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storia di un prete di frontiera: in cassazione il caso don Cesare Lodeserto e i suoi migranti

9 giugno 2013

grippaIl prete Cesare Lo Deserto, alla estrema destra dell’ex-vescovo di Lecce, Francesco Ruppi, responsabile del centro di accoglienza immigrati, denominato “Regina Pacis” nella marina di Melendugno, ha visto cancellato dalla Cassazione l’incriminazione per contabilita’ fraudolenta nella gestione di quella struttura.
Gli addebiti si fondavano su una contabilita’ contraffatta ed occultata, relativamente ai costi e al numero degli internati, priva anche di rendiconto che la Prefettura doceva acquisire, in base ai contribut statali a cio’ destinati.
Il tutto era venuto fuori, quando per il sequestro di computer ad un ispettore della Finanza, sottoposto ad accertamento per presunta corruzione, venne scoperta una contabilita’ parallela di fondi appartenenti al prete, suo nipote.
Nei vari gradi di giustizia la difesa di don Cesare aveva eccepito che la cassa della curia non poteva essere sottoposta a controllo da parte dell’ autorita’ giudiziaria italiana. Ora la Cassazione salva definitivamente don Cesare, ma non la cassa, il miracolo s’e’ compiuto: don Cesare e’ stato considerato responsabile della gestone, ma non della contabilita’.
Resta silenziata la sentenza di condanna ( fra restituzione ed ammende) emessa a carico della Sezione Regionale della Corte dei Conti che ha sindacato proprio su quella cassa, sulla relativa contabilita’ contraffatta.
Nel frattempo si sono chiusi per prescrizione altri due processi sempre per la stessa gestione (sequestro di persona, malttrattamenti, collocamento in nero di immigrati )
Don Cesare, dopo le prime incriminazioni, fu inviato in Moldavia a gestire un centro per il recupero di prostitute.
La Provincia di Lecce, presieduta dall’exsenatore Giovanni Pellegrino, apprezzando i nobili propositi del prete, anche perche’ aiutante in prima del vescovo, suo eccezionale amico, provvide a deliberare un contributo di 100.000,00 euro a favore di una attivita’ e di una struttura non italiane e non sul territorio nazionale.
Su questo si registrarono mie denunce, come Uaar, sulla stampa e la presentazione di una mozione in Consiglio provinciale, da parte di un rifondarolo, prof. Margarito, per la verita’ ispirata ad impallinare l’assessore competente, suo compagno di partito, ingenuo accondiscendente del presidente Pellegrino.
Alla discussione della mozione in Consiglio Provinciale il dissenso rientro’ e quell’ assise confermo’ la validita’ e nobilta’ (sic.!) della destinazione del contributo, allo stesso modo con cui il Parlamento italiano confermo’ l’eta’ infradiciottenne della “nipote di Mubarak”.
Il mio esposto al Difensore Civico ottenne una risposta, elusiva e cafona, nel senso che mi fu inviata una missiva, manutata a mano, con la scritta: in allegato un comunicato del presidente Pellegrino.
Valeva o voleva dire: mai sindacare la legittimita’ di un contributo a favore di una iniziativa clericale.
Del resto quando si seppe dell’arresto del braccio destro del potente vescovo Ruppi, si precipitarono per un saluto di solidarieta’ politici dell’arco costituzionale, dalla Poli Bortone a D’Alema.
Il caso non andrebbe considerato ironicamente chiuso, se nel frattempo anche l’immobile, sede del centro di accoglienza, non avesse conosciuto un altro sconvolgente epilogo: destinato per beneficienza come colonia per bambini bisognosi, stravolgendo finalita’ fondativa e funzione urbanistica, e’ stato venduto dal clero di Melendugno ad un privato al prezzo di svariati milioni di euro.
E cosi’ l’originario e noto Regina Pacis, per buona pace degli amministratori e del dirigente del settore tecnico di quel Comune, sara’ trasformato in una residenza turistica d’ “alto bordo”.
…in alto i cuori…sono diretti ai signori!

(Giacomo Grippa)