni eccellenti, gelosie e persecuzioni, rappresentano il motore attraverso cui la chiesa sopravvive.



Giuseppe Ancona (www.cronachelaiche.it)

disabili: segnati da dio

30 marzo 2012

segnati-da-dio1-278x300“Guardati dai segnati da dio!” questo l’avvertimento popolare che risuonava nei tempi passati per mettere in guardia i “sani” da coloro che portavano sul corpo lo stigma, il marchio della riprovazione di dio: ciechi, deformi, storpi e folli. Risultava facile pensare che tutti scontassero una colpa, macchiati di un peccato che si aggiungeva a quello originario; in alcuni casi poteva essere la punizione di una colpa della madre che li aveva concepiti essendo impura se non addirittura congiungendosi al demonio, in altri casi potevano essere indemoniati essi stessi. Ad ogni modo occorreva starne lontani, perché portatori di disgrazie e malvagità.

La credenza che il disabile stesse espiando una colpa era radicata nell’età antica e nella cultura ebraica fino ai tempi della predicazione di Gesù. Nell’episodio narrato nel Vangelo (Giov.9,1-7) gli apostoli a proposito di un cieco dalla nascita chiedono al Maestro: «Rabbi, chi ha peccato lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?» La risposta di Gesù fu che «né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio». E’ facile immaginare che una risposta apparentemente netta ma non esauriente sulla causa di qualcosa che appariva inspiegabile, fatta per di più con esclusivo riferimento al significato simbolico (cieco è chi non conosce dio perché non gli è mai stato mostrato) non sarebbe stata capita da semplici pescatori. Del resto Gesù forniva altre occasioni per far ritenere che insieme alla malattia ci fosse sempre uno stato di peccato: ciechi, indemoniati e lebbrosi che si avvicinavano a lui ottenevano la guarigione ma venivano poi esorcizzati e mondati dei peccati, e quindi esortati a non peccare più. Un male del corpo evidenziava un male dell’anima, seppure simbolicamente.

L’atteggiamento da parte della Chiesa cattolica nei secoli successivi verso la eterogenea categoria dei “minorati “ o “diversi” costituì per qualche aspetto un progresso per tutti coloro che senza la pietà evangelica sarebbero stati sicuramente abbandonati a loro stessi e condannati alla morte. Il sostegno veniva dato loro attraverso le opere caritatevoli di monasteri e confraternite, all’origine dei moderni ospedali, che per molto tempo furono le uniche forme di assistenza che la società forniva. L’approccio pietoso verso questi uomini, donne, bambini affetti da menomazioni fisiche o mentali (ma anche semplicemente poveri, trovatelli, “occulte gravide”) si esercitava tuttavia con vere e proprie forme di segregazione, di isolamento dal resto della società; in questo modo si continuava a rimarcare il pregiudizio e la diffidenza verso ogni forma di disabilità. Tale era la condizione di separazione dal resto del mondo di lebbrosari, ospizi, case di pazzerelli, depositi o ricoveri per malati incurabili o “scherzi della natura” come per il Cottolengo di Torino, sul quale da subito si alimentò il mistero su quali “freaks” vi fossero ospitati. Il risultato fu l’occultamento di cose sgradevoli e delle quali vergognarsi, per quanto alla base di tutto potesse esserci l’intenzione di accudire, proteggere, tenere al riparo da sguardi e cattiverie altrui.
Non diversamente andavano le cose per quanto riguardava chi era affetto da invalidità fisiche nella stessa organizzazione interna della Chiesa: secondo quanto prescriveva il Catechismo Tridentino al can.287 «non devono essere promossi agli ordini i deformi per qualche grave vizio corporale e gli storpi. La deformità ha qualcosa di ripugnante e questa menomazione può ostacolare l’amministrazione dei sacramenti»

In tempi più vicini, la disabilità continua sotto molti aspetti a costituire un impedimento nella vita di comunità dei credenti, rappresentando un ostacolo all’accesso a sacramenti quali il matrimonio, precluso ove uno dei promessi coniugi sia affetto da incapacità irreversibile di copulare, ovvero alla eucarestia o alla cresima, spesso non consentite a ragazzi Down.
Ma l’aspetto senza dubbio più eclatante risiede nel non riconoscimento del diritto alla sessualità ai disabili, ragione questa per la quale il Vaticano nel 2008 ha negato la propria sottoscrizione alla convenzione internazionale Onu per i diritti delle persone con disabilità: il motivo del rifiuto risiederebbe negli articoli 23 e 25 sulla pianificazione familiare e il diritto all’esercizio di questa. In particolare il Vaticano giustificò il suo rifiuto a sottoscrivere la convenzione per il richiamo alla «salute sessuale e riproduttività» collegata alla disabilità, paventando che tra le prestazioni sanitarie connesse alla pianificazione familiare venisse inclusa la liceità all’aborto, in particolare quello terapeutico.
Come spesso accade, il dogma della sacralità della vita, neanche reale ma solo “eventuale”, prevale sul diritto a viverla.
(Giuseppe Ancona www.cronachelaiche.it )

presentazione di I Laic un anno di cronache laiche a Taranto: circolo C.l.a.m. international

18 marzo 2012

nell’ambito dell’ iniziativa “Libreria condivisa” sabato 24 marzo h. 17.30 presso la sede del circolo C.L.A.M. international in Taranto alla via Pisanelli 9, presentazione del libro “I Laic un anno di cronache laiche“. Editore Tempesta, Roma. Saranno presenti Giuseppe Ancona e Bruno Vergani. i laic

8 Marzo, festa per donne di chiesa

9 marzo 2012

Martina Franca-20120304-00812L’invito è apparso sui muri di Martina vecchia e in breve dopo una spiata, è rimbalzato in rete dalle pagine facebook del giornale on line “cronachelaiche.it” diventando un tormentone e sucitando ilarità mista a sgomento tra gli internauti. In un italiano molto approssimativo e involontariamente comico, ( ma forse l’autore è poco pratico della nostra lingua ) si chiamano a raccolta nella sala parrocchiale di Cristo Re a Martina Franca per l’otto marzo , “festa della donna”, le signore di “nazionalità diverse” : “ Romania, Albania ,Polonia, Georgia ecc” per un piccolo “trattenimento”. Chi tratterrà (o intratterrà) le gentili signore non è dato sapere, visto che l’invito è privo di autore e firma, in perfetto stile stampa clandestina.
Si spera solo che le graziose partecipanti non vengano trattenute contro la loro volontà.
Quel che è certo è che l’invito prevede una “degustazione” ma con pane e companatico a carico delle invitate: un po’ come nel film di Totò e Peppino, dove il padrone di casa metteva a disposizione pentole, acqua calda e fornello e lo sfortunato invitato veniva spedito a far la spesa. L’abile ideatore della festa a scrocco sarà stato sicuramente animato da ottimi propositi e tra le sue intenzioni c’era ( speriamo) quella di favorire la socializzazione delle straniere nell’ostica Martina Franca. Ma perchè le signore di nazionalità “Italia” non sono state invitate a socializzare? La risposta è semplice: essendo l’otto marzo è probabile che le “nostre” donne andranno a riempire pub, ristoranti e pizzerie, se non proprio spingersi un pò più fuori città, alla ricerca del brivido trasgressivo di qualche localino spinto, dove svagarsi con streep-tease maschili.
Un dubbio però non riusciamo a scioglierlo: cosa c’entra la festa della donna ( più propriamente, la “Giornata della Donna”, perché la “festa” si fa al cappone a Natale) con una parrocchia? Da quando la Chiesa è diventata luogo di rivendicazione e riflessione sui diritti delle donne? Forse nella parrocchia di Cristo Re si discuterà del diritto delle donne alla maternità consapevole, di fecondazione assistita, aborto, contraccezione, divorzio ? O verrà impartita una lezione sulla parità delle donne nella società proprio dalla Chiesa Cattolica che, con le sue discriminazioni e divieti nei confronti delle fedeli nell’accesso al sacerdozio, si caratterizza come il prototipo di istituzione misogina e sessista? La verità, come dice il proverbio, sta nel mezzo: svuotandosi i banchi della messa, la parrrocchia cerca nuove adepte tra le immigrate: polacche, rumene, georgiane e albanesi , donne che secondo un luogo comune hanno meno grilli per la testa, in questa giornata di (finta) libertà.
Giuseppe Ancona

Presentazioni “I Laic, un anno di Cronache Laiche” dove acquistarlo

21 febbraio 2012

In questa pagina troverai le indicazioni per partecipare alle presentazioni di I Laic, un anno di Cronache Laiche, la raccolta dei nostri migliori articoli che raccontano l’anno appena passato senza indulgenza per nessuno. Per non dimenticare i migliori scandali che il Vaticano ci ha regalato, le notti magiche dell’ex premier e la sua corte dei miracoli, il resoconto delle battaglie vinte, perse o che stiamo ancora combattendo nella grande guerra contro la discriminazione razziale, religiosa e di genere.
Sabato 25 febbraio 2012
Terni
Libreria Feltrinelli
Via Cesare Battisti, 9

Giovedì 15 marzo 2012
Roma
Libreria Rinascita
Viale Agosta, 36

I Laic.Un anno di Cronache Laiche si può acquistare online dal sito www.cronachelaiche.it oppure dall’editore www.tempestaeditore.it.

i laic

Disponibile presso le librerie FELTRINELLI -Roma Marconi, GILGAMESH Taranto e TABERNA LIBRARIA Martina Franca

In uscita il libro I LAIC un anno di cronache laiche

10 dicembre 2011

i laicÈ in arrivo I LAIC – Un anno di Cronache Laiche (prefazione di Carlo Flamigni, ed. Tempesta): la raccolta dei nostri migliori articoli che raccontano l’anno appena passato senza indulgenza per nessuno.
Quattrocento pagine brossurate per non dimenticare i migliori scandali che il Vaticano ci ha regalato, le notti magiche dell’ex premier e la sua corte dei miracoli, il resoconto delle battaglie vinte, perse o che stiamo ancora combattendo nella grande guerra contro la discriminazione razziale, religiosa e di genere; e tanta satira con le vignette di Arnald e le riflessioni “su una riga sola” di Fabio Buffa.

Prenota la tua DISSACRANTE COPIA entro il 6 gennaio per riceverla, fresca di stampa direttamente a casa tua entro il 31 gennaio, a 14 EURO INVECE DI 19.
info su www.cronachelaiche.it