la prima forma di libertà è quella del pensiero

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I ragazzi dell’oratorio ( don Dino Boys)

15 giugno 2012

rnsArriva un’età nella quale un uomo è libero di dire e fare quel che vuole, perché le numerose primavere alle spalle gli conferiscono di diritto un’aura di saggezza e lo pongono al riparo da ogni critica, sospetto o giudizio. Il 78enne don Dino Lepraro ha raggiunto questo stato di grazia e di venerabilità, e gli consentiamo qualsiasi cosa (o quasi). Da qualche tempo infatti nessuno, neanche tra i suoi superiori, osa frenare l’anziano prevosto per l’improvvisa giovinezza che lo porta ad imperversare su Facebook, dove dispensa consigli, benedizioni e riceve omaggi, o a mostrarsi entusiasta ai comizi elettorali del neosindaco Franco Ancona, tempo fa uno dei don Dino-boys. Anche i preti votano: ne hanno diritto alla pari dei cittadini normali, quelli che lavorano e pagano le tasse. Chissà Guareschi che avrebbe detto vedendo una tonaca nera sostenere sullo stradone chi in passato fu esponente di un partito (il Pci) i cui militanti furono colpiti il 1° luglio 1949 da scomunica latae sentenziae dal Sant’Uffizio; per la revoca della quale misura occorrerebbe, oltre a un sincero pentimento, l’assoluzione da parte almeno un vescovo. Non sappiamo se il neo sindaco si sia pentito, contrito e confessato per la sua militanza materialista e atea, e sinceramente non ci interessa.

Ma i tempi della guerra fredda sono finiti, anche a Martina: dopo il collasso a livello nazionale della democrazia cristiana, i cattolici sono diventati liberi di votare chi vogliono. Purtroppo questo ha determinato (qui come altrove) una perdita di autonomia e laicità nei nuovi partiti: l’elettore cattolico, ora libero di scegliere senza incorrere nelle pene dell’inferno, è diventato così preda degli appetiti elettoralistici ma nello stesso tempo egli stesso alza il prezzo del proprio consenso; ed ecco che le formazioni politiche (di destra, centro e sinistra) fanno a gara a chi si mostra più ossequioso e rispettoso, sensibile e attento, ai valori non negoziabili imposti dalla Santa Romana Chiesa e ai suoi rappresentanti in terra. Un clericalismo e confessionalismo di ritorno che, guarda caso, alligna principalmente nella sinistra che in passato ha sempre patito e sofferto per l’inaccessibilità al voto cattolico (Vendola docet). C’è da vedere come si comporterà la nuova giunta, di Centro Sinistra, priva di una rappresentanza di Comunisti italiani e Rifondazione, e se sarà sufficiente a raddrizzare la barra, sbilanciata dal precedente sindaco Palazzo, la presenza in giunta di un filosofo come Tonino Scialpi alla cultura (per quanto, ahinoi, anch’egli in gioventù frequentatore della stessa parrocchia con Franco Ancona). Le prime uscite pubbliche in processioni e visite pastorali del Vescovo non fanno sperare bene. Tra le tante questioni sulle quali attendiamo di vedere all’opera la nuova amministrazione, ci sarà l’atteggiamento sulle proprietà immobiliari delle parrocchie e congregazioni, per le quali occorrerà accertare l’effettiva destinazione per quanto riguarda la tassazione ai fini Imu e tassa rifiuti; si auspica un atteggiamento di rigore e sobrietà (visti i tempi) nelle elargizioni, finora allegramente devolute, ai vari parroci per feste e festicciole patronali, restauro porte e facciate di chiese ecc. come si spera in un trattamento di parità di tutte le confessioni religiose per l’utilizzo della quota del 7% degli oneri di urbanizzazione secondari, finora devoluti solo alla Curia vescovile, magari inoltrando stavolta richiesta di effettiva rendicontazione delle somme ricevute; si spera anche una nuova e inedita attenzione per tutte le forme di convivenza, con l’istituzione di apposito registro comunale per le coppie civili e di fatto, per consentirne l’accesso nel settore dei servizi sociali. Aspettiamo, perché è dai frutti che riconosceremo l’albero.

Giuseppe Ancona