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una reliquia invadente in giro per Martina Franca

8 novembre 2013

guantocomunicato dell’Associazione Civiltà Laica

al Commissario della Provincia di Taranto

al Sindaco di Martina Franca

al coordinatore U.S.R. Puglia Ufficio XI – A.T.Taranto

Al Dirigente amministrativo Asl Ta

e p.c. agli organi di stampa, alle associazioni, ai sindacati, ai partiti

oggetto: reliquia di san Pio a Martina Franca

Gli organi di stampa danno notizia dell’arrivo e dell’esposizione a Martina Franca dal 9 al 13 novembre di una reliquia costituita da un guanto insanguinato appartenuto al santo Pio da Pietrelcina.

I promotori dell’iniziativa, la locale Parrocchia di Cristo Re e un comitato spontaneo di preghiera, prevedono che per l’evento numerosi credenti e devoti giungeranno anche dai paesi vicini per vedere l’oggetto appartenuto al santo.

Il programma diffuso dalla stampa parla poi della partecipazione delle scuole di Martina Franca alla visione e adorazione della reliquia nei giorni 12 e 13 novembre nella chiesa di Cristo Re, da tenersi in orario scolastico a partire dalle h.09.00

Analoga cerimonia ed esibizione è prevista con l’ingresso solenne del guanto all’interno dell’Ospedale Civile di Martina Franca in data 11 Novembre h.15.00,  in pieno orario lavorativo.

Tanto premesso, l’Associazione Civiltà Laica ritiene che l’attenzione verso le credenze religiose e la fede dei cittadini devoti al santo non giustifichi l’annunciata occupazione di luoghi e spazi appartenenti alla collettività che, per la loro stessa natura, devono essere centri di progresso, studio, integrazione e pluralismo, necessariamente neutri rispetto a qualsivoglia manifestazione confessionale.

Scuole e ospedali, diversamente dai luoghi di culto, appartengono all’intera collettività, costituita non solo da cattolici ma anche da aderenti ad altre confessioni religiose o a nessuna,  come nel caso di atei e agnostici.

Si segnala inoltre come lo svolgimento di tali rituali in orario lavorativo, comporterebbe un intralcio alla normale attività di insegnamento e di assistenza sanitaria, distogliendo il personale dalla occupazioni usuali e con una grave violazione del diritto alla riservatezza sulle convinzioni personali di professori, insegnanti, medici e dipendenti, tutti costretti loro malgrado a presenziare a riti confessionali sul posto di lavoro.

Tanto premesso, si chiede che ciascuno dei destinatari della presente, nella rispettiva qualità e competenza, si adoperi per non consentire lo svolgimento e la partecipazione del proprio personale e degli studenti alle suddette manifestazioni nei luoghi e orari indicati, dando opportune disposizioni per assicurare il normale e proficuo svolgimento delle funzioni assegnate nel rispetto della legge e del principio costituzionale di laicità delle istituzioni.

Si allega notizia di stampa http://www.martinanews.it/arrivano-le-reliquie-di-san-pio-il-programma

Martina Franca 8/11/2013

Giuseppe Ancona (referente per la prov. di Taranto  dell’associazione Civiltà Laica)

lettera aperta al parroco sul museo milionario

16 ottobre 2013

Egregio

statua san martinodon Franco Semeraro

parroco di San Martino

Martina Franca

Apprendiamo che per l’allestimento del museo della basilica di San Martino la sua parrocchia riceverà un finanziamento di 800mila euro dalla Regione Puglia che si somma al milione di euro arrivato nel 2012 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il restauro di palazzo Stabile, di proprietà della chiesa e destinato a ospitare lo stesso museo.

Visto che si parla di una cifra considerevole che appartiene alla collettività, ritengo sia interesse e diritto di tutti, nonché suo dovere, indicare come queste somme verranno impiegate.

Tempo fa dalla pagine di un giornale locale Le avevo posto delle domande sulla conservazione di alcuni manufatti artistici che facevano parte degli arredi e dei decori della chiesa di San Martino nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Attraverso documentazioni fotografiche risalenti nel tempo, si chiedeva dove fossero finiti tre grandi lampadari a soffitto in vetro degli anni 50 più un quarto degli anni 20 che era nel cappellone; un gruppo marmoreo di cherubini sulla parete destra sopra l’organo; la feriata in ferro battuto del 1775, le cornici in oro zecchino di due nicchie laterali e altro ancora.

Prontamente Lei rispose sullo stesso giornale che, alemno riguardo alla sua gestione della parrocchia,  «Tutto (era) al proprio posto». E che dopo i vari lavori di restauro della chiesa « Quel che oggi non è utilizzabile viene custodito perché potrebbe essere utilizzato domani».

Si parla di una sezione dedicata agli argenti superstiti, una ai paramenti sacri, una ai dipinti e l’ultima alle pergamene

L’idea che alcune opere un tempo presenti nella Basilica, tolte dalla loro sede originaria e immagazzinate, servano ora a riempire il nuovo museo, non ci convince.

Quali idee e progetti scientifici ci sono sul Museo di San Martino?

Un museo, così come viene inteso ormai dagli anni 70 del secolo scorso, non è un reliquiario o una appendice della chiesa ad uso e consumo di turisti capitati per caso e scolaresche rumorose. Quando Lei dice che « Il museo sarà un nuovo motivo di vanto anche per la città, che rafforzerà la forza attrattiva della Basilica» sembra che non colga la potenzialità di una struttura che principalmente deve produrre ricerca e cultura.

Prima ancora di riempirlo, occorre avere idee chiare nel progettarlo, dotarlo di una direzione scientifica, pensare al suo allestimento e quindi alla sua gestione negli anni.

Per fare ciò servirà l’impiego stabile di figure professionali di alto livello, e ovviamente adeguatamente retribuite, in contatto con il mondo universitario e della ricerca internazionale, in grado di creare forme di coinvolgimento del pubblico sempre nuove.

Il fatto che Lei abbia dichiarato che intravede nel museo «un’occasione di lavoro per i giovani che vorranno poi sperimentarsi, magari attraverso una cooperativa, nella gestione della struttura », da un lato ci soddisfa per i giovani che potranno lavorarci, ma non vorremmo che un patrimonio della collettività e uno stanziamento di danaro pubblico così importante, finisse per essere gestito fidandosi solo dell’apporto di entusiasti volontari part time appartenenti all’entourage parrocchiale. Diceva Giulio Carlo Argan: «i musei non debbono servire solo a ricoverare le opere sfrattate […] Dovrebbero essere istituti scientifici o di ricerca  […] il museo non dovrebbe essere il ritiro e il collocamento a riposo delle opere d’arte, ma il loro passaggio allo stato laicale, cioè allo stato di bene della comunità: il luogo in cui davanti alle opere non si prende una posizione di estasi ammirativa, ma di critica e di attribuzione di valore»

L’erigendo museo potrebbe essere una svolta culturale di respiro internazionale per Martina, da affiancare al Festival della Valle d’Itria o al contrario trasformarsi in una sterile dependance di una chiesa in cerca di visitatori, motivo di prestigio solo per il suo inventore. Martina Franca 16.10.2013

Giuseppe Ancona


CHIESA DI SAN MARTINO (Martina Franca): restauri e sparizioni

31 maggio 2013

IMG-20130525-00142

foto scattata nel 2013Le vecchie foto che raffigurano l’interno della chiesa rivelano la mancanza di diversi oggetti artistici, elementi di arredo e architettonici. Noi abbiamo chiesto di sapere che fine avessero fatto e pronta è arrivata la risposta di Don Franco Semeraro, rettore della Basilica
La chiesa di San Martino di trasformazioni storiche ne ha subite parecchie (quella che vediamo oggi è la terza e risale al 1763) ma per limitarci agli interventi recenti, i più rilevanti risalgono al 1957, al 1993 e al 2008.
Da un’antica foto in bianco e nero del 1920 (Fototeca Clementino) appare in primo piano una cancellata in ferro battuto che chiudeva l’altare maggiore e il presbiterio; quest’opera, feriata,   commissionata al mastro Donato Bianco di Putignano nel 1775, e costò 1.161 ducati, 47 grana e 6 cavalli raccolti con le elemosine e in particolare con un generoso contributo del benefattore Domenico Maria Desiati  .
Della feriata non vi è più traccia a partire dalle foto successive,  presumibilmente venne rimossa nel 1957, anno in cui il parroco del tempo, Giovanni Caroli, commissionò il rifacimento dell’altare maggiore e della pavimentazione in marmi della navata centrale.
Un altro oggetto di altrettanto pregio che non si trova più nella sua posizione originaria è una coppia di cherubini, quasi certamente in marmo, che spuntavano leggiadri, in alto a destra dell’altare principale, all’incirca all’altezza dell’organo.
Si può dedurre dalla foto che il gruppo di angeli alati misurasse almeno due metri di larghezza e uno di altezza, e sembra simile ad altre coppie scultoree con lo stesso soggetto presenti nelle cappelle laterali.
Gli ultimi e più impegnativi restauri della Chiesa sono avvenuti invece dietro iniziativa dell’attuale parroco Franco Semeraro alla metà degli anni Novanta del secolo scorso, e nel 2008 con gli scavi archeologici nella pavimentazione della chiesa, sovvenzionati con fondi pubblici e anche grazie ad una raccolta tra la “gens martiniana”.
Al termine dei lavori del 1993/94 l’impianto di illuminazione della chiesa è stato totalmente rinnovato e sostituto con un sistema moderno a faretti incassati al pavimento.
Diverse foto mostrano l’eliminazione dopo l’intervento di tre o forse quattro lampadari su sei iniziali, di grandi dimensioni che pendevano dal soffitto, apparentemente in vetro del tipo a stampo con motivi floreali a due palchi e con circa 16 bracci l’uno. Non si ha certezza dell’epoca di fattura di questi lampadari, se cioè risalgono agli anni ’50 del secolo scorso o ancor prima.
Due (o tre) lampadari della navata centrale sono stati rimossi, mentre ne sono rimasti due nei bracci laterali.
Ancora più evidente la sparizione dell’altro lampadario che era nel Cappellone; esiste una foto in un libro di Giuseppe Grassi del 1929 che lo raffigura certamente come più antico e già esistente a quella data, ma la foto appare anche in questo caso poco leggibile.
Sempre di recente sono state rimosse le due cornici lignee con vetro, probabilmente rivestite in oro zecchino, che custodivano le statue di Cristo alla Colonna (1630) e di santa Comasia (1646 ) per le quali pure le ultime foto in cui ancora si vedono risalgono al 1992.   Nell’altare di santa Comasia le due statue in marmo ai lati, sono state restaurate eliminando dalle cornucopie che reggono in braccio il rivestimento di brattee annerite, forse argento, che fungevano da porta lampada,  visibili fino al 1992.
C’è da chiedersi ora: dove sono tutti questi oggetti di indubbio valore storico e artistico ?
Sono andati distrutti o dispersi ?
Giacciono in qualche scantinato polveroso?
Li rivedremo nell’annunciato Museo di San Martino a Palazzo Stabile? A proposito: gli intonaci colorati a calce di Palazzo Stabile, dove sono?
I musei servono a questo? a conservare /esporre oggetti strappati dalla loro collocazione originaria? Ha senso mettere quei quattro lampadari in una teca o appenderli al soffitto in un luogo diverso?   Non sarebbe stato più corretto lasciare quel che c’era al proprio posto?
Un lampadario di quasi cento anni o una cornice in oro, si possono considerare una superfetazione moderna da rimuovere nel corso di un restauro?
Perché allora spostarli in un museo?
Giuseppe Ancona (Extramagazine del 31.05.2013 n. 22)

Interno San Martino 1920

ECCO LA RISPOSTA DEL PARROCO FRANCO SEMERARO

Tutti gli interventi in Basilica realizzati in questi venti anni sono stati sempre concordati con gli organi istituzionali di conservazione e tutela dei Beni Culturali.
Gli adeguamenti di carattere liturgico, d’intesa con gli uffici diocesani preposti, sono stati rispettosi della destinazione primaria della Basilica come luogo di preghiera, casa della Comunità cristiana che si raduna per la celebrazione liturgica. Per quanto riguarda gli interventi compiuti in questi anni, nessun arredo liturgico, nessuna oggetto di “indubbio valore storico e artistico” è stato distrutto o disperso, anzi tantissimo è stato restaurato (corali liturgici, argenti, arredi sacri,ecc.). Ciò che oggi non è utilizzabile è custodito perchè potrebbe essere utilizzato domani.
Le nicchie di altare sono state alleggerite delle cornici per consentire la tutela delle sculture, aggredite da muffa e condensa, a causa dei vetri che le sigillavano. I due lampadari in vetro degli anni ‘60 in Basilica: sono stati tolti creando un alleggerimento della prospettiva del corpo centrale che ha ripreso la sua giusta volumetria. Sono inventariati e numerati nelle casse originarie in legno con cui giunsero dai fornitori. Comunque una tempera di inizio Novecento, dell’architetto Carmelo Semeraro, fotografa la Collegiata senza candelabri.
Ricordo, per inciso, che perfino le colonnine in marmo della balaustra nel rifacimento del presbiterio negli anni ’60, sono custodite e numerate, alcune sono state riutilizzate per la nuova mensa eucaristica e l’ambone.
Palazzo Stabile è stato completamente restaurato per essere adibito a Museo della Basilica. Niente è stato cancellato della sua pregnanza storica anzi l’intervento di recupero è di totale carattere migliorativo nella ricerca filologico delle epoche storiche della sua edificazione (infissi e porte in legno con decori settecenteschi, stucchi, affreschi sulla carena del salone centrale).
Intanto la nuova sede dell’Archivio e della Biblioteca che si inaugura in questi giorni consente una custodia migliore del grande patrimonio archivistico e librario. Spero che entro l’anno possa anche essere aperto il Museo della Basilica a Palazzo Stabile. Siamo depositari, tutti noi, di un frammento di arte, di storia, di pietà, che ci onora. E ne siamo gelosi custodi, impegnati a trasmettere tanta bellezza e nobiltà.
( EXTRAMAGAZINE DEL 31.05.2013 N. 22)

Padre Eugenio unisce il mondo ( ma solo per natale)

13 dicembre 2012

padreeugenioIl prelato di Martina Franca, già noto per la vivacità interculturale, organizza un anticipo natalizio per gli stranieri della città del Festival. Un’esperienza ecumenica molto allargata.

di Gisberto Muraglia

Dopo gli equivoci “trattenimenti” organizzati in occasione della festa della donna, gli obblighi coatti di partecipazione alle sue messe e dopo le richieste di liberazione per un’ora di tutti gli immigrati da parte delle rispettive famiglie ospitanti, Padre Eugenio, la guida spirituale degli stranieri a Martina Franca, torna a far parlare di sé con un nuovo grande evento. In occasione del Santo Natale, il prelato della Chiesa di Cristo Re di Martina, propone una festa Universale che possa superare le diversità culturali, una sorta di Natale unificato dove convergono tutte le fedi, non solo cristiane. Questa volta Padre Eugenio, sul solito manifesto regolarmente (?) affisso, non si dilunga in interminabili elenchi di “nazionalità diverse”, conditio sine qua non per aggiudicarsi un posto nella lista esclusiva della fede; ma nello spirito ecumenico invita “tutti i cittadini di ogni nazionalità” (emarginando gli apolidi) e gli appartenenti a tutte le religioni. In questo modo il buon Padre esclude atei e agnostici, includendo dunque buddisti, induisti, scintoisti e taoisti, che sicuramente condividono lo spirito del Natale allo stesso in modo in cui noi condividiamo lo spirito del capodanno cinese o del giorno del ringraziamento americano. Di sicuro, come ha già intuito il nostro amico, la fede unisce i popoli, ma purtroppo riesce anche a separarli. Confidiamo vivamente che al termine della prossima celebrazione annunciata da Padre Eugenio, non abbiano luogo obblighi coatti, liberazioni forzate e “trattenimenti” equivoci per sole donne.

Gisberto Muraglia ( articolo apparso su  Tuttosporttaranto.com

Martina Franca e il suo rapporto con i santi

6 settembre 2012

processioneMartina non tratta bene i santi. Si racconta che nel 1620 i frati anziani del seminario dei Cappuccini di Martina cacciassero via il novizio Giuseppe Maria Desa giudicandolo “assolutamente non atto alla religione”, “stolido e trascurato” “ignorante “ e …”idioto”. Sappiamo però che il detto Giuseppe, che veniva da Copertino (Le), si mise di buona lena e con l’aiuto divino non solo prese il saio, lontano da Martina, ma compì prodigi come levarsi in volo, diventando alla fine santo con l’appellativo di frate volante, protettore di aviatori e studenti.
Più di un secolo dopo, tra il 1770 e il 1776, un altro futuro santo e dottore della Chiesa, Alfonso Maria de’ Liguori, (teologo e autore di “tu scendi dalle stelle”), non ebbe migliore accoglienza: nel tentativo di evangelizzare queste terre e sanare gli ambienti ecclesiastici, si scontrò con l’abate Magli e l’intero clero martinese che non gli consentirono di far nascere qui una sua missione. Già da allora, ai martinesi, nessuno doveva venire a dire cosa fare e cosa no, neanche un dottore della chiesa.
Ma c’è anche un “quasi santo“ martinese, ma non per questo più fortunato, il Venerabile Servo di Dio Bonaventura Pietro Gaona (o Gaonas)(1598-1643); pare infatti sia più amato a Roma, dove visse e morì, (ora è sepolto a Sant’Andrea delle Fratte, ) che a Martina, dove può vantare solo una via e un ristorante a lui dedicato nel centro storico. A poco è servito il recente appello di un parroco alla comunità per segnalare alle autorità ecclesiastiche suoi miracoli e intercessioni, necessari per farlo salire di grado; sembrerebbe che i martinesi non lo considerino e siano in generale più propensi a votarsi a santi forestieri e leggendari, dalle assonanze pagane come Martino-Marte, o a patrone inventate di sana pianta come Comasia o ancora di dubbia storicità, come Martina, piuttosto che dar fiducia a santi uomini in carne e ossa.
Sempre a proposito del nostro rapporto con i santi, vivi e morti, non è certamente un esempio di rigore iconografico (né di fulgore estetico) il gruppo scultoreo in piazza Umberto di Padre Pio, che con l’azzardato inserimento di due bambini di Fatima, rappresenta un unicum di sincretismo teologico-devozionale.
Quanto a creatività artistico-religiosa ricordiamo anche i cartelli stradali che indicavano in una moderna chiesa di Martina (la Santa Famiglia) un “mosaico bizantino”, creando sconcerto negli storici dell’arte per l’’inedito e sconosciuto ritrovamento, in realtà fresco di malta.
Sarà che la nostra è una comunità laboriosa e concreta, che non si perde in sterili meditazioni teologiche ed è più spinta verso l’azione; e infatti, forse sull’onda della rinnovata minaccia di saraceni e seguaci del Profeta, abbiamo da qualche anno un avamposto di cavalieri del Santo Sepolcro a tutela delle nostre radici cristiane e della vera Fede.
Ora c’è l’occasione per rientrare nell’ortodossia di Santa Romana Chiesa e tributare al neo beato Giovanni Paolo II i dovuti onori, oltre a quelli resigli quando venne pellegrino da queste parti. C’è comunque il rammarico che ad accoglierlo a Martina nel 1989 non ci fosse come sindaco Franco Palazzo, che da uomo di fede avrebbe favorevolmente impressionato il Santo Padre con la sua profonda conoscenza dei rituali (sia pre che post concilio), non sbagliando un solo passo o accento. Ma il più laico Stefano Casavola se la cavò comunque egregiamente.
A Wojtyla è già stato dedicato il palazzetto dello sport e c’è una lapide commemorativa sotto l’arco di Santo Stefano, ma siamo certi che non saranno sufficienti: attendiamo che qualcuno lanci nuove idee e proposte per rendere più “appariscente” la devozione cittadina.
Sul carro del vincitore (e santo) questa volta cercheranno di saltarci su in parecchi.
Giuseppe Ancona ( articolo apparso su Extramagazine )

La tassa nascosta a favore della Chiesa a Martina

11 luglio 2012

offertaI privati e le imprese che intraprendono opere edilizie versano al Comune importanti somme di denaro sotto forma di “oneri di urbanizzazione secondari”. Se acquistate una casa da un costruttore, non ve ne rendete conto, ma alla fine la pagherete comunque voi. Esiste però, anche se in pochi lo sanno e quelli che lo sanno non lo dicono in giro, una consistente fetta di questi soldi che anziché essere utilizzata in favore della collettività, viene dirottata alle confessioni religiose presenti nel territorio, Chiesa cattolica prima di tutte. Questo è stabilito dalla normativa nazionale (ora racchiusa nel testo unico sull’edilizia, d.p.r.380/2001) e per quel che ci interessa,  dalla legge Regione Puglia n. 4 del 4 febraio1994, all’art.3. La chiesa cattolica e le altre confessioni religiose presenti nel territorio insomma si bagnano il becco, o il pizzo come si dice in Sicilia, su una attività come quella edilizia, pur nel rispetto di una legge esistente. La quota che viene attribuita alle organizzazioni religiose non è mai inferiore al 7% del totale annuo degli introiti comunali. E’ previsto che questi soldi, una volta assegnati, vengano utilizzati dai beneficiari all’interno dello stesso territorio in cui sono stati raccolti per opere di costruzione di nuove chiese, ristrutturazioni, consolidamento restauro e altri lavori simili. Al termine di ogni anno, il beneficiario è tenuto a trasmettere al Comune un’analitica relazione che renda conto dell’impiego delle somme ricevute, pena la restituzione con gli interessi.

Venendo a noi, se vi state chiedendo qual è la confessione religiosa che la fa da padrone a Martina e quanti soldi riceve ogni anno, eccovi accontentati: la totalità delle somme a disposizione, per quel che ci risulta, vanno alla Curia Arcivescovile di Taranto, con sede il Largo Arcivescovado, Taranto, in assenza di altre richieste accoglibili: infatti i testimoni di Geova che pure ci hanno provato negli anni scorsi non partecipano, poiché manca un criterio certo per stabilirne la consistenza nella popolazione (infatti i testimoni di Geova non rientrano tra i destinatari del’8 per mille sulla dichiarazione dei redditi). Il Comune ha perciò risposto picche. Una sentenza del Tar Bari ( la n. 1131 del 2008) direbbe il contrario, evidenziando una discriminazione tra le diverse confessioni, abbiano o meno concluso le intese per l’otto per mille. Ma tant’è.  

Dai dati che abbiamo chiesto e ottenuto dal Comune di Martina Franca, risulta quindi che per gli anni dal 2006 al 2009 i cittadini martinesi hanno dato all’Arcivescovo di Taranto €. 81.054,56 ( €.18.889,63 per il 2006; 26.232,35 per il 2007; 13.941,50 per il 2008 e €.21.991,56 ultimo versamento deliberato, per il 2009). Mancano alcuni dati; anzitutto le determine con le quali si elargiscono i fondi per gli anni 2010 e 2011, non ancora assunte; ma il neo Arcivescovo non mancherà di farsi sentire, visto che ultimamente lo troviamo spesso qui a Martina. Non abbiamo neanche notizia della “relazione analitica” che annualmente la Curia avrebbe dovuto inviare al Comune, per giustificare come gli ottantamila e passa euro ricevuti siano stati effettivamente utilizzati secondo le finalità di cui parla la legge. E’ previsto infatti che in caso di mancato utilizzo per le finalità di restauro e ristrutturazione, le somme vadano restituite al Comune con gli interessi: se fosse possibile non sarebbe una cattiva idea.

(altri dati sul sito http://www.uaar.it/uaar/campagne/oneri/)

Giuseppe Ancona

Un milione di euro bastano e avanzano per il parroco di San Martino

14 marzo 2012

palazzoStabile Mons. Franco Semeraro, rettore della Parrocchia di San Martino a Martina Franca riesce ad ottenere dal ministero dell’Economia e delle Finanze un contributo di un milione di euro per la ristrutturazione di un palazzo di proprietà della stessa parrocchia, Palazzo Stabile, da destinare a Museo della Chiesa di San Martino.
La richiesta era stata inoltrata dallo stesso effervescente parroco nel lontano 2005 e seppur già allora si profilavano tempi di vacche magre, in breve i soldi dal ministero sono saltati fuori: infatti a marzo del 2006 esisteva lo stanziamento per finanziare le opere. Non però l’intera cifra richiesta, che da progetto iniziale ammontava a 1.640.000,00 euro, ma solo un milioncino tondo: “arrangiatevi con questi” oppure niente, questo in sostanza il messaggio del Ministero. Da buon pastore, attento alla cura delle anime quanto nel gestire i denari, il don non s’è perso d’animo e pur di ricevere subito l’acconto ha sottoscritto un impegno (della parrocchia, non certo suo personale) a portare avanti il progetto e coprire l’eccedenza del costo della ristrutturazione, in pratica i 640.000,00 euro mancanti.
Ma… colpo di scena! quando i fondi stavano per arrivare agli sgoccioli, togli questo e taglia quello, riduci qui e ribassa qua, com’è come non è, il parroco ha fatto quadrare i conti senza sborsare (lui) neanche un centesimo. Alla fine dovremmo rivolgere un grande ringraziamento all’arciprete in questione, perché con il milione di euro ottenuto dallo Stato (tutti noi) è riuscito a far risparmiare i propri concittadini (sempre noi). Gliene saranno grati principalmente i suoi parrocchiani, ai quali senza dubbio sarebbe andato a bussare soldi, costringendoli a cambiar marciapiede se lo incontravano in cerca di benefattori. Del resto anche nella costruzione della Chiesa di san Martino si ricorda la grande partecipazione popolare nel dare contributi, con grandi benefattori che ora godono la ricompensa ultraterrena; anche se, bisogna dire, all’epoca il discorso della ricompensa nel regno dei cieli aveva più presa sulle anime pie dei martinesi. Quindi il Comune di Martina Franca, che gestisce i fondi del Ministero adesso può finalmente liquidare il saldo. San Martino avrà il suo Museo, anche se non sappiamo bene quali tesori conterrà e come potrà usufruirne la comunità, che forse non ne sentiva la mancanza.
Giuseppe Ancona

8 Marzo, festa per donne di chiesa

9 marzo 2012

Martina Franca-20120304-00812L’invito è apparso sui muri di Martina vecchia e in breve dopo una spiata, è rimbalzato in rete dalle pagine facebook del giornale on line “cronachelaiche.it” diventando un tormentone e sucitando ilarità mista a sgomento tra gli internauti. In un italiano molto approssimativo e involontariamente comico, ( ma forse l’autore è poco pratico della nostra lingua ) si chiamano a raccolta nella sala parrocchiale di Cristo Re a Martina Franca per l’otto marzo , “festa della donna”, le signore di “nazionalità diverse” : “ Romania, Albania ,Polonia, Georgia ecc” per un piccolo “trattenimento”. Chi tratterrà (o intratterrà) le gentili signore non è dato sapere, visto che l’invito è privo di autore e firma, in perfetto stile stampa clandestina.
Si spera solo che le graziose partecipanti non vengano trattenute contro la loro volontà.
Quel che è certo è che l’invito prevede una “degustazione” ma con pane e companatico a carico delle invitate: un po’ come nel film di Totò e Peppino, dove il padrone di casa metteva a disposizione pentole, acqua calda e fornello e lo sfortunato invitato veniva spedito a far la spesa. L’abile ideatore della festa a scrocco sarà stato sicuramente animato da ottimi propositi e tra le sue intenzioni c’era ( speriamo) quella di favorire la socializzazione delle straniere nell’ostica Martina Franca. Ma perchè le signore di nazionalità “Italia” non sono state invitate a socializzare? La risposta è semplice: essendo l’otto marzo è probabile che le “nostre” donne andranno a riempire pub, ristoranti e pizzerie, se non proprio spingersi un pò più fuori città, alla ricerca del brivido trasgressivo di qualche localino spinto, dove svagarsi con streep-tease maschili.
Un dubbio però non riusciamo a scioglierlo: cosa c’entra la festa della donna ( più propriamente, la “Giornata della Donna”, perché la “festa” si fa al cappone a Natale) con una parrocchia? Da quando la Chiesa è diventata luogo di rivendicazione e riflessione sui diritti delle donne? Forse nella parrocchia di Cristo Re si discuterà del diritto delle donne alla maternità consapevole, di fecondazione assistita, aborto, contraccezione, divorzio ? O verrà impartita una lezione sulla parità delle donne nella società proprio dalla Chiesa Cattolica che, con le sue discriminazioni e divieti nei confronti delle fedeli nell’accesso al sacerdozio, si caratterizza come il prototipo di istituzione misogina e sessista? La verità, come dice il proverbio, sta nel mezzo: svuotandosi i banchi della messa, la parrrocchia cerca nuove adepte tra le immigrate: polacche, rumene, georgiane e albanesi , donne che secondo un luogo comune hanno meno grilli per la testa, in questa giornata di (finta) libertà.
Giuseppe Ancona

Foto che non ci piacciono

26 ottobre 2009

Foto della benedizione della statua di P.Pio a martina Franca , luglio 2009

Foto della benedizione della statua di P.Pio a martina Franca , luglio 2009

da sinistra : il più ricco del paese, il Parroco, il Sindaco, il Senatore. Potrebbe sembrare un fotogramma tratto dall’ultimo film di Tornatore sulla Sicilia degli anni 40, invece è drammaticamente una foto dei giorni nostri.