la prima forma di libertà è quella del pensiero

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Quando il parroco vuole fare il primo cittadino

12 dicembre 2013

Dopo la lettera aperta inviata al sindaco dal parroco della chiesa di San Martino, Civiltà Laica interviene e rispondepapa-francesco-don-franco-chiavi-620x300

“Egregio Don Franco,
Leggo con interesse sulla stampa la Sua lettera aperta al Sindaco in cui lo invita a mettersi in cammino al suo fianco (o forse intendeva dire un passo indietro?) nel progetto per fare di Martina la prossima “capitale italiana della cultura”.
Fatta eccezione per il tono leggermente paterno e confidenziale che utilizza con il nostro primo cittadino (ma Lei è comunque un prete e quindi padre) ho apprezzato e condiviso tutto o quasi: sono completamente d’accordo con Lei ad esempio sul fatto che Martina merita di porsi alla ribalta nazionale per le sue eccellenze professionali, artistiche e per le bellezze architettoniche e ambientali.
Tuttavia ritengo che non sia Lei la figura più adatta nella città per lanciare un simile appello e porsi come capofila dell’iniziativa.
Non che Le manchino capacità organizzative e progettuali o le giuste conoscenze; tutt’altro visti i successi che ha dimostrato di saper raggiungere con le sue eclettiche iniziative.
Ma se intende fare qualcosa per la Città, offra semplicemente, alla pari degli altri, la propria disponibilità e non detti regole e modi a tutti i possibili protagonisti: associazioni, artisti, intellettuali, imprenditori, sindaco incluso.
La cultura è principalmente apertura verso idee diverse dalle proprie, comprensione dei differenti modi di concepire la vita, libertà di pensiero.
Per spiccare il volo e uscire dalla dimensione di paese di provincia, Martina deve aprirsi al nuovo cominciando dal passo più difficile: il riconoscimento dei diritti civili, come è stato con l’elezione del consigliere comunale per gli extracomunitari, o per l’annunciata creazione di un registro delle coppie di fatto o del registro dei testamenti biologici, iniziative sulle quali non mi pare di averla vista sostenitore sulle prime pagine dei giornali. C’è da lavorare per una città attenta ai diritti di tutti a cominciare da quelli delle donne, che per contraccezione d’emergenza e aborto ad esempio devono poter disporre di un ospedale cittadino che non sia occupato da medici obiettori di coscienza. Ma anche su questo non credo che Lei sarà d’accordo. La città ha bisogno di momenti di festa e di incontro realmente laici e aperti, come la ricorrenza in agosto della fondazione della città, senza obbligatoria genuflessione al parroco di turno.
La Città che Lei rappresenta invece, grazie anche ai suoi colleghi, è quella chiusa nei confini della propria ritualità pagana, che vorrebbe portare i bambini delle scuole alle processioni dietro una reliquia; la città delle statue di santi di pessima fattura che deturpano piazzette storiche, delle congreghe e confraternite religiose centro di potere e di consensi elettorali, della rivalità tra parroci su chi abbellisce di più la propria chiesa con musei, campane, mosaici d’oro.
Martina è tante cose, tanti talenti e intelligenze, ma le menti hanno bisogno di spazi liberi per dare il meglio, non di pastori che le conducano.  Cordiali saluti”

Giuseppe Ancona

Un milione di euro bastano e avanzano per il parroco di San Martino

14 marzo 2012

palazzoStabile Mons. Franco Semeraro, rettore della Parrocchia di San Martino a Martina Franca riesce ad ottenere dal ministero dell’Economia e delle Finanze un contributo di un milione di euro per la ristrutturazione di un palazzo di proprietà della stessa parrocchia, Palazzo Stabile, da destinare a Museo della Chiesa di San Martino.
La richiesta era stata inoltrata dallo stesso effervescente parroco nel lontano 2005 e seppur già allora si profilavano tempi di vacche magre, in breve i soldi dal ministero sono saltati fuori: infatti a marzo del 2006 esisteva lo stanziamento per finanziare le opere. Non però l’intera cifra richiesta, che da progetto iniziale ammontava a 1.640.000,00 euro, ma solo un milioncino tondo: “arrangiatevi con questi” oppure niente, questo in sostanza il messaggio del Ministero. Da buon pastore, attento alla cura delle anime quanto nel gestire i denari, il don non s’è perso d’animo e pur di ricevere subito l’acconto ha sottoscritto un impegno (della parrocchia, non certo suo personale) a portare avanti il progetto e coprire l’eccedenza del costo della ristrutturazione, in pratica i 640.000,00 euro mancanti.
Ma… colpo di scena! quando i fondi stavano per arrivare agli sgoccioli, togli questo e taglia quello, riduci qui e ribassa qua, com’è come non è, il parroco ha fatto quadrare i conti senza sborsare (lui) neanche un centesimo. Alla fine dovremmo rivolgere un grande ringraziamento all’arciprete in questione, perché con il milione di euro ottenuto dallo Stato (tutti noi) è riuscito a far risparmiare i propri concittadini (sempre noi). Gliene saranno grati principalmente i suoi parrocchiani, ai quali senza dubbio sarebbe andato a bussare soldi, costringendoli a cambiar marciapiede se lo incontravano in cerca di benefattori. Del resto anche nella costruzione della Chiesa di san Martino si ricorda la grande partecipazione popolare nel dare contributi, con grandi benefattori che ora godono la ricompensa ultraterrena; anche se, bisogna dire, all’epoca il discorso della ricompensa nel regno dei cieli aveva più presa sulle anime pie dei martinesi. Quindi il Comune di Martina Franca, che gestisce i fondi del Ministero adesso può finalmente liquidare il saldo. San Martino avrà il suo Museo, anche se non sappiamo bene quali tesori conterrà e come potrà usufruirne la comunità, che forse non ne sentiva la mancanza.
Giuseppe Ancona